L’undicesimo re – Capitolo 22 – Il duello

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♦INDICE E INFORMAZIONI

 

 «Non preoccuparti principessa» disse balia Matilde afferrandosi alla parete per mettersi in piedi.  «Lo vedete, no? Sto bene.»

 «Non credo proprio» ribatté Mey prendendole un braccio per farla sedere.  «Devi riposare dopo ciò che quel vigliacco di ha fatto.»

 «Ma principessa, ho dei doveri da svolgere, non posso starmene qui a dormire.»

 «I tuoi doveri li svolgerà qualcun altro.»

Nello sguardo della povera balia si dipinse lo sconforto. A Mey dispiaceva; quella donna era stata abituata per tutta la vita a darsi un gran daffare. Stare a letto di giorno per lei doveva essere una vera tortura. Il problema erano le sue condizioni, ancora abbastanza preoccupanti. Matilde era piena di lividi in tutto il corpo; forse aveva delle ossa rotte, e questo preoccupava i guaritori. E ciò che preoccupava i guaritori angustiava anche Mey. Doveva fare in modo che la sua cara balia stesse a riposo.

La donna sbuffava sonoramente, ma infine obbedì e si rimise a letto. Per avere la certezza che ci rimanesse, Mey lasciò nella stanza Lena, la più discreta e tranquilla ma anche affidabile tra le sue ancelle. Poi fu libera di tornare nelle sue stanze.

 

Era ancora scossa dall’accaduto, ma l’ennesimo bagno caldo – ne aveva fatti fin troppi in quei giorni – la aiutò a rilassarsi. Non le sembrava vero che Nolan fosse una persona tanto vile e brutale; gli era parso arrogante, vizioso e determinato, questo sì, ma non cattivo.

La scoperta del suo vero carattere le faceva male, poiché era certa di provare qualcosa per lui, al di là del senso di protezione che prima lui le infondeva.

 «Mia signora, chiedo venia.» Teny la distolse dai suoi pensieri.

 «Dimmi, cosa c’è?»

 «Notizie da sua maestà.» Nel mentre che parlava Teny la aiutò a uscire dalla tinozza e ad asciugarsi con dei morbidi teli di cotone. «Pare che il re sia stato sfidato a duello da Terence Tarn, che vuole vendicare le mani di suo fratello.»

 «Vendicare cosa?»

 «Le mani, mia signora. Il re ha fatto mozzare le mani a lord Tarn. Vi ricordate? C’eravate anche voi.»

 «Oh, sì, certo.» Si ricordò della punizione pubblica di pochi giorni prima. Era stato talmente orribile che l’aveva poi quasi completamente rimosso dalla memoria.

 «Duello, dici, ne sei certa?» Terence Tarn, quando l’aveva visto, le era sembrato molto giovane e forte, e questo le fece salire l’angoscia.

 «Sì, mia signora, ma questo non è il peggio. Terence Tarn ha chiesto che fosse all’ultimo sangue e il re ha accettato.»

Mey si sentì mancare. Dovette poggiarsi a Teny per non svenire.  «Ne sei proprio sicura?»

 «Sì principessa.»

 «Quando si terrà il duello?»

 «Domani, a mezzodì.»

 «Oh déi. Teny, sbrigati ad asciugarmi i capelli. Dobbiamo andare al tempio a pregare.»

 

Si diressero al tempio che il sole era ancora alto. Mey aveva fame, perché non era scesa a pranzo. Era proprio allora che Tarn aveva lanciato il guanto a suo fratello, a detta di Teny.

All’interno del tempio c’erano poche persone, per lo più poveri che invocavano la pietà degli dèi.

Poi, nei primi banchi, Mey vide Aaron, che stava immobile con le ginocchia poggiata su un cuscino, la testa china.

Si avvicinò, ordinando a Teny di stare indietro a pregare.

Individuò un cuscino posto accanto al cavaliere e vi si inginocchiò sollevando appena le vesti per stare più comoda. Sistemò meglio lo scialle di lana sulle spalle e chinò la testa poggiando i gomiti nel banco di legno. Congiunse le mani per raccoglierle e mantenere un minimo di finezza, poi cominciò a pregare silenziosamente.

Ser Aaron però sembrò accorgersi subito della sua presenza.

 «Principessa…»

 «Messere.»

 «Anche voi pregate, immagino, per il re.»

 «Sì. Prego gli déi che concedano al mio caro fratello la loro clemenza.»

