Mitologia medievale

Buonasera a tutti! ^^ Dopo mille anni, rieccomi nel blog. Spero di riuscire col tempo ad essere un po’ più presente e soprattutto in modo più costante.

Comunque… io e il mio fantastico collaborato occasionale, del blog Il dark dentro di te, abbiamo deciso di fare un post assieme a tema mitologia.

Guardate qui il suo articolo!

La mitologia in generale e le discendenze antiche e moderne

La mitologia del Medioevo è materia che certamente affascina chi è appassionata a miti e leggende. Ma ne sappiamo davvero abbastanza?

Le figure mitologiche del Medioevo appartengono alla cosiddetta tradizione classicistica. Dall’età tardo-antica fino alla fine del Trecento questa tradizione guardò al mondo antico in termini sempre diversi ma certamente collegati tra loro (continuità, sopravvivenza, rinascita). La cultura pagano-mitologica conservò quindi tutto il patrimonio dell’arte classica. Chi non ha mai visto figure di putti, tritoni o nereidi?

Ed è proprio questa fedeltà del classicismo a rappresentare al meglio la nostra mitologia medievale. A dispetto delle condanne dei Padri della Chiesa, la tradizione mitologica riguarda sia la sfera della vita quotidiana sia quella religiosa e morale. La sopravvivenza delle divinità mitologiche, fin dalla prima età cristiana, fu resa possibile grazie alla tradizione evemeristica*, che, nel rivelare l’origine umana degli dei antichi, divenne un utile strumento per la lotta contro il politeismo.

Tale tradizione sopravvisse durante il Medioevo tramite le cronache, da Eusebio di Cesarea a Paolo Orosio, le Etymologiae di Isidoro di Siviglia, del sec. 7°, le enciclopedie del sec. 13°, lo Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais, fino alle cronache universali del 14° e del 15° secolo. In queste opere particolare evidenza è data a quegli eroi, poi assunti a divinità, benefattori dell’umanità: da Prometeo ad Atlante, a Giasone fino a Dedalo, a Orfeo e a Ercole, raffigurati da Andrea Pisano nelle formelle del campanile di S. Maria del Fiore a Firenze. Prometeo, in particolare, diverrà un’importante icona  che lo vede nelle vesti di creatore dell’uomo.

Orfeo, invece, che è considerato una figura storica dell’Antichità, inventore della poesia e musico, presiede all’armonia del cosmo; già nei secc. 4°-5° e poi in età carolingia Orfeo divenne una metafora di Cristo; egli viene assimilato alla classica iconografia del Buon Pastore, sovrapponendosi inoltre alla figura di Mitra della mitologia orientale.

Legate a ritualità naturalistiche e alla ideologia del lavoro, che viene positivamente riscattata dal cristianesimo, sono inoltre quelle divinità mitologiche, come per esempio lo stesso Ercole, le cui fatiche illustrano il medesimo processo catartico dell’uomo che si purifica attraverso il lavoro fisico, mentre in particolare l’episodio della raccolta dei pomi dal giardino delle Esperidi trova un’immediata assimilazione al frutto proibito del paradiso terrestre. Il riscatto del lavoro in chiave cristiana fu in seguito determinante per la nascita e la diffusione dell’iconografia legata ai mestieri e alle allegorie dei Mesi, che trovarono già un’esemplificazione, a partire dall’età tardoantica, nei mosaici di Piazza Armerina e nelle decorazioni pavimentali di età bizantina nel Grande Palazzo di Costantinopoli, dove alle scene di genere si accostano figurazioni rurali o di caccia, personificazioni delle Stagioni e dei Mesi anche attraverso divinità mitologiche.

La continuità di questa tematica con le corrispondenti iconografie relative al calendario si rintraccia dall’età carolingia lungo tutto il Medioevo.

Il tema dell’iconografia dei Mesi costituisce infine uno dei soggetti più diffusi nelle decorazioni a rilievo delle cattedrali: da Modena a Verona, a Ferrara, a Parma, ma anche ad Amiens e a Saint-Denis. In alcuni casi le personificazioni dei Mesi sono rappresentate da divinità mitologiche come Giano, Eolo e Bacco, che stanno a rappresentare rispettivamente i mesi di gennaio, marzo e settembre (Webster, 1938; Rasetti, 1941; Bresciani, 1968). Accanto alle personificazioni dei Mesi vanno considerate anche le Stagioni, già presenti negli esempi tardoantichi, per es. nei mosaici di Piazza Armerina, caratterizzate per lo più dai tipici attributi naturalistici, le spighe per l’estate o i pampini e le viti per l’autunno, ma a volte rappresentate da divinità mitologiche: Venere per la primavera, Cerere per l’estate, Bacco per l’autunno. Queste figurazioni ebbero continuità per tutto il Medioevo.

