L’undicesimo Re – capitolo 15 (3ª parte) – La colpa e la punizione

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Quella notte, dopo che il castello fu immerso nel silenzio del sonno, il re infilò i suoi abiti più umili, una tunica corta e una giubba di cuoio vecchio, mise un pesante mantello di lana marrone, e imboccò il corridoio fuori dai suoi appartamenti. Prese con sé il suo pugnale, per potersi difendere in caso di attacco.
     Sentiva il bisogno di sfogare la sua rabbia furente contro Vincent, il dolore per il tradimento di Teny; inoltre era tormentato dal rimorso per aver frustato Alyn. Nonostante l’avesse tradito tacendo un’informazione così importante e addirittura diventando quasi un complice del Goldwin, lo scudiero era solo un ragazzino. Non avrebbe dovuto fargli così male.

     Così si era deciso a uscire, da solo, come a volte faceva quando il peso di essere re diventava insostenibile.
     All’esterno rimase in ombra, attento a non farsi notare dalle guardie di vedetta. Sapeva che l’avrebbero fatto passare senza alcun problema, ma in quel modo tutti l’avrebbero saputo. Le guardie non aveva la tendenza a parlare come le puttane e i servitori, ma come potevano tacere se ben pagati, con un paio di monete d’argento potevano anche parlare.
     Scivolò quindi verso una postierla che dava fuori dalla cinta, sul ciglio del fossato. Percorse tutta la strada stando rasente le mura per non cadere in acqua, e quando fu arrivato al ponte levatoio attese che venisse calato.
     Poco dopo, come aveva previsto, un cavaliere venne avanti al galoppo e urlò alle guardie di aprire, presentandosi come un uomo della guardia di Lord Silver. Questo Magett lo sapeva, conosceva perfettamente i movimenti delle guardie al castello, persino degli uomini dei suoi consiglieri. Li teneva d’occhio da tempo, per essere certo che potesse fidarsi di loro. Quel cavaliere doveva essere andato al villaggio, sulle mura esterne, a fare il suo turno di guardia, e ora tornava come tre giorni prima a dormire al castello, per poi fare rapporto il mattino dopo al suo signore.
     Il re sfruttò il momento in cui l’uomo passò sul ponte levatoio, per tuffarsi in acqua e attaccarsi al ponte. Si mosse in fretta; nuotò fino alla riva opposta tenendosi al legno per facilitare quei movimenti, difficili da compiere con quel freddo. L’acqua era gelida, ma lui sorrise. Un’avventura, di tanto in tanto, era ciò che ci voleva anche a un re per ricordarsi di essere vivo.
 
Bagnato fino alle ossa, Magett si diresse verso la zona più cupa e squallida del villaggio, chiamata “quartiere rosso” per i fiumi di sangue che spesso scorrevano per le strade a seguito di risse varie tra ubriaconi.
     Non era certo un posto da re, ma era proprio lì che difficilmente sarebbe stato riconosciuto, perciò aveva più possibilità di divertirsi a suo piacimento senza attirare l’attenzione su di sé.
     In quel quartiere il buio avvolgeva tutto come una cappa nera. Magett non vedeva molto, ma conosceva bene la strada; ci era già stato alcune volte, specie prima di salire al trono. La prima volta era stata con Liam, ricordò con malinconia. Era triste tornarci da solo, ma Liam aveva fatto la sua scelta, aveva preferito odiarlo. 
     Entrò nel bordello a testa bassa, celando i suoi capelli biondi sotto il cappuccio. All’interno c’era molto fumo, qualcuno suonava e il baccano era assordante. Uomini che urlavano, donne che cantavano e dappertutto l’odore di birra, sesso, sudore, e vino di qualità scadente. Magett sorrise. Tutto quello non era minimamente di suo gusto, ma in quel momento era proprio ciò che voleva.
     Andò al bancone, e ordinò una birra a una donnona alta e in carne, con due seni grossi che trasbordavano dalla veste scarlatta. La donna gli sorrise ammiccando. <<Tesoro bello, togli quel cappuccio se vuoi la tua birra. Anche tu devi esporre la tua merce se vuoi divertirti>>. Dicendo questo si sporse sul bancone mettendo in mostra ancora di più il seno prosperoso. Magett diede uno sguardo, poi scosse la testa. <<Chiedi troppo, cara signora. Io non espongo la mia merce con tanta facilità>>. Nonostante le sue parole si contraddisse tirando su il cappuccio, mostrando così i ciuffi mossi e dorati.
     La donnona sembrò compiaciuta di ciò che vedeva. Sorrise civettuola: <<Sei uno splendore, ragazzo>>. Prese poi un calice di discreta fattura, lo riempì di qualcosa che il re non vide e glielo porse. <<Niente birra vecchia per te, tesoro. Un bel giovanotto è degno del nostro miglior vino. Tieni qua>>. Glielo porse scoccandogli un bacio su una guancia. Magett la lasciò fare.
     Non aveva bevuto che un paio di sorsi e già qualche fanciulla gli si era avvicinata. Sembravano attratte sinceramente dal suo aspetto e lui se ne compiacque. Lasciò il vino, rifilò due monete di rame alla donna che lo aveva così gentilmente servito e prese per mano una donna dai capelli scuri che lo fissava da un po’. Era leggermente in disparte rispetto alle altre, ma lui l’aveva già vista salire e scendere un paio di volte quand’era andato al bordello il mese prima.
     Salirono le scale fino al piano di sopra e scelsero una stanza vuota e spaziosa. La donna si premurò di chiudere bene, poi si lasciò ammirare senza dire una parola. Era già sulla quarantina probabilmente, ma comunque dotata di un fascino straordinario. I capelli d’ebano le ricadeva in leggere onde sul corpo snello e ben fatto, arrivando a sfiorare l’inizio delle cosce. Non indossava nulla di abbastanza coprente, solo un velo che lasciava scoperto un seno e scendeva appena sotto il pube. Quando Magett annuì la sua approvazione, la donna lasciò scivolare la veste leggera scoprendo completamente il suo corpo magnifico.
     Lui rabbrividì. In quella stanza faceva freddo, ma lei pareva non sentirlo. Si tolse il mantello, gettò anche la giubba a terra e si avvicinò continuando a fissarla. Baciò le mani delicate, poi le guance, e infine la sua bocca ardente di desiderio. In breve si ritrovarono avvinghiati in un passionale amplesso, prima ancora di avere raggiunto il pagliericcio che faceva da letto.
     Nemmeno un’ora dopo si trovavano stesi uno accanto all’altra, intorpiditi dal piacere. Magett si sentiva debole come ogni volta, incapace di muoversi, quindi smise di contemplare le forme della donna con cui aveva appena fatto l’amore, e chiuse gli occhi lasciando invadere dal torpore del sonno. 

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