L’undicesimo Re – capitolo 15 (2ª parte) – La colpa e la punizione

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Magett banchettò fino a tardi insieme ai lord di corte, alle guardie reali e alle dame; sua sorella aveva chiesto il permesso di ritirarsi, era rimasta evidentemente scioccata da ciò che si era costretta a vedere. Si ripromise di tenersi informato sulle sue condizioni di salute.
     Dopo aver piluccato un po’ di olive e formaggio, assaggiato il cinghiale, che non era di suo gradimento, e gettato nella ciotola apposita la forma di pane che serviva da vassoio per il cibo, il re si ritirò nelle sue stanze. Sentiva il bisogno di riposare dopo quella lunga mattina e non aveva alcuna voglia di festeggiare. Di vino ne aveva buttato giù anche troppo.

     Lasciò che Alyn si divertisse insieme agli altri scudieri rimasti al banchetto per servire i loro signori, e si fece accompagnare da tre valletti e tre guardie.
     Anche nei suoi appartamenti, nonostante ben quattro fuochi fossero accessi, avvertì un freddo glaciale. Gettò uno sguardo alle fiamme che si innalzavano dai quattro bracieri d’argento posti negli angoli della sua camera da letto. Era più il fumo che avvolgeva l’aria, che il calore sprigionato da quegli innocenti e vacillanti fuocherelli.
     «Portatemi acqua calda» ordinò ai valletti, «e più coperte, di lana e pelliccia».
     I servitori chinarono il capo e si affrettarono a obbedire. Solo uno si trattenne per aiutarlo a svestirsi. Lo avvolse poi in una calda pelliccia e senza quei vestiti gelidi Magett si sentì subito meglio. La sua pelle nuda rabbrividiva di piacere a contatto con il pelo ruvido.
     Per un attimo dimenticò tutti i pensieri che in quei giorni lo attanagliavano.
     
Fece il bagno nella sua calda tinozza foderata di velluto, talmente grande e lunga che gli consentiva di stare quasi sdraiato, si asciugò i capelli davanti al fuoco dei bracieri e avvolto di nuovo nella pelliccia tornò a letto a riposare dalla debolezza che il bagno aveva infuso nel suo corpo.
     Era rilassato ma ancora sveglio quando Alyn fece ritorno dal banchetto. Scivolò lentamente nella stanza ma si accorse che non dormiva. «Mio signore, chiedo scusa, pensavo dormiste».
     «Non importa Alyn».
     «Lord Silver mi ha detto di riferirvi che ha discusso con i lord riguardo la questione di ser Vincent. Chiede se domani ne parlerai ancora per decidere cosa fare».
     «Va bene, domani mattina riferirai al mio consigliere che accetto di parlare con lui un’ora prima del pranzo».
     «Sarà fatto» disse il ragazzino e fece per andarsene, ma in quel momento Magett vide qualcosa nei suoi occhi. Un lampo di angoscia e la fretta di fuggire da quella stanza. Gli sembrava assurdo, ma ebbe le netta sensazione che lo scudiero gli stesse nascondendo qualcosa.
     «Aspetta Alyn, hai altro da dire?».
     Alyn si bloccò di colpo e parve in ansia per quella domanda. Si accorse che le sue mani tremavano. Lui capì che le aveva notate e le nascose dietro la schiena. «Sono solo un po’ stanco» si giustificò. «Con il vostro permesso, andrei a dormire».
     «Sì, certo. Vai» acconsentì Magett. Probabilmente era stanco anche lui e vedeva cose che non esistevano.
     Ricadde di nuovo sui cuscini, ma non dormì facilmente, tanto era scosso da pensieri di misteri e tradimenti.
     Prima dell’alba aveva ancora gli occhi sbarrati nel buio della stanza, ma era avvolto dal torpore del sonno.  
     Attese che Alyn si alzasse e aprisse le imposte; la luce fioca entrò a bagnargli il viso e allora si destò completamente.
     «Buongiorno Hal, è un buon mattino?»
     «Sì Maestà, non fa molto freddo». Il tono dello scudiero era basso e cupo, in pieno contrasto con i raggi del sole. Si ricordò della sera prima, quando aveva avuto una brutta sensazione, e non poté fare a meno di sentirsi allo stesso modo.
     «Tutto bene Alyn?».
     Con sua sorpresa lo scudiero scosse la testa e rispose con un secco «No».
     «Hai qualcosa da dirmi?» chiese Magett in tono comprensivo. Era certo che non fosse accaduto nulla di male, ma voleva che Alyn fosse sincero con lui.
     Il ragazzino si trovava in evidente stato di disagio. Le sue guance erano arrossate e nonostante provasse a nasconderle tirando le maniche della tunica, si vedeva bene che le mani strette a pugno tremavano.
