L’undicesimo Re – capitolo 16 (3ª parte) – La sfida e il duello

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Poco tempo dopo, Magett e i suoi consiglieri si riunirono nella sala del concilio per discutere sulla faccenda. Rud era divenuto un vero e proprio problema, se non una minaccia, dopo la risposta che aveva rimandato alla capitale.

     Fu subito chiaro a Magett però, che nessuno era d’accordo con la sua idea di mettere pace tra Rud e Krown con le maniere forti, e questo solo per un minimo particolare.

     «Non è saggio per voi andare a Ruddark» fu la prima espressione di disaccordo.

     «Lo so molto bene Lord Braxton». Non avrebbe voluto ribattere in modo tanto brusco a un così buon lord, ma per una volta aveva bisogno di consensi e non solo di banali consigli.

     «Mi unisco al saggio Lamar mio signore».

     «Sì, lo immaginavo Silver». Sbuffò sollevando gli occhi al cielo. Garen Silver era sempre stato molto protettivo nei suoi confronti, fino a rendersi persino una presenza fastidiosa. Proprio per questo però Magett provava affetto per lui, e sempre per lo stesso motivo l’aveva voluto come suo consigliere personale.

     «Qualcuno sarebbe invece a favore?» chiese speranzoso, rivolgendo lo sguardo agli altri lord riuniti attorno al tavolo.

     «Io» esclamò Liam sorridendo di scherno. «Trovo sia un’idea magnifica Magett. Sarà un’occasione per te di farti valere come sovrano».

     «Mi associo al principe» incalzò il bastardo Wallace. Il comandante Riswell e l’ambasciatore Vein si espressero con un sarcastico mezzo sorriso.

     Magett li zittì con un’occhiata di ghiaccio. Il loro favore non gl’interessava, dimostrava solamente l’odio serbato verso di lui. Ignorò anche Liam, sebbene soffrisse al pensiero che suo fratello fingesse di trovarsi d’accordo con la sua idea solo nella speranza di una sconfitta, magari culminante con la sua morte. Non gli rivolse un secondo sguardo; suo fratello non era meritevole di attenzione, si disse per farsi forza e sciogliere il nodo che gli doleva in gola.

     Lanciò un’avvertimento in direzione di tutti gli altri; qualcuno doveva sempre trovarsi d’accordo, per rispetto verso il sovrano. Invece nessuno diede segno favorevole, e questo lo indispettì.

     «E va bene, ne ho abbastanza». Si levò dallo scranno, mascherando con un colpo di tosse un gemito provocato dal dolore al braccio. Era ancora la stessa ferita dono degli elberiani, non del tutto rimarginata e ancora molto dolorosa.

     Secondo il codice delle buone maniere, anche i consiglieri si alzarono. Magett ancora una volta comprese che non c’era verso di convincerli, nemmeno per una buona ragione. Si volse quindi verso l’unico amico da cui sperava di poter ricevere l’appoggio. «Aaron? Sei proprio certo del tuo disaccordo?».

     Come temeva, Aaron rinnovò il suo dissenso scuotendo la testa con afflizione. «Trovo che sia troppo rischioso per voi. Rud è un tiranno, una persona malvagia e pericolosa».

     «Rud non ha un esercito, dannazione!». “Non ti credevo un codardo”, pensò Magett colto da una forte delusione.

     «Ce l’avrà presto un esercito, invece, e sarà il vostro» ridacchiò Wallace. Il comandante Riswell sollevò un angolo della bocca sottile, come a dare la sua sprezzante conferma.

     Spazientito, Magett diede le spalle al concilio e uscì con passo malfermo dalla sala. Si sentiva poco in forze, aveva la nausea e una gran voglia di riposare.

     «Mio signore». Silver ovviamente gli andò dietro. «Dobbiamo parlare, se me lo consenti».

     Magett si volse di malavoglia, scoccando al lord un’occhiata d’acciaio. «Sono stanco Silver, soprattutto dei suoi dissensi, dei consigli inutili che non portano a nulla. Lasciami andare, ora, sento il bisogno di riposare».

     Si rese subito conto di aver usato parole dure e crudeli che non erano da lui, ma non poteva ritirarle ormai. Distolse lo sguardo dall’espressione ferita del suo consigliere, ma egli non desistette dalla sua intenzione. «Magett, te ne prego, ragiona. Non puoi andare a Ruddark».

     «Sì che posso».

     «Non nelle tue condizioni. È un intento assai pericoloso per te, che sei malato, sire. E sei ancora provato dai fatti avvenuti a Elber. Molto hanno compreso che la tua ferita ti fa soffrire nonostante siano trascorsi parecchi giorni. È inutile che cerchi di mostrare il contrario insistendo nelle tuoi allenamenti a tirar di spada, o andandotene di notte in giro per la città bassa in cerca di compagnie poco raccomandabili».

     Magett lo gelò con lo sguardo, infastidito per essere stato scoperto. Quindi Silver lo faceva seguire… Questo non fece che alterare ancor più il suo carattere. «Stai oltrepassando il limite, Garen. Io sono il tuo re, non ti conviene insistere con la tua tediosa disapprovazione, né tentare di sapere troppo». Si fermò per non dire altro di cui sarebbe potuto in seguito pentirsi.

     Il lord alzò gli occhi al cielo mostrando impazienza, ma non osò ribattere. Scosse solo la testa, rivolgendogli un’espressione colma d’angustia per la sua decisione. Nondimeno lasciò che Magett se ne andasse, stavolta, senza più intervenire se non con una secca parola di saluto e un rigido inchino.

 

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