Coesione – Capitolo 7

Yan abbassò la mano, sconfitto; il suo membro si afflosciò in mezzo alle sue cosce, uno sbuffo uscì prolungato dalle sue labbra socchiuse. Lo guardò con disgusto, quell’attrezzo che non gli era mai servito a molto se non a pisciare. “Fanculo.” Non l’avrebbe mai davvero ammesso, ma cominciare forse a sentire la mancanza di Alessandro.
Non gli era mai piaciuto masturbarsi, non ne aveva mai tratto abbastanza godimento e nemmeno gli riusciva facile eccitarsi da solo; gli piaceva il cazzo e più passava il tempo più ne era consapevole. Imprecando tra sé e sentendosi un rozzo scaricatore di porto, Yan raggiunse il bagno e si mise sotto la doccia. Il getto caldo e ampio gli lavò subito la faccia e le mani, facendolo sentire meglio.
Indossò jeans attillati e una morbida camicia azzurra, un caldo gilet di lana beige e un bracciale di pelle. Lisciò i capelli di malavoglia, quel mattino, pensando tra sé a quanto avrebbe voluto fare una stiratura permanente; l’unica volta in cui aveva ceduto, però, si era pentito perché dopotutto gli piaceva di più sistemarseli da solo. Certo sarebbe stato più comodo, pensò abbandonando la piastra in un angolo.

Lunedì. Dopo una domenica trascorsa a far nulla, Yan si ritrovava ogni volta senza la minima voglia di ricominciare la settimana; impegnare la mente in qualcosa che non fossero shopping o sesso era per lui una vera tortura.
«Sei distratto Minni.» Solita vocetta squillante, allegra, alle sue spalle.
«Reggimi il gioco Ali, ho intenzione di dormire stamattina.» Appoggiò la testa alla mano chiusa a pugno. Ed eccola, sgraziata pacchetta sulla nuca. «Neanche morta, Min, devi stare attento. Oggi si parla di cose importanti.» Alice prese posto accanto a lui.
«Cioè?»
«Boh.»
Risero. Yan rideva così solo con lei, in modo aperto e sincero. Forse poteva definirla una specie di amica, anche se si vedevano solo all’accademia.
«Allora, che hai fatto ieri?»
«Niente di bello purtroppo.» Yan sbuffò, pensando alla nottata insonne, alla telefonata di Cascini, alla sua spiacevole visita a Leonardo, alla colazione con Doriana e al suo consiglio di prendere in considerazione di posare nudo per un altro fotografo, un certo Nobili. Un pomeriggio passato su vari siti di shopping, senza comprare niente. Un’altra notte agitata e un’erezione al mattino che non era riuscito a sfruttare, come al solito. «Sì, direi che è stata una domenica…»
«…di merda. Uno schifo, insomma. Come la mia.» Ali gli posò una mano su una spalla.
«Ti capisco sai? Io ho avuto a casa parenti, una rottura di palle. Poi il mio ragazzo mi ha dato buca. E io che speravo di vederlo, così me ne andavo da quel caos.»
«Mmh, sì, mi dispiace.» Quella parola, ragazzo, gli si bloccò nelle orecchie; sentiva il cuore palpitare e un doloroso nodo formarsi in gola. Avrebbe provato a sputarlo per liberarsene, se solo avesse potuto.
«Dai, so che non te ne frega un cazzo. Oh, arriva il prof.»
Yan si tolse la sua mano dalla spalla e la sentì ridacchiare dopo un sonoro sbuffo. Si tuffò in mezzo alle proprie braccia, incrociate sul banco. Chiuse gli occhi, sperando che le lezione quel mattino passassero presto.
Si ritrovò ad ascoltare solo l’ultima ora, con il prof. Lamberti che parlava, in tono serio e al contempo euforico di come dovesse essere un vero stilista. Ne stava elencando pregi e caratteristiche varie, spiegandole nel dettaglio una ad una. «Un bravo stilista, uno di quelli che può raggiungere il successo, lo si vede dalle sue qualità.» Indicò nello schermo, dove il computer proiettava per iscritto quello che il professore poi leggeva. «Creativo, ragazzi, la creatività è sicuramente una delle caratteristiche più importanti. Insieme a curiosità e un forte senso dell’immaginazione. Poi, sentiamo, cosa direste? Voglio che qualcuno di voi mi elenchi altre caratteristiche.» Aveva fatto andare avanti le pagine, così chi non aveva letto sullo schermo era costretto a tacere e fare una figura di merda.
Alice alzò la mano e il prof., con sguardo soddisfatto, le annuì per lasciarla parlare. «Abilità manuali, prof.»
«Esatto, un bravo stilista deve possedere abilità manuali per quanto riguarda taglio e cucito, e possiamo inserirci anche il disegno. La manualità nel disegno, il saper tracciare le linee degli abiti che poi si intendono creare. Poi, qualcun’altro?»
Nessuno alzò la mano. Quasi tutti si stavano facendo i cavoli loro. Yan vide che Ali avrebbe voluto sollevare di nuovo la mano, ma la riabbassò sotto al banco; non voleva che I compagni di classe la vedessero come una nerd?
«Sono davvero deluso da voi. Se la moda è la vostra passione, queste sono cose che dovrete sapere. Allora, altra caratteristiche molto importante è un occhio attento a texture e colori. Uno stilista che non nota un bell’abito rosa schiapparelli o una scarpa in rosso Louboutin, o ancora il liscio della di una blusa di seta o una stampa tartan. Insomma, ragazzi, sono tante le caratteristiche importanti in uno stilista, come può esserlo anche il sentirsi in grado di viaggiare spesso. Dovrete inoltre essere disposti a grandi sacrifici, lavorare molte ore, subire critiche…» Il professore si interruppe, perché Yan aveva alzato la mano.
«Martini?»
«Posso uscire un attimo?»
«Sì, sì, vai.» Il suo sguardo era deluso, ma non sorpreso. Yan partecipava poco alle lezioni; gli riusciva più facile e piacevole estraniarsi e pensare ad altro, al sesso, a una camicia nuova, a un giretto da Gucci, un appuntamento dall’estetista, una passeggiata in centro città per farsi notare.
Uscì dalla classe e andò ai bagni. Mentre Lamberti parlava una strana sensazione si era impadronita di lui, un sentore d’angoscia, un peso che gli gravava nel petto. Come doveva essere il perfetto stilista? Mentre percorreva il corridoio deserto Yan si rivide nei suoi sogni; ben vestito, coi giornalisti attorno che gli chiedeva della sua nuova collezione. Modelli alti e statuari indossavano giacche elaborate e pantaloni dalle fantasie eclettiche, mentre alcuni sfoggiavano con serietà e orgoglio smoking color carbone dai dettagli rock e punk; poi il fascino e la dolcezza di modelli biondi con occhi chiari che presentavano con la loro sensuale passerella le camicie di seta con fiocchi e rouches. Tutto firmato Martini, Yan Martini.
Crollò sul lavandino del bagno, aprì il rubinetto e immerse la faccia sotto il getto, risvegliandosi dalle sue fantasie. Creatività, curiosità, manualità, le aveva tutte quelle caratteristiche? Dentro il suo petto il cuore martellava, nella sua mente pensieri ossessivi si ingarbugliavano bloccando la sua fiducia in se stesso.
Sentì l’acqua fredda inondargli le narici. Spense l’acqua di colpo e rimase gocciolante con la testa sopra al lavandino, tentando di riprendere fiato. Quell’anno aveva gli esami, ma non ce la stava facendo; I suoi voti pessimi avevano spinto suo zio a stroncare Il suo sogno. Come avrebbe fatto senza I soldi che gli passava?
“No, no non devo abbattermi così.” Scrollò le spalle, scosse la testa tentando di liberarsi dal nervosismo e dall’ansia. Si asciugò il viso con una salvietta, rimuovendo la bb cream che aveva steso con tanta cura. “Non importa, sono bellissimo lo stesso,” si disse per calmarsi. “Sono in grado di fare tutto. Darò gli esami, sarò il più bravo, diventerò stilista.”
Continuò a ripetere quei pensieri, mentre il suo cuore cominciava a rallentare e il respiro a tranquillizzarsi. Con stupore, sentì un movimento in mezzo alle gambe. Si guardò e sfiorò il rigonfiamento leggero dei pantaloni. Era così bello sentirlo reagire in un momento in cui tanto inaspettato, che per un attimo pensò di soddisfare quella richiesta che il suo corpo gli stava mandando; ma tolse la mano. Era ben altro ciò che voleva e per qualche tempo avrebbe dovuto farne a meno. Niente sesso, niente distrazioni. Avrebbe alzato i suoi voti e dimostrato così a suo zio che aveva sempre avuto torto.