     «Desiderate la colazione?» chiese Alyn provando a sviare il discorso. Magett però non cadde nella trappola e insistette: «Se hai qualcosa da dire, sai che con me puoi parlare liberamente». Lo scudiero non rispose, continuando a tenere la testa bassa.
     Trascorsero attimi di assoluto silenzio, duranti i quali Magett si sforzò di non spazientirsi. Sedette, sorseggiò del vino che prese da sopra il tavolo e aspettò che Alyn fosse pronto.
     «Temo la vostra ira, mio signore» disse infine il ragazzino. Era pallido in volto e le labbra tremolavano. Aveva paura.
     «Non preoccuparti Hal, non devi temere ire immotivate. Se non hai fatto nulla di grave, andrà tutto bene».
     L’espressione di Alyn si aggravò di colpo. Magett capì che era quello il problema. «Cos’hai combinato Hal?» chiese d’improvviso in apprensione. Era consapevole che se il fatto era grave sarebbe stato costretto a punirlo.
     «Io… ecco… io…» iniziò Alyn balbettando. «Io so dove…». Lo scudiero si bloccò per un attimo, in evidente difficoltà. <<So dove si trova Vincent Goldwin>>.
     <<Cosa?>>.
     Il ragazzino retrocedette di un passo e abbassò la testa, terrorizzato. Magett scattò in piedi, colmo di una strana, nuova energia. <<Come hai potuto tenerlo nascosto?>>.
     Lo scudiero apparve sorpreso. Aggrottò le sopracciglia e schiuse leggermente le labbra: <<Non lo so da molto, mio signore. Io…temevo la vostra reazione, quindi ho pensato fosse meglio stare zitto>>.
     Qualcosa dallo sguardo del ragazzo gli fece però capire che non era solo questo. C’era sotto qualcosa. <<Cos’altro hai da dire?>>.
     <<Nulla, mio signore. Ho solo scoperto per errore il nascondiglio di messer Vincent>. 
     <<Non ti credo, Alyn, non è solo questo>>. Gli si avvicinò, mentre infilava una vestaglia per combattere la frescura del mattino. <<Parla, ti conviene  confessare tutto>>.
     Lui abbassò ancora di più la testa, fino ad inginocchiarsi dinanzi al re. <<Ecco… messer Golwin…lui…mi chiedeva di portargli cibo fresco, abiti puliti e una donna di piacere per il suo godimento, e io obbedivo, mio signore>>.
     Magett rimase sbalordito. Il veleno del tradimento si impossessò di lui e preso da un impeto di furia afferrò il piccolo scudiero per le spalle e lo spinse di forza fino al muro sbattendogli la testa. <<Mi hai tradito! Come hai potuto farlo, Vein! Dopo tutto quello che ti ho concesso… tu mi ripaghi stringendo un patto con il nemico?>>.
     <<Mi dispiace mio signore, vi prego…>>. Alyn tremava, piccole lacrime scorrevano sulle sue guance. Tra i riccioli scorrevano rivoli rossi, che gli scendevano lungo il collo. Ma a Magett non importava che fosse ferito; il dolore per il tradimento era troppo forte, quasi intollerabile. Da quando Alyn era suo scudiero era già passato più di un anno e lui si era affezionato al ragazzino. Non avrebbe mai pensato che potesse essere un traditore.
     Prese a scuoterlo per la rabbia: <<Come hai potuto? Pensavo fossi un leale scudiero, invece mi hai tradito!>>.
     <<Mi dispiace, io…non volevo…>>. 
     <<Taci! Non voglio le tue scuse Alyn!>>. Era accecato dalla furia, tanto che si staccò dal ragazzino e si allontanò da lui, poiché una parte ormai remota della sua coscienza temeva ciò che avrebbe potuto fargli. <<Non dovevi farmi questo>>.
     <<Io non ho mai voluto tradirmi. Facevo solo ciò che messere mi ordinava>>.
     <<Tu devi obbedire ai miei di ordini, non a quelli di Vincent!>>.
     Il ragazzino crollò in ginocchio, piangendo: <<Ma ser Vincent mi minacciava, mio signore. Diceva che mi avrebbe ucciso se non gli avessi obbedito>>.
     <<Maledetto di un Goldwin!>>. Magett imprecò con furia, battendo un pugno sul muro e sbucciandosi malamente le nocche.
     Per qualche istante regnò il silenzio, interrotto solo dai singhiozzi di Alyn. Poi Magett si rivolse di nuovo a lui: <<Mi vedo costretto a punirti Alyn>>.
     <<No, vi prego, non la frusta…>>.
