Recensione: La reliquia di Costantinopoli di Paolo Malaguti

6355054_9826991565, Venezia. Il sole non lambisce ancora il camposanto di San Zaccaria, quando il vecchio Giovanni si cala nella tomba del chierico Gregorio Eparco, il suo antico tutore, appena riesumata dai pissegamorti in cambio di tre ducati. Non vuole trafugare la bara di legno marcio o le ossa ricoperte di lanugine e muffa. Sta cercando un libercolo. Un diario «avvolto in una pezza di tela cerata, sigillata da un nastro nero», che lui stesso, cinquant’anni prima, ha nascosto sotto la nuca del maestro, dopo aver giurato di non sfogliarlo né di farne parola con nessuno.
Il giuramento, però, ora può essere infranto, poiché le annotazioni contenute in quell’involucro sono l’unico indizio in grado di condurre ad alcune preziosissime reliquie cristiane andate perdute.Il diario si apre nel 1452, quando Gregorio – «la barba folta e nera» e un «fisico più da rematore che da mercante» – giunge ad Adrianopoli insieme con il suo socio d’affari, l’ebreo-veneziano Malachia Bassan.
La città, strappata a Venezia dagli Ottomani un secolo prima, offre uno spettacolo raccapricciante agli occhi dei due giovani mercanti. Ventotto marinai di una galea da mercado della Serenissima, accusata  di aver disubbidito agli ordini provenienti dalla fortezza di Boghaz-kesen, fatta costruire da Maometto II per controllare il traffico sul Bosforo, sono stati torturati, uccisi e lasciati alla mercé dei cani nelle pubbliche vie.
L’intento del giovane Sultano, un ragazzo di diciannove anni magro e pallido, è chiaro: offrire una dimostrazione di forza prima di cingere d’assedio la città che, per i cristiani, è la madre e la guida di tutto il mondo, l’ancella stessa del Padre: Costantinopoli, l’arca di santità che custodisce il maggior numero di reliquie cristiane.
Mentre uno sparuto esercito di genovesi, greci e veneziani tenta di respingere l’assalto dei turchi, Gregorio ha un’idea: recuperare tutti «i frammenti di Paradiso» appartenuti ai santi e disseminati nelle chiese, nei sotterranei e dentro il Grande Palazzo imperiale di Costantinopoli, per salvare in tal modo la Cristianità. Un’idea allettante anche per Malachia Bassan, nella cui mente si affaccia il pensiero che, male che vada,  quelle reliquie così preziose possono pur sempre essere vendute.
Così tra imboscate, fughe ed enigmi, i due giovani mercanti si accingono all’impresa…
Con una documentazione sterminata capace di riprodurre fedelmente l’architettura di Costantinopoli cinta d’assedio dagli Ottomani e le strategie militari, le lingue, i culti e i costumi dell’epoca, Paolo Malaguti scrive un romanzo d’avventura dall’inarrestabile tensione narrativa. E ci consegna due protagonisti memorabili, figli del XV secolo: il saggio e ossequioso chierico Gregorio e l’imprevedibile ebreo Malachia.

OPINIONE

Questo romanzo l’ho adocchiato quasi per caso in una libreria non lontanissima da dove abito. Mi ha subito incuriosito, perché i romanzi storici mi affascinano parecchio. 
Sapendo più tardi che avrei anche avuto la possibilità di conoscere l’autore, durante un incontro nella stessa libreria, il mio entusiasmo è notevolmente cresciuto. 
Sono fiera di aver partecipato all’incontro, di avere la firma di Paolo Malaguti sulla mia copia del libro e di aver potuto fare la conoscenza di un bravissimo autore italiano, che ringrazio per la sua gentilezza nei miei confronti quando gli ho confessato il mio amore per la scrittura e gli ho fatto presente dell’esistenza di questo blog.

Vediamo quindi il libro…

Prima di tutto, è necessario affermare questo: che l’autore, attraverso una ricostruzione mirabile dei luoghi, offre immagini realistiche della Costantinopoli al tempo della caduta; volgeva l’anno 1453. E questo è certo un particolare interessante, oggetto di grande ammirazione mia nei confronti di Paolo Malaguti, e un valore enorme nel romanzo, essendo storico.
     Nonostante il tema dell’assedio e della presa da parte turca sia stato oggetto di tanta letteratura fino ad oggi, il valore dell’impresa narrativa di Malaguti merita di essere riconosciuto, poiché durante la lettura si nota molto bene la documentazione particolareggiata, e anche gli approfondimenti storico-archeologici; ogni vicolo della città, palazzo, luogo di culto è descritto in modo che sembri davvero reali e tangibile, e il lettore non può che restarne affascinato e ammirato.
In particolare ho apprezzato molto, essendo “scrittrice” di medieval fantasy (molto collegato allo storico per le guerre ecc.), l’intensità delle scene di scontri tra le forze cristiane e gli Ottomani, scene che portano nella narrazione fiumi di sangue, e orrori, il tutto scritto in maniera davvero abile. 

Ammirevole anche il resto della trama. Due personaggi ben costruiti che danno vita a un’appassionante e coinvolgente ricerca delle varie reliquie della città. Il loro scopo: portarle in salvo dalle grinfie degli Ottomani e tentare così di salvare la Cristianità.

Il particolare più interessante e originale del romanzo è però l’utilizzo del dialetto veneziano, che porta un pizzico di brio nella lettura, come anche l’ebreo. Questo salto tra le varie lingue e dialetti l’ho trovato davvero interessante, specie per chi come me un po’ lo conosce il veneziano. 

Parlando dello stile dell’autore, non posso che provare una forte ammirazione per questa scrittura corposa, ben costruita e mai banale, differente dagli stili semplificati dei tempi odierni. È anche vero che in certi punti la narrazione, specie nelle descrizioni, risulta un po’ prolissa, costruita in modo poco scorrevole intendo, con frasi lunghette e complesse, che rallentano la storia; ma in ogni caso trovo giusto che stili più complessi vengano presi in considerazione, soprattutto da chi, come me, intende seriamente affacciarsi nel mondo della scrittura. 
Perciò, tanto di cappello a Paolo Malaguti. 🙂

Per riassumere…
Un romanzo non banale, interessante e ben scritto, a tratti lento ma importante per il periodo storico, le vivide descrizioni e per la trama costruita in maniera eccellente. Corposo non solo per la mole delle pagine, ma anche per il contenuto, “La reliquia di Costantinopoli” è un libro che ho letto in parecchio tempo ma che proprio per questo non se ne andrà facilmente dalla mia memoria.

Ora lascio a voi i commenti.:) E se volete rispondete alle domande. Avete letto questo libro? Vi piacciono gli storici? Avete intenzione di leggerlo? Questa mia breve recensione non vi affatto invogliato, o al contrario ha suscitato in voi un minimo di interesse? Se volete lasciate un voto, sarà quanto mai gradito😉 .

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