«Ehi, senti Ali, domani che fai?»
«Come?» Alice lo guardò con la fronte aggrottata.
«Ti ho chiesto se hai impegni.»
«Oh, no no. Perché?»
Yan mise in parte il petto di pollo giallastro e inforcò una zucchina. Nonostante quell’accademia costasse un occhio, il cibo della mensa faceva schifo. Di solito preferiva andare a mangiare da solo in un ristorante vicino, dove si faceva servire pesce e diversi tipi di verdure, ma stavolta aveva un altro piano. «Mi chiedevo se ti andasse di vederci. Per studiare. Visto che domani non abbiamo lezioni al pomeriggio.»
Ali rimase perplessa. La sua mano si bloccò a mezz’aria lasciando penzolare una zucchina dalla forchetta. «Per studiare, sì» disse scuotendo la testa come per risvegliarsi da un sogno. «Da te?»
«No, non da me.» Immaginava già cos’avrebbe pensato sua zia se avesse portato a casa Alice, una ragazza. Sarebbe stata troppo felice di vederlo comportarsi come un ragazzo normale e non poteva permetterlo; lui non era così.
«O-okay, da me allora.»
«Ti va bene alle quattro?» Yan abbozzò un sorriso, cantando vittoria dentro di sé.
«Andata.» Ali portò la forchetta alla bocca, ma la zucchina era già sparita.

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