Dove volano gli angeli

Quando una persona buona muore diventa un angelo che vola in cielo.
E resta per sempre nella mente della nostra anima.

Autore: Irene Sartori (Erin Wings Krown)
Titolo: Dove volano gli angeli
Genere: racconto breve.
Sottogenere: Drammatico/autobiografico.
Avvertimenti: Temi delicati.
Dedica: Al mio papà, prima che se ne andasse per sempre. Dedicato al mio papà, che ogni notte cerco là dove brilla la stella più grande.


Sabato 30 marzo 2004

«Adesso che gioco vuoi fare?»

Nina non mi guarda. Non mi ascolta nemmeno. Sta fissando fuori dalla finestra, il cortile. Molte margherite bianche spuntano tra l’erba del giardino, alcune sono un po’ rosa. Quelle le adoro. «Nina, mi ascolti? Sto parlando con te!» Nina mi guarda, ma all’improvviso svanisce, come una nuvola di fumo presa dal vento.

C’è la mamma, ecco perché Nina se n’è andata. Gli amici immaginari non si fanno vedere da tutti, questo lo so per certo.

«I compiti? Dai Irene, sbrigati che poi vieni tardi!» Uffa, ecco la mamma ricomincia. Non m’interessano i compiti. Io voglio giocare, voglio stare con la mia amica Nina.

Guardo il foglio pulito sul tavolo, davanti a me. È qui che dovrei scrivere i numeri? La mamma insiste, mi fa vedere l’esercizio. Ma io sono già da un’altra parte. Solo che Nina non c’è. Vedo prati fioriti, colline … e il cielo azzurro. C’è il sole, così corro, corro e poi mi tuffo in quel mare di margherite …

«Irene!?» La mamma si sta arrabbiando. Perché non capisce che voglio solo giocare? «Vai via?» dice la mamma. Non ha parlato con me. Papà si è avvicinato alla porta e ha le chiavi in mano. La mamma va da lui e lo saluta. «Papà, dove vai?» vado ad abbracciarlo. «Vado a fare un giro in moto, torno più tardi» mi dice. «Mi apri il cancello quando vado fuori? Appena mi vedi arrivare con la moto … ti ricordi come si fa?» Io faccio di sì con la testa. «Quando torni?» Non voglio che papà se ne vada. È più divertente con lui … e poi non voglio fare i compiti.

«Sto via poco. Tu fai la brava. E mi raccomando i compiti». Ecco, anche lui.

Lo guardo uscire, la testa pelata che luccica al sole. Aspetto che la moto arrivi, facendo quel rumore che quasi mi spaventa, e mi preparo alla finestra con la mano alzata. Papà arriva vicino al cancello, la sua moto verde scintillante la immagino come un cavallo nero e verde che corre sui sassi bianchi del cortile. E papà è il mio principe, che cavalca la sua moto. Schiacciò il bottone e il cancello grande si apre. Salutò papà con la mano e lo guardo andarsene, salire veloce come una scheggia per la stradina e poi sparire sulla strada. E penso che di certo è più fortunato lui, che non deve fare i compiti.

~~~

È passata una settimana. Sono andata a scuola, ho fatto i compiti, sono stata brava. Ma papà non è tornato. Sono triste. La mamma è in ospedale, forse perché i dottori vogliono essere sicuri che la mia sorellina dentro la sua pancia stia bene.

Ho chiesto a tutti dov’è il papà. Penso che non sappiano neanche loro.

Mi hanno detto che papà è partito per un viaggio. Chissà quando tornerà … ho paura di non rivederlo più.

~~~

Oggi, 30 marzo 2015.

Lo giuro, ho cercato di fare la brava papà. Perché non torni? Non potevi portare anche me in quel viaggio verso il cielo? Le stelle non mi rispondono, eppure sono sicura che tu mi guardi. Magari mi ascolti, anche.

Quel cancello si è aperto papà. Molte volte. Ma tu non ci sei più entrato.

Credo pure di avere capito sai? tu non avevi le ali, non le ho mai viste e non eri così leggero da poter spiccare il volo. Ma ora l’hai fatto vero papà? Quella moto non tornerà, con te sopra a salutarmi. Quella moto andrà distrutta come la lacrima che torturo con un dito sulla guancia.

È brutto, fa male, ma ormai ho capito. Tu non tornerai. Sei diventato una stella, la più bella, che nel cielo brillerà in eterno. E io ho la macchina fotografica, per non dimenticarmi mai di te.

Ogni notte ti cercherò là dove brilla la stella più grande.

* * *

Sai dove volano gli angeli, papà? No, ma lo so io. Ho studiato bene. Volano nell’anima, laddove tu splenderai come luce indistruttibile fino a quando ci ritroveremo. Perché tu non puoi più volare, ma io sì. E verrò da te, un giorno. Lo prometto papà.

Verrò, dove volano gli angeli.


Grazie per la lettura ^^ lasciate pure un commento, e magari un sorriso 🙂

Licenza Creative Commons“Dove volano gli angeli” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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3 pensieri su “Dove volano gli angeli

  1. E’ un racconto triste e commovente, scritto in modo fanciullesco e forse è proprio questo calarsi in un personaggio più giovane che ho apprezzato in tutto il racconto. Scritto di getto probabilmente, con una colonna sonora drammatica a fare da sottofondo (reale o immaginaria che sia).
    Ho trovato dei refusi che preferisco segnalare e sono poco dopo la frase “E papà è il mio principe, che cavalca la sua moto.”
    Se tutto è al presente subito dopo trovo “Schiacciò” e poco dopo ancora “salutò”. Non so perché quelle “ò” siano accentate, forse un errore di conversione.

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    1. Irene Sartori (Erin Wings)

      Ciao^^ grazie mille per la lettura e per aver segnalato i refusi. Non è proprio completamente scritto di getto, ma a quei tempi ancora non ero consapevole dell’importante della revisione e devo averlo riletto poche volte. Con la tastiera sono un disastro…
      Infatti in questo periodo sto facendo un lavoro generale di revisione dei racconti già pubblicati, perché sono pieni zeppi di errori.

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