L’undicesimo Re – capitolo 16 (2ª parte) – La sfida e il duello

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Appoggiato svogliatamente allo schienale del trono, Magett ascoltava le suppliche di un piccolo nobile di campagna, che voleva a tutti i costi che alle sue figlie, molto belle a detta sua, fosse concesso un buon posto a corte. 

     <<Ne ho già abbastanza di gentil dame con cui divertirmi, non mi servono le tue figlie>> ribatté distrattamente soffocando uno sbadiglio. 

     <<Ma sire, le mie ragazze sanno fare tutto, anche cucinare, persino i lavori più umili. Sono brave nel ricamo e nel cucito, suonano l’arpa e sanno cantare in modo soave e danzane leggiadre come farfalle. Sapranno soddisfarti, ne sono sicuro. Anche i loro nomi sono santi, si chiamano Anna e Ma…>>.

     <<Non mi interessano i loro nomi, messere. Ora va e non tediarmi più con le tue vane suppliche>>. Era stanco di tutto quel blaterale privo di uno scopo comune. Se avesse accettato quelle fanciulle avrebbero fatto di tutto per diventare le sue amanti, avrebbero lottato tra loro per accaparrarsi il sovrano. Tutto questo lo trovava squallido; non avrebbe alimentato le ingiuste ambizioni di un nobile assetato di potere.

     L’uomo, con un’aria delusa e indispettita, se ne andò, tenendo il petto ben in fuori e il mento all’insù in una marcia orgogliosa che provocò risate di scherno da parte di Liam, Riswell e Wallace, seduti su delle panche poste ai lati del trono.

     Vincent invece, scorse Magett compiaciuto, se ne rimase zitto, seduto sul suo cantuccio. Con le catene ai polsi e alle caviglie, gli abiti laceri e i capelli sporchi, somigliava più a un cane che al figlio di un lord. Sorrise tra sé pensando a Silver, preoccupato delle possibili ire di lord Goldwin. Aveva sistemato quel timore del suo consigliere non privando Vincent del suo posto a corte; l’aveva ammesso nella sala del trono, ancora sanguinante per le frustate subite, incatenato per mantenere l’umiliazione pubblica. Di notte, per almeno una settimana, il suo posto sarebbe stato una putrida cella, senza latrina, cibo né indumenti puliti. E ancora meno sarebbe stata la presenza di puttane. Non poteva privarlo del suo posto, ma del suo orgoglio e della sua arroganza… quello era tutto da vedere.

     Si concesse l’ennesimo sorrisetto compiaciuto ammirando il suo sguardo sofferente di cane bastonato.

     <<Mio signore! Mio signore!>>. Ser Fabian, uno dei due componenti più giovani della sua guardia personale, stava attraversando la sala di corsa con qualcosa stretto in mano.

     Appena si avvicinò al trono fu ben visibile a tutti che era un sacco, per buona parte imbrattato di scuro sangue secco.

     Magett si alzò, allarmato: <<Che cosa c’è Fabian?>>. Le sue guardie non erano uomini che si agitavano con facilità, e certo non conoscevano la paura se non in minima parte. Eppure dallo sguardo di Fabian capì che c’erano cattive notizie.

     Il cavaliere sollevò il sacco: <<I sorveglianti delle porte esterne della città hanno pervenuto questo. Si trovava appeso a un cavallo appena giunto dalla campagna. La povera creatura era stremata. Dicono che non si salverà per quanto ha corso>>.

     <<Di chi è il cavallo?>> intervenne Silver.

     Fabian esitò un istante, ma il re lo invitò a proseguire. <<Non è ancora sicuro, ma pensiamo si tratti di un vostro sodato, lord Silver, quello che avete mandato a Ruddark. Voi di certo potrete facilmente confermarlo>>.

     Nessuno parlò. Magett non sapeva cosa dire. Quel bastardo di Rud si rivelava persino peggiore di quel che credeva. Fabian, capendo che nessuno voleva parlare, ficcò una mano nel sacco e ne tirò fuori il contenuto. Magett a quella vista ebbe un conato di vomito; la testa del povero soldato era stata mal recisa, tanto che mezza spalla era ancora attaccato sul lato sinistro. Appena sotto il mento era evidenti diversi tagli profondi; doveva aver sofferto molto prima che gli fosse concesso il colpo di grazia.

     Molte esclamazioni vennero dai lord della corte, chi di stupore, chi di disgusto. Silver impallidì e chiuse gli occhi per sottrarsi a quella spiacevole e drammatica visione: <<Sì, è lui>> confermò con voce tesa colma di rabbia. 

     <<Fabian, rimettila dentro. Per favore, portala via>> si affrettò a ordinare Magett. <<Dai ordine che sia lavata, sistemata meglio possibile, e bruciata. Pregheremo che gli dei accolgano questo povero soldato anche se non ci è stato concesso il suo intero corpo per celebrare un degno funerale. Costui merita ogni onore per la triste sorte che gli è toccata>>. 

     Il cavaliere, anch’esso pallido e teso, rimise la testa decapitata dentro al sacco e dopo un mezzo inchino frettoloso corse via. Magett allora si rivolse a Silver: <<Mi dispiace Garen>>.

      <<Non importa. Egli è morto per il suo re. Anche se non in battaglia, è stata comunque una fine onorevole per un giusto scopo>>. Nel suo sguardo notò la fermezza di chi afferma qualcosa solamente per calmare i presenti; entrambi sapevano che non era stata affatto una fine degna di un soldato scelto parte delle schiere argentine.

     <<Qual era il suo nome?>> chiese al lord.

     <<Si faceva chiamare Danny>> rispose Silver con voce commossa.

     In quel momento Magett lo giurò a se stesso; anche per Danny il lord di Rud non sarebbe rimasto impunito. 

 

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