Coesione – capitolo 18

Appena mise piede sul rincuorante asfalto, Yan si sentì meglio. Aveva sempre odiato i treni perché la nausea, malefica, ci metteva un istante a insinuarsi in lui. Aveva trascorso il viaggio rinchiuso in quel micro bagno a vomitare cercando di non sporcarsi i vestiti. Non ci era riuscito e una piccola macchiolina era spuntata sulla camicia di seta.

<<Dobbiamo andare subito in albergo, devo cambiarmi.>>

<<Ma la mostra inizia tra poco, non facciamo a tempo. Siamo giusti giusti.>>

<<Non me ne frega un cazzo, voglio cambiarmi.>> Come sempre si sentì arrossire per il suo stesso linguaggio, ma l’orgoglio intervenne a tamponare da buona cipria.

<<Yan, arriviamo in ritardo se passiamo in albergo.>>

Yan sollevò gli occhi al cielo: <<Ma cazzo, è una mostra Dori! Una volta che è aperta si arriva quando si vuole.>>

<<Questa è una mostra speciale, ci tengo ad essere lì all’apertura. E poi per quella cavolo di macchietta? Non si vede neanche.>>

Ecco, la perfezione rovinata. Yan era sicuro di essere bellissimo comunque, ma la sua camicia di seta… all’idea che si potesse rovinare gli veniva la voglia matta di strozzare Doriana e correre in albergo.
<<E va bene, andiamo a questa cazzo di mostra.>>

<<Senza il cazzo, sboccato.>>

<<Andiamo alla mostra, maledizione!>>

Presero il tram. Altro mezzo di trasporto che Yan di certo non portava nel cuore. Gli venne mal di testa. Attraverso i finestrini vide il Prato della Valle affacciarsi in tutta la sua imponente bellezza; Padova, culla di alcune tra le migliori università d’Italia, si stagliava ai suoi occhi. Eppure a lui non gliene importava.

Poco dopo il tram si fermò.
<<Sono spettinato?>>

<<Sei perfetto Canova, tranquillo.>>

“E rieccoci.” Doveva ancora abituarsi al nuovo soprannome. <<Tu no, dovresti proprio cambiarti.>>

<<Non riprovarci.>>

<<Ma siamo ridotti a…>>

<<Yan, smettila. Ma guardaci invece…>>
Dori andò avanti sculettando nell’abito verde smeraldo. <<Potremmo essere una bella coppia se tu non fossi gay.>>

<<E tu lesbica.>>

<<Ma smettila…sai che non lo sono.>> Eppure Dori divenne rossa come I suoi capelli, già enfatizzati dall’abito che non aveva nulla di decente a parte forse il colore un po’ troppo sgargiante. Le arrivava a metà coscia, lasciando scoperte gambe nemmeno brutte, snellite dai tacchi rossi, e aveva uno spacco assurdo nella parte destra che le lasciava tutta la coscia scoperta. Esagerato anche nella scollatura, era persino senza maniche. Sopra indossava un pellicciotto che se fosse stato bianco invece che nero sarebbe stato molto più elegante.

Yan scosse la testa, ottenebrato dalla nausea e dall’emicrania. Perché stava fissando Dori? “Io sono gay.” Ne era sicuro. Non gli era mai piaciuta una donna, come poteva non esserlo?

L’entrata alla mostra era quella di un grande palazzo antico, probabilmente famoso, che Yan non conosceva. Imponente era anche la scritta che indicava la mostra d’arte di Lorenzo Nobili.

<<Andiamo, Yan.>> Dori lo prese per mano e lo condusse alle porte, dove un uomo grande e grosso stava facendo firmare su un tomo antico due ragazzi elegantissimi.

Yan, che non aveva mai avuto completi tanto eleganti, si sentì fuori luogo nonostante indossasse un bellissimo completo sartoriale blu, cappotto abbinato con le maniche ampie al gomito e la sua più bella camicia di seta con fiocco. Si chiese se fosse troppo femminile, ma di cravatte ne aveva poche e nessuna lo convinceva e I papillon gli erano sempre stati antipatici.

<<Buonasera.>> L’uomo li salutò con voce alquanto alta, vellutata, quasi da donna in contrasto con il suo aspetto possente. Li fece firmare sul tomo antico e chiese loro di mostrare I biglietti. Dori li sfoggiò come fossero una minaudiere, con un sorriso a trentadue denti e uno sguardo che voleva essere sexy. Il risultato fu un disastro considerando il rossetto rosso già sbavato su una bocca troppo grande e gli occhi coperti come al solito dai pessimi occhiali. Forse Dori non aveva ancora scoperto la magia delle lenti a contatto, che lui stesso indossava, si chiese oltrepassando entrambi.

Quando entrò Yan si rese conto che tutti sembravano indossare un inutile papillon bianco su un ridicolo frac e scarpe ben lucidate. Si guardò le sue, opache e blu scuro.

“Ma quale errore hai fatto Yan? Quale? Ma certo, non hai chiesto a Dori il dress code.” Dress code che Dori, scoprì, aveva rispettato in pieno. Le donne che vide infatti erano tutte abbigliate con pellicce e ampie scollature in dose massiccia.