Vediamo poi divinità del mondo pagano come personificazioni degli elementi naturali: un noto avorio riusato nella legatura del Libro delle Pericopi di Enrico II (Monaco, Bayer. Staatsbibl., Clm 4452), dove è rappresentata la Crocifissione, ripropone fedelmente le divinità naturalistiche dell’Antichità; Eridano sta a rappresentare l’oceano, accanto al quale è collocata la personificazione della madre Terra, mentre le divinità cosmogoniche del Sole e della Luna sono rappresentate in alto sui tradizionali carri.

Anche gli elementi naturali vengono personificati da figurazioni mitologiche: nella cattedrale di Ferrara, Eolo sta a rappresentare i venti, mentre Vulcano alla fucina è per lo più connesso all’elemento del fuoco.

Alla fine dell’era pagana l’identificazione di dei e astri poteva dirsi compiuta, dopo un lungo processo di mitologizzazione abbastanza complesso. Pianeti, costellazioni, segni zodiacali incominciarono fin dal sec. 4° a.C. a essere associati a divinità della mitologia classica o nel nome o in rapporto alle storie mitiche. Prima con Eudosso di Cnido e quindi con Arato ed Eratostene – il cui poema Katasterismói era diventato mitologico piuttosto che astronomico -, tale processo di mitologizzazione si può considerare concluso. L’innesto in questa tradizione della sfera barbarica, sistematizzata da Teucro nel sec. 1° a.C., ampliò in seguito il catalogo astrale. Il processo di mitologizzazione degli dei astrali, venne favorito anche dalla maggiore intellegibilità che le costellazioni e i corpi celesti in genere venivano ad assumere attraverso le ben conosciute figurazioni mitologiche.

Nonostante la consueta condanna da parte degli apologisti, le divinità astrologiche non solo permangono a scandire i giorni della settimana o a presiedere ai mesi dell’anno, ma esse vengono in ogni caso a identificarsi con quelle forze demoniache che sono da combattere da parte dei cristiani, anche se viene loro riconosciuta un’azione condizionante nei riguardi del genere umano. In questa atmosfera si giustifica quella dottrina delle immagini, che insegnano a utilizzare le potenze celesti inserendo le loro immagini nei talismani e negli amuleti.

Se le divinità astrali continuarono a sopravvivere attraverso un tiepido tentativo di assimilazione alla religione cristiana durante l’età carolingia, l’eredità della cultura astrologica trovò dunque nell’arte e nella cultura bizantina un momento di felice consolidamento.

In seguito la trasmissione dei testi arabi in Europa attraverso la Sicilia e la Spagna, per il tramite di copie occidentali, diede luogo a una produzione di immagini che, mutuate su quelle orientali, avevano mantenuto lo schema iconografico astronomico, perdendo l’integrità della tradizione mitologica antica.

L’orientalizzazione della sphaera graecanica diede luogo dunque a una serie di immagini curiose, come quelle di Ercole con la scimitarra o di Perseo con la testa di demone barbuto, al posto della tradizionale testa di Medusa.

Una sostanziale trasformazione dell’iconografia di alcune divinità mitologico-planetarie si riscontra in esempi dei secc. 12°-14° che rivelano un’elaborazione dell’antica tradizione babilonese attraverso testi come il Picatrix. Per es. Mercurio in una miniatura del manoscritto di Londra appare seduto in cattedra, sulla quale si trova una sfera armillare, mentre sfoglia un libro posto su un leggio accanto a lui: l’immagine, allontanandosi del tutto dall’iconografia occidentale del dio, corrisponde a quella babilonese di Nabū, dio delle lettere. Perso il carattere esotico originario, queste divinità mitologiche, nei manoscritti di Michele Scoto, assumono le vesti e i costumi dell’Europa contemporanea. Si venne così a costituire una tradizione iconografica delle divinità mitologico-astrologiche discostantesi dal modello classico.

Quindi, come abbiamo visto, figure molto interessanti popolano il nostro Medioevo, che poi subirà ovviamente dei cambiamenti sostanziali.

Note

*L’evemerismo è una posizione della filosofia della religione che sostiene che gli Dèi rappresentino soggetti umani divinizzati, attraverso processi di trasformazione e dovuti alla tradizione orale che ne ha tramandato la memoria.

Annunci

5 pensieri riguardo “Mitologia medievale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...