 «Sapete quindi delle sue condizioni…»

 «Quali condizioni?» Di cosa parlava il cavaliere? Le tenevano nascosto qualcosa? Suo fratello stava forse male?

Ricordò le bende che aveva visto alle sue braccia e un nodo le strinse la gola.

 «Il re è molto debole a causa della ferita ricevuta a Elber. Non è certo nelle condizioni di duellare all’ultimo sangue contro uno spadaccino robusto come Terence Tarn.»

 «Quindi perderà?»

 «Sì, probabilmente.»

A quelle parole Mey mollò la conversazione e riprese a pregare.

Lo fece senza sosta, con fervore, a tratti anche sussurrando.

 

Arrivò il tramonto, e sia lei che Aaron si alzarono per raggiungere la sala dei banchetti per unirsi alla cena.

 «Lasciate che vi accompagni principessa» disse Aaron porgendole il braccio. Mey gli sorrise, grata del suo appoggio, e si lasciò condurre come una bambina, con Teny alle spalle che mormorava.

Si sentiva protetta, abbracciata dalla mole imponente del cavaliere, che le era molto vicino e quasi la sfiorava mentre camminavano. 

Più volte si girò a guardare il suo viso squadrato, dai lineamenti forti e decisi. Non era bello, ma si accorse di provare attrazione per quel giovane possente e tanto gentile, di una gentilezza pura, priva dell’arroganza che invece da subito aveva notato in Nolan. La sua invece non era una galanteria sporca, era una cortesia che veniva dal profondo del suo carattere.

 

Nella sala era già iniziata la cena. Probabilmente il re non si aspettava che entrambi partecipassero. Mey non fu stupita; non scendeva spesso per la cena, ma Aaron? Era forse accaduto qualcosa tra loro? Notò infatti che Magett non lo salutò e lo stesso fece il cavaliere, che all’inizio della sala si inchinò dinanzi a lei accomiatandosi frettolosamente prima di andarsene.

Accantonando la sorpresa per quel comportamento strano, Mey si accomodò al suo posto accanto al fratello.

 «Sorella, finalmente ti fai vedere.»

L’ultima volta che si erano visti era stato dopo l’aggressione da parte di Nolan ai danni della povera balia.

 «Perdonatemi, sire, sono stata impegnata ad accudire donna Matilde.»

 «Sì, certo, posso immaginarlo. Come sta?»

 «Meglio ma è ancora malridotta e i guaritori sono preoccupati per le sue ossa rotte.»

 «Mm… povera, cara balia. Andrò a farle visita domattina…»

La cena fu servita ma Mey aveva lo stomaco serrato.

 «La notizia del duello… è tutto vero?» chiese non riuscendo a trattenere la sua angoscia.

 «Sì, e mi aspetto che tu sia presente.» Il re la fissò con durezza, ma dietro quella severità Mey vide ansia e sofferenza.

 «Certo, ci sarò… spero solo che gli déi siano con voi.»

 

***

 

Il mattino dopo l’intero castello era in fermento per il duello imminente. Il cortile era stato preparato a dovere, con spalti per le persone che avrebbe assistito.

A mezzodì, due ore prima del pranzo, tutti i lord e le dame di corte, e servitù compresa, oltre a una generosa dose di guardie e soldati, occupavano già gli spalti. Mey, dalla monofora della sua stanza, li osservava prendere posto, chiacchierare tra loro; c’era poi chi pregava, persino inginocchiato e chi invece scommetteva su chi avrebbe vinto.

Anche una generosa massa di popolani cominciava ad affollare gli spalti, anche se molti erano ormai costretti a stare in piedi.

Teny le spazzolava i capelli con movimenti decisi. Anche lei sembrava nervosa, e Mey si chiedeva il motivo di ciò. Non era legata a nulla con suo fratello, a parte il fatto che era l’ancella della principessa.

Cercò di accantonare quel quesito che le frullava in testa concentrandosi sull’orizzonte, sulle case popolane, la foresta oltre le mura esterne del villaggio, così da dissipare anche un po’ di ansia.

Finché non fu l’ora di andare.

 

Le era stato riservato un posto d’onore davanti, accanto a lord Silver e lord Braxton. Entrambi erano ansiosi, si notava bene dai loro volti pallidi e dalle mani di Silver che non la smetteva di muoverle convulsamente torturandosi le ginocchia, tamburellandoci sopra in continuazione.