     <<Non dovevi tradirmi>>. Lo gelò con lo sguardo, ancora furibondo. <<Ora vattene, prima che io cambi di nuovo idea>>.
     Alyn però non si mosse. Tremante, disse:«Ecco, mio signore, non è tutto».
     Magett aggrottò la fronte: «C’è altro quindi?».
     Alyn annuì: «La serva che portavo a ser Vincent, non era una serva qualunque».
     <<Cosa intendi?>>.
     <<La serva è Tania, la chiamano Teny>>.
     “Teny”.   Quella rivelazione lo folgorò. Si dovette sedere per non crollare a terra. Una serva del castello che intratteneva altri senza il suo permesso? E per di più Teny, la sua amante? “Come ha potuto… anche lei una traditrice…”.
     <<Non è colpa mia, era messer Vincent che mi ordinava di portarmi una serva del castello e lei… Teny si è offerta volontaria ogni volta>>.
     «Cosa?» Magett rimase di pietra, come una statua scolpita nella roccia. Non riusciva a credere a quello che aveva sentito. Si volse e piantò uno sguardo di ghiaccio su Alyn. «Teny “voleva” stare con Vincent? Stai scherzando…».
     Alyn aveva di nuovo un’espressione terrorizzata. «N-no mio signore, non sto scherzando. Sembrava ben felice di andare da lui».
     “Non può essere…Teny non l’avrebbe mai fatto”.
Sentì la rabbia salire dalle viscere, come un’onda di acido ripercorreva la strada dallo stomaco e gli saliva in bocca. Digrignò i denti, cercando di trattenersi, ma senza rendersi conto saltò addosso allo scudiero. Si alzò di nuovo, furioso, e lo prese per il collo della camicia che portava sotto alla tunica. «Bugiardo!» gridò mentre aumentava pericolosamente il suo battito. «Tu mi stai mentendo, dannato Vein! Dì la verità, Teny non centra nulla non è così? Tu stai coprendo le spalle a Vincent, hai detto tu stesso che ti ha pagato per farlo e ora cerchi di spostare la colpa sulla mia amante».
     Il ragazzetto balbettò qualcosa, ma il suo viso era talmente paonazzo dalla paura che non riuscì a dire nulla di concreto.
     Magett allora si rese conto di stare esagerando. Lo lasciò andare, ma la collera non era certo passata. «Perché stai facendo questo? Dimmelo, almeno. Dopo avermi mentito me lo devi». Prese a camminare su e giù, come un pazzo in cella.
     Lo scudiero si rintanò in un angolo, tremando. «Io non sono un bugiardo, ho detto la verità» farfugliò tra le lacrime. «Vi prego, credetemi mio signore, non vi mentirei mai, nemmeno per denaro».
     <<Quindi vuoi che io creda alla storiella che tu, lo scudiero del re, abbia obbedito a un Goldwin per paura? Quindi sei un codardo>>.
     Alyn abbassò la testa: <<Io non vi avrei mai tradito. Non volevo farlo…>>.
     Magett si volse, disgustato, e continuò la sua camminata furiosa. “Non è possibile, non è possibile”. Come poteva Alyn, il suo bravo scudiero, avergli mentito in quel modo? “Lo sa che Teny è la mia amante, perché ha tentato di versare la colpa su di lei?”.
     «Mio signore…» continuò Alyn, ma lui si volse e lo inchiodò con lo sguardo. «Zitto, non rivolgermi più la parola».
     Lui continuò a piangere, dimentico delle buone maniere. Aveva paura, si vedeva chiaramente sul suo viso. In fondo era solo un ragazzino, ma non per  questo poteva passarla liscia. Alyn lo sapeva benissimo, gli aspettava una punizione.
     Infatti chiese, balbettando tra i singhiozzi: «Che cosa mi farete Maestà?»
     «Un po’ di contegno, Alyn della casa Vein» sbottò con furore. «Sei figlio di un lord, non un ragazzetto qualunque. Mi hai tradito, mentendomi, e hai colpevolizzato la mia concubina di un atto volgare, come fosse una sporca meretrice, o peggio ancora una strega».
     «Ma io non ho detto questo» si intromise Alyn.
     «Sì, invece, hai affermato di averla personalmente scortata a Vincent Goldwin. Perciò è uguale al definirla una donna di facili costumi. Lo neghi?»
    Lo scudiero, sconfitto, abbassò la testa e annuì debolmente.
     «Riceverai cinque frustate come punizione, e non parlerai a nessuno di quello che hai visto. Teny non è come pensi, e non può essersi fatta… toccare da quel bastardo di Vincent».
     La rabbia era incontenibile. Sentiva le vene pulsare, la testa bollente. La ferita bruciava.
