Racconto: Il principe

Questa storia partecipa all’ undicesima sfida del circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall.
Il tema estratto per questo mese è stato “Principe” proposto da me.

Autore: Irene Sartori

Titolo: Il principe

Tema: “Principe”

Genere: racconto breve.

Sottogenere: casuale

Il padre del padre di mio padre, cioè il mio bisnonno, come non imparai mai a chiamarlo, mi dicevano sempre fosse un principe. Ma non un principe di quelli con la corona e un bel castello, solo che questo lo capii più tardi.

Fino ai miei dodici anni, ero convinta di essere anch’io una principessa e ne avevo tutto il diritto visto che il mio bisnonno era un principe. Non lo aveva mai conosciuto, ma immaginavo abitasse in un bel castello come quello delle favole, in cima a una verde e rigogliosa collina, attorniato di alberi di pesco e prati fioriti.

E io mi immaginavo a vivere lì con lui, insieme alla mamma e al papà. Anche papà era un principe, e io glielo rammentavo sempre. Lui però mi diceva: “Clarissa, smettila con queste stupide e inutili fantasie! Devi fare i compiti!” E io obbedivo. Bisogna sempre obbedire a un principe.

Quando avevo nove anni papà ci lasciò per andare via con una più bella di mamma, e io persi il diritto di essere chiamata principessa; almeno così pensai, ed ero piuttosto risentita.

Fu più o meno allora che conobbi per la prima volta il padre del padre di mio padre. Venne da noi per un periodo, e mamma lo accolse nonostante papà se ne fosse giù andato. Il bisnonno era un vecchietto dall’aria dolce, ma solido sulle gambe, dal passo deciso e il tono autoritaria; sapeva però anche essere divertente, come quando mi portava in giardino e mi insegnava, nonostante la sua età, a salire sugli alberi, o nei giorni più caldi quando andavamo al laghetto di un paese vicino a pescare gamberi.

Il bisnonno mi piaceva, decisi, ma non vedendo né corone né mantelli o scettri dorati mi dissi che c’era qualcosa che non andava. Così gli chiesi se per caso avesse perduto anche lui, come me, il suo titolo. E mi disse quella che pensai fosse la verità; era solo un normale vecchietto di settant’anni inoltrati, nulla di più.

Un giorno accadde che andassi da sola a fare un giro nel nostro piccolo giardino. Pensavo a papà, al motivo per cui ci aveva lasciate. Io mi ero sempre creduta carina, perché mai lui aveva bisogno di un’altra principessa? In effetti però a papà non erano mai piaciute le principesse, riflettevo mentre il vecchio si avvicinava.

Io lo sentii quand’era ormai alle mie spalle e mi voltai.

<>

Annuì, con aria triste, tornando poi a guardare l’alberello di pesco che avevo piantato poche settimane prima con la mamma, per il mio compleanno, e che stava già crescendo.

<<Oh, ma non devi pensarci. Lui ti vuole comunque bene.>>

<>

Il vecchio si sedette per terra, invitandola a fare lo stesso. Sospirò, lo sguardo rivolto verso il cielo azzurro pieno di nuvole candide: <>

<>

<<Sì, ma non si è dimenticato di te, e ti vuole ancora bene. Clarissa, esiste una sola principessa per ogni uomo. Anche per quelli che se ne vanno. Credimi, io ho fatto lo stesso. E non ho dimenticato.>>

Il vecchio si alzò e se ne andò com’era comparso. Io rimasi sola a riflettere su ciò che aveva detto. Era allibita e contrariata. Non ero d’accordo con lui, perché per me c’era sola una consapevolezza: papà se n’era andato, ci aveva lasciate, me e la mamma, e di conseguenza io non ero più una principessa.

Eppure le parole del mio bisnonno mi erano rimaste impresse, e me le ripetei per molte ore finché non mi stancai e tornai in casa.

Il giorno dopo mi sentivo meglio, nonostante avessi ancora la fissa delle mie convinzioni. E fu proprio allora che il vecchio tornò a casa sua, lasciandomi più triste e sconsolata che mai.

“Dove vai”, gli chiesi prima che salisse in taxi.

“Nel mio castello”. Quelle furono le ultime parole che udii sulla bocca del mio bisnonno, che tanto mi era diventato caro.

L’anno dopo morì. Io avevo dieci anni. Al suo funerale c’eravamo io, la mamma e pochi altri.

La cerimonia funebre si svolse in un prato vicino alla casa del nonno, che scoprii essere un’umile, piccola casetta di un solo piano, senza torri, merli e fossati come avevo studiato a scuola durante le lezioni di storia.

Scoprii quindi che mio nonno non era un principe; almeno non lo era come avevo pensato fino a quel giorno. Ma lo era per me, e per gli altri che lo conoscevano. Una persona buona e giusta, che era stata amata per la sua umiltà e il suo buon cuore, nonostante gli errori commessi in passato e di cui venni a conoscenza più tardi.

Non l’avevo mai chiamato in alcun modo perché non avevo idea di come si chiamasse un bisnonno. Per me rimase Il principe, com’era stato in tutti quegli anni.

Nota d’autore:

Dopo molto tempo finalmente ritorno con il circolo… 😀 Spero che questo racconto possa piacervi.

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15 pensieri riguardo “Racconto: Il principe

  1. E’ bello riflettere su come le parole a cui alcune persone danno un determinato significato, assumano un significato molto più profondo per altre. Mi è piaciuta.

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  2. Bellissima storia 🙂 Un principe nell’animo, una persona di cui non ci si può facilmente dimenticare per l’animo della bambina 🙂 Un racconto nostalgico e dolce che mi ha fatto commuovere ❤ complimenti! E' davvero importante il significato che diamo noi alle parole

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