Mey si concentrò sul cortile davanti a sé, dove si sarebbe svolto il duello. Alcuni servitori stavano piazzando dei paletti per recintare provvisoriamente quello che sarebbe stato il perimetro entro cui i due combattenti sarebbero dovuti stare. Intanto le scommesse stavano terminando e le dame avevano smesso di chiacchierare. tutti erano in silenziosa attesa che le campane della torre di vedetta più vicina al tempio suonasse i dodici rintocchi del mezzodì.

Infine arrivarono insieme al passaggio di uno stormo di uccelli, di cattivo auspicio; secondo i nordici gli stormi indicavano l’arrivo di brutti periodi.

Mey rabbrividì, augurandosi che quella fosse solamente una superstizione.

Passarono solo pochi istanti prima che i rintocchi terminassero. Allora l’araldo avanzò nel cortile, si piazzò al centro e, preceduto da un generoso squillo di trombe, annunciò a gran voce i nomi dei duellanti: «Sua maestà re Magett I e messer Terence Tarn si sfideranno quest’oggi in singolar tenzone finché l’ultimo sangue non scorrerà.»

Mey vide suo fratello farsi avanti per primo, lo sguardo fiero puntato verso lo sfidante, che a sua volta avanzò nel mezzo del cortile. Entrambi indossavano la cotta di maglia e fu subito chiaro che il re aveva scelto la spada come arma poiché l’aveva appesa ai rispettivi cinturoni.

«Non so se sia una scelta saggia» sentenziò in quel mentre lord Silver.

«Che cosa lord?»

«La spada, principessa, la spada. Ser Terence è abile come spadaccino dalla sua ha un’estrema agilità unita a una forza incredibile. Il nostro re purtroppo non può eguagliarlo in questo.»

Mey emise un sospiro ansioso: «Quale arma sarebbe stata più conveniente?»

«La lancia, è ovvio. Gli avrebbe permesso di sfruttare la sua bravura come cavallerizzo.»

«Una giostra, quindi.»

«Una specie.»

Intanto che parlavano i duellanti si erano messi in posizione.

Ci furono due squilli di tromba, poi lord Silver si alzò e le fece segno di fare lo stesso.  «Principessa, dovreste dare voi il via al duello.»

 «Certamente.» Mey avvertì una profonda fitta d’angoscia alla bocca dello stomaco, ma cercò di non darlo a vedere. Sollevò una mano, il palmo aperto e rivolto al cielo a indicare la sua approvazione.

L’araldo accolse il suo gesto, come da tradizione, con un plateale inchino e gridò: «Che il duello abbia inizio! E che gli dèi appoggino il migliore!»

 «Che gli dèi appoggino il migliore!» gli fece eco la folla. “E che nella loro benevolenza possa trionfare” sussurrò Mey pensando a suo fratello.

I due sfidanti si avvicinarono di un passo. Il re, seguendo la buona norma di cortesia, si inchinò dinanzi al suo avversario, mentre ser Terence rise sprezzante. Tutti lo sentirono dire: “Ti vorrà molto di più che l’appoggio degli déi per battermi.”

Allora entrambi sguainarono le spade e si disposero in assetto da combattimento, pronti a combattere fino alla morte di uno dei due.

A Mey si strinse la gola, lo stomaco iniziò a borbottare. Strinse involontariamente la mano sulla gonna di velluto.

Era seduta su uno scranno imbottito, ma le pareva di sedere su un cuscino di spine.

Il primo ad attaccare fu Tarn, che si gettò in avanti con uno slancio, pronto a colpire. Magett deviò il colpo scartando di lato, ma non contrattaccò.

Seguirono così molti altri violenti assalti da parte di ser Terence, ma il re continuava con agilità a parare, spostarsi di lato senza mai attaccare a sua volta. “Che sia questo il suo trucco? Continuare così finché Tarn si stancherà?” Mey non se ne intendeva, ma non le sembrava una cattiva idea. Poteva funzionare.

Suo fratello non era robusto e muscoloso come Terence, perciò poteva contare solo sull’agilità e sull’astuzia.

Il duello continuò così, finché la spada di Tarn aprì una ferita sul braccio del re. Mey non riuscì a trattenere un urlo, mentre attorno a lei tutti trattenevano il fiato.

 

 

Magett mollò la sua arma, sorpreso dalla riuscita dell’attacco.

“Maledizione.” Ora che l’aveva colpito, combattere sarebbe stata un’impresa.

Sentiva il sangue defluire dalla ferita e scivolare lungo la camicia sotto i numerosi strati di cotone, lana e cuoio. Tarn era riuscito a raggirare la cotta di maglia, che arrivava solo al gomito, e l’aveva preso vicino al polso rendendogli più difficile anche solo impugnare la spada.