     Alyn tremava, ma si asciugò le lacrime, con tutta la dignità di cui era capace chinò il capo. «Acetterò con piacere la giustizia del mio sovrano, poiché la merito. Come merito la sua ira». Solo un’altra lacrima gli sfuggì, ma mantenne la voce salda come un adulto. «Vi prego solo di non informare mio padre. Ne sarebbe addolorato, maestà, e io non saprei come rimediare».
     Magett si morse il labbro, fino a farlo sanguinare. Era una questione delicata. Non poteva tenere nascosto un fatto così a lord Vein, ma se glielo avesse riferito certamente Alyn sarebbe stato nei guai. Vein non era dotato di un carattere indulgente, non si sarebbe addolorato ma infuriato persino più di lui.
     «Va bene» acconsentì dopo averci riflettuto qualche istante. «Non informerò la tua famiglia, ma devi chiedermi perdono, Alyn. E ricorda, non tollererò un altro tradimento».
     L’espressione sollevata dello scudiero lo commosse, ma cercò di mantenere uno sguardo severo.
     «Mio signore, vi chiedo umilmente perdono per il vergognoso atto di tradimento nei vostri confronti» recitò Alyn, come scritto nei libri di legge. Si chinò, Magett gli porse la mano e lui baciò l’anello reale. «Prometto che non commetterò altri errori, sarò un bravo scudiero e non peccherò in tradimento né volgari intenzioni».
     Alyn si risollevò e Magett annuì: «Bene, vai a prendere la frusta. Riceverai subito la tua punizione, e nessun altro saprà del tuo tradimento».

     Il ragazzino si illuminò: «Davvero? Non lo direte ai consiglieri? Nemmeno a lord Silver?»
     «Sei ancora giovane. Non infangherò il tuo nome e la tua buona reputazione per un danno poco grave secondo la legge».
    «Grazie mio signore». Alyn si inchinò, le ginocchia a terra.
Quando lo scudiero tornò con la frusta, Magett, vedendo con quanto coraggio e responsabilità gliela porse, ebbe la tentazione di fargliela portare indietro. Si pentì di avergli detto che era un codardo e non voleva davvero punirlo, la rabbia lentamente stava sfumando, ma sapeva che per farsi rispettare era necessario l’uso della forza. Avrebbe fatto il suo dovere.
     Alyn si tolse la tunica e la camicia e si inginocchiò dandogli le spalle. Magett impugnò con più forza la frusta e strinse i denti. La pelle del suo scudiero era liscia e candida, perfetta e morbida. Gli sembrava una terribile ingiustizia rovinare tale perfezione.
     Si fece coraggio e schioccò con delicatezza la frusta, che colpì Alyn provocandogli una striscia rossa. Il ragazzino gemette, ma rimase immobile.
     Magett attese un attimo per consentirgli di riprendersi. “Forse è meglio contare” disse fra sé. «Due». Colpì di nuovo Alyn, questa volta più forte di quanto avrebbe voluto. Lui urlò e iniziò a tremare.
     «Tre». Questa volta Magett lo sentì singhiozzare, e vide che la pelle della schiena era già imbrattata di sangue. I solchi erano profondi e arrossati.
     «Quattro». Magett abbassò di nuovo la frusta, cercando di essere più delicato, ma il corpo di Alyn fu comunque percorso da uno spasmo di dolore.
     «Cinque». Sentì una lacrima premere negli occhi. Non era a questo che voleva arrivare. Avrebbe voluto che Alyn non gli avesse detto nulla. “Teny non può avermi fatto questo…”. Con dolore abbassò la frusta, segnando con una quinta ferita la schiena del suo scudiero. Poi lasciò cadere la frusta e strinse gli occhi per trattenere le lacrime. Non era un bambino, non doveva piangere.
     Alyn provò ad alzarsi, ma crollò a terra. Non singhiozzava più, il dolore era troppo forte. Magett aveva provato un dolore peggiore, quando era poco più grande di lui, perciò lo capiva fin troppo bene.
     «Hal…». Si chinò e lo prese tra le braccia. Tremava forte. Lo avvolse nella camicia e dopo averlo sollevato con delicatezza lo portò nella sua stanza.
     Dopo averlo adagiato sul suo letto a pancia in giù, prese dell’acqua e gli lavò la schiena. Si sentiva in colpa, non aveva provato nessun piacere a fargli del male. Eppure sentiva che era stato il suo dovere, e che non aveva avuto alternativa.
     Gli posò dolcemente le coperte sopra perché non prendesse freddo, poi ordinò a una guardia di chiamare un guaritore.
     Rimaneva solo una cosa da fare per sistemare quella faccenda. Doveva punire Vincent.

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