Yan si guardò attorno nel tentativo di stemperare il nervosismo per il suo errore di stile. Tutto attorno era pieno di quadri, la maggioranza color carne e con forme sinuose. Si avvicinò a uno per cercare di coglierne al meglio l’essenza, nonostante non fosse un intenditore, e si accorse che era un dipinto di nudo. Forse un ritratto, a giudicare dal realismo delle forme, del volto, dei capelli dell’uomo disegnato. Era bellissimo, un modello di quelli che si vedono sulle copertine. Yan lo giudicò persino più bello di se stesso.

<<Ehi, Yan, vieni che ti presento Lorenzo.>>

<<Lorenzo?>> Ora Dori lo chiamava per nome?

<<Nobili.>>

Lo prese per un braccio, tirandogli il cappotto, e lo trascinò per stretti corridoi zeppi di quadri e fotografie. Le foto erano sempre di modelli nudi e persino alcune statue si potevano scorgere in mezzo a tante foto e dipinti. A Yan tornò la nausea. Eppure l’atmosfera calma, rilassante, comunicava una lussuria mai vista che in parte lo coinvolse. Vide stralci di alcuni quadri mentre camminavano: ragazzi spogli posavano su sfondi candidi, curve di donne sormontate da uomini muscolosi, ragazzini che correvano nudi giocando a pallone. Tutto comunicava sesso, nulla sembrava disegnato senza un senso preciso.

<<Eccolo lì.>> Dori gli indicò un uomo alto, allampanato,con un visibile parrucchino biondo. Indossava un completo bianco, camicia in tinta e cravatta rosa, distinguendosi così dalla marea di pinguini che camminava attorno ai quadri ammirandoli.

Yan si sentì più a suo agio, almeno non era l’unico ad essere vestito diversamente, e al contempo si sentì a disagio ben sapendo che il dress code doveva averlo deciso proprio Nobili. Questi stava venendo loro incontro. Quando fu vicino salutò subito Dori.

<<Oh, Doriana, da quanto tempo.>>

<<Ciao Lorenzo.>>

Si scambiarono due baci sulle guance. A Yan non sfuggì il rossore che pervadeva il volto di Dori, che sorrideva come chi ha appena visto per la prima volta il suo idolo. Eppure loro sembrava conoscersi bene perché subito cominciarono a parlare tra di loro lasciando Yan in disparte.

<<Aspetta Lorenzo, volevo presentarti una persona.>> Doriana lo prese per un braccio e Yan si divincolò.

<<Oh, sì, mia cara, dimmi chi è questo bel giovanotto.>>

<<Yan, lui è Lorenzo Nobili. Lorenzo, lui è Yan.>>

Diede la mano a Nobili, ringraziando nella mente Doriana per non aver menzionato il suo nome per intero. Quello sì sarebbe stato imbarazzante.

<<Interessante Doriana, immagino che questo ragazzo voglia candidarsi come mio modello.>>

<<In realtà no, ma…>>

<<Sì, certo che sì Lorenzo! Yan sarebbe felicissimo di posare per il tuo nuovo book.>> Dori gli assestò una gomitata, ma Yan non stette al gioco.

<<Veramente Doriana si sbaglia. Se posso, io continuerei a vedere qualche quadro.>> Non li lasciò parlare, sgusciò via dalla presa di Dori e se ne andò.

Si sentiva rosso d’imbarazzo. “Posare nudo?” Ma come gli era venuto in mente? Accanto a lui un ragazzo gli sorrideva da una foto alquanto sconcia. Mostrava il sedere e le sue gambe erano aperte a mostrare il membro penzolante e la zona anale. “Porcheria. Queste non sono foto, questa è pornografia!”

Camminò più in fretta, quasi a voler fuggire, ma quel luogo era un labirinto di follia. Statue di nudo, dipinti, foto, il tutto mescolato in un tripudio di toni sul rosa e il rosso; da far girare la testa. Non ne poteva più.

Yan si prese la testa fra le mani, stanco, confuso.

<<Non sei abituato a tutto questo, vero?>>

<<Cosa?>>

A parlare era stato uno dei pinguini, un uomo sulla cinquantina con un parrucchino color castagna e miele.

<<Dico a te, bel ragazzo. Vedrai che ci farai l’occhio e poi ti piacerà. Sai, anche a me all’inizio faceva quell’effetto.>> Parlava in tono sommesso, come vi fossero solo loro in quel luogo. In effetti il silenzio regnava sovrano, in mezzo a tanta lussuria. <<Poi col tempo mi è piaciuto e ora non desidero altro che una nuova mostra di Nobili.>>

Si avvicinava. Yan fece un passo indietro. Qualcosa non gli piaceva nella sua andatura claudicante e nel biascicare delle parole, che puntava forse alla seduzione.

Se ne andò. Camminò fino a una statua, e rimase lì immobile. Si sentiva confuso. Quanto grande era quel posto? La statua riportava l’immagine di un ragazzo perfetto, un Dio in un corpo di marmo candido. Le spalle ampie, il petto, I fianchi stretti e le gambe lunghe, persino Il membro semiscoperto dal lembo di un lenzuolo era bellissimo nelle sue fattezze imponenti.

Fece un passo indietro, ammaliato e al contempo intimorito da quello che era il suo vero ideale di bellezza. Nel farlo però andò addosso a qualcosa.

<<Scusa, colpa mia.>> “O qualcuno.”

<<Non fa niente.>> Non disse il solito “no mia” perché non si sarebbe mai preso la colpa di qualcosa, però sentì l’imbarazzo bussare alla porta delle sue gote.

Doveva ritrovare Doriana. “Cazzo. Mi sono perso in una fottuta mostra.”




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