L’aveva appena ripresa, deviando un altro attacco dell’avversario, ma era troppo doloroso. Il braccio sinistro, il suo braccio della spada, era inutilizzabile.

La passò quindi sull’altro braccio, in tempo per parare l’ennesimo assalto.

Tentò di contrattaccare, dato che ormai era giunto il momento di rafforzare la sua posizione, ma fu una mossa troppo azzardata.

Terence deviò il suo attacco, che mirava goffamente alla clavicola destra, e spinse la sua spada contro di lui colpendolo al collo. Non lo ferì ma al momento Magett perse l’equilibrio e cadde.

L’erba piatta sotto di lui non gli impedì di battere la testa e subito sentì il sangue allargarsi e imbrattargli i capelli.

Terence era sopra di lui, pronto a colpirlo a morte, un odioso ghigno di strafottenza sul suo viso, rivolto solo a lui.

 «Ora sei finito Krown, e io vendicherò l’onore di mio fratello.»

Magett aveva perso la spada, troppo lontana per prenderla, ma non aveva perduto l’astuzia.  «Sbrigati allora, finiscimi» lo sfidò.

L’altro raccolse e calò di forza la spada…

 

 

Mey rimase senza fiato. Un grido disperato le si mozzò in gola, le mani salirono istintivamente alla bocca per fermare un’esclamazione poco femminile.

Anche Silver per un attimo si congelò nel suo posto, lo percepiva dalla non presenza del rumore dei suoi sospiri.

Poi la spada di ser Terence toccò terra e Mey urlò premendo le mani con forza sulla bocca. Molti lord saltarono in piedi.

“Magett…” Pensò davvero che fosse finita. Suo fratello era morto, era morto… Ma sentì Silver sussurrare “bravo mio re”, e vide Tarn girarsi con un ghigno di sorpresa in faccia. All’ultimo istante Magett aveva rotolato di fianco per evitare la spada e aveva ripreso la sua.  Il suo sangue però sporcava l’erba, Mey lo vedeva bene. Era ferito? Forse era stata la caduta, pensò angosciata.

Il duello ricominciò. Tarn lo assalì con ferocia più e più volte. Il re continuò a parare ma era chiaro che cominciava a stancarsi. Non aveva il fisico forte dell’altro, perciò era molto meno resistente. Tuttavia era tenace, e non si dava per vinto. Parare, deviava, contrattaccare, era passato a una fase di risalita. Non si limitava più a cercare di stancare l’avversario, ma tentava di colpirlo.

Intanto Mey notava il sangue colare generoso lungo la cotta del fratello e l’ansia che svenisse per l’emorragia le attanagliava lo stomaco.

Tarn sembrava non stancarsi, era sempre più forte nei suoi attacchi, mentre il re si indeboliva e contrattaccava sempre di meno. Finché a un certo punto si fermò per un attimo, forse per riprendere fiato e Terence, ancora una volta, ne approfittò per colpirlo.

La spada calò e stavolta Magett non si spostò. Lo colpì sul costato, con una forza terribile e feroce. Tarn colpiva per uccidere, era evidente, e il re cadde a terra urlando.

 «No…» Mey chiuse gli occhi. Non voleva, non poteva vedere la fine di suo fratello proprio allora che lo aveva conosciuto.

 «Oh, no, è finita, ha perso» sentì dire a Silver.

“No, no, non può morire, no…” Mey si prese la testa tra le mani, le lacrime premevano già per sfogare un dolore che doveva ancora arrivare, quello del lutto.

Ma lei non poteva permetterlo, non poteva. Lei era la principessa, la sorella del re.  «No!» Senza rendersene conto si alzò di scatto e urlò con tutto il fiato che aveva in corpo.  «Fermo!»

I suoi occhi videro Tarn che si bloccava con la spada a pochi pollici dalla testa di Magett.  «Fermo, non toccarlo!»

 «Principessa…» Silver si alzò a sua volta e gli sussurrò nell’orecchio.  «Non si può fare nulla, non è possibile intervenire.»

 «Io non lascerà che lo uccida e nemmeno voi Silver.» Non seppe dove trovò quella forza che prima di quel momento mai avrebbe creduto di possedere; forse fu l’affetto che già provava per il fratello. 

 «Principessa, è un duello all’ultimo sangue… non si può contraddire il regolamento. È la legge e la tradizione.»

 «Il re è la legge, e il re può cambiare le tradizioni» ribatté duramente. Vide Silver guardarla con fierezza; era orgoglioso di lei. Poi si rivolse a Tarn: «Mi appello alla vostra coscienza per qualche attimo e chiedo a sua maestà che ricorra alla resa, che pagherò io in qualunque modo il vincente vorrà.»

 «Principessa!» Silver le prese un braccio.  «Siete pazza? La resa significa disonore, il re non può farlo.»

Mey non desistette e urlò a gran voce: «Il re lo farà, accetterà il mio volere, o io rinnegherò il mio nome, e non mi avrà più come sorella.»

Tra la folla si levò un boato, che sovrastò tentativi di Silver di rimetterla in riga.

 

 

Magett aveva la vista annebbiata e per un momento pensò che anche il suo udito fosse danneggiato. No, Mey non poteva averlo fatto, non poteva avergli chiesto la resa. E non a un tal prezzo.

Tarn avrebbe chiesto la sua verginità, ne era certo, e Magett non poteva permettere che la sorella pagasse un simile prezzo. Inoltre la resa equivaleva a un disonore tale che gli sarebbe probabilmente costata il trono, e nemmeno questo poteva permetterlo. Le sue sorelle dovevano essere al sicuro, l’aveva promesso, e se avesse perso la corona loro non avrebbero avuto più nulla se non i vestiti che indossavano.

 «Non posso.»

 «Che hai detto Krown?» Terence, sopra di lui con la spada in pugno, gli sputò in faccia.  «Ignobile bastardo, eravate d’accordo non è vero?»

 «No, e può star certo che non accetterò.»

 «Quindi non ti arrendi.»

Magett rivolse lo sguardo verso la sorella. “Mi dispiace Mey.” Sapeva che lei non avrebbe potuto rinnegare il suo nome, Silver l’avrebbe trattenuta e avrebbe garantito la sua protezione insieme a Gill. “Perdonami.”

 «Non mi arrenderò mai a un Tarn.»

Terence sputò di nuovo e sollevò la spada: «Allora morirai.»

 «No!» Magett sentì la sorella urlare di disperazione. “Sii forte Mey.” Tenne gli occhi ben aperti, anche se non vedeva quasi nulla. Non gli avrebbe dato la soddisfazione di svenire.

Tarn si preparò a calare, e lui vide appena il suo ghigno soddisfatto.

Poi accadde l’impensabile.

Qualcuno gridò qualcosa e Terence si bloccò con la spada a mezz’aria.

 «Fermo Terence!» Quella voce… “Lord Tarn?” Come poteva essere? Lui era in prigione…

Magett non aveva la forza di sollevarsi, non poteva vedere cosa stava accadendo.

 «Fratello? Ma non eri in cella?»

 «Sì, Terence, ma mi hanno liberato. Ora possiamo andare a casa.»

“Liberato? Ma come…”

 «E il Krown? Ormai ce l’ho in pugno…”

 «Ucciderlo così non è da uomini, Terence, non è questo che ti ho insegnato.» La voce di lord Tarn era vicina. «Non c’è onore né soddisfazione nell’uccidere qualcuno in un vano duello.»

 «Ma Terrell…»

 «No, non discutere. Andiamo.»

Terence sembrò pensarci. Magett intanto si sentiva sempre più male. Poi, con suo sommo sollievo ripose la spada nel fodero.

 «Ci lasceranno andare?»

 «Sì, in cambio della vita del re.»

 «Bene, allora.» Terence si rivolse a lui col solito ghigno di sfida: «Ma non finisce qui, Krown, sappilo. Un giorno ci rivedremo, e allora non avrai scampo.» Gli sputò in faccia, poi sparì dal suo campo visivo ingrigito dalla nebbia.

La testa gli girava, sentiva il sangue scorreva ancora dalla ferita alla testa. Allora chiuse gli occhi, abbandonandosi alla stanchezza, e svenne. 

 

 

Nota:

L’immagine in evidenza è il taglio della copertina della storia su wattpad, creata da ravenxblood.

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Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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2 pensieri su “L’undicesimo re – Capitolo 22 – Il duello

  1. C’è qualche refuso e alcune ripetizioni di troppo. L’impianto è gradevole e il duello è reso bene, con un crescendo che culmina nel colpo di scena finale.
    Su quest’ultimo, tuttavia, credo occorra fare chiarezza. Chi ha ordinato la liberazione del prigioniero? E se è stato il Re, perché accetta comunque il duello all’ultimo sangue?

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