L’undicesimo Re – capitolo 15 (1ª parte) – La colpa e la punizione

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Era l’alba quando Tarn fu condotto all’esterno delle prigioni. Il mastio era inondato della luce mattutina, rosa e oro coloravano i merli delle mura.
     Il cortile era già gremito di gente, venuta ad assistere alla condanna. Magett aveva voluto renderla pubblica per aumentare l’umiliazione ai danni di Tarn.
     Lo vide attraversare il cortile, condotto a braccia dalle guardie, che lo trascinavano senza pietà. Il lord tentava di dimenarsi debolmente, ma altre due guardie lo spintonavano da dietro rendendo vani i suoi tentativi di ribellione.
     Tra sé pensò che quello non fosse un atteggiamento da nobile, quanto da furfante straccione. Un vero lord avrebbe raggiunto il patibolo a testa alta.
     Tarn assomigliava a un povero contadino dei villaggi attorno alla capitale. Vestiva con una lunga tunica stropicciata, tempestata di macchie marrone e rossastre. I piedi erano nudi, i capelli sottili gli ricadevano ai lati del viso in ciocche unticce e annodate.
     Quando raggiunse il centro del cortile si gettò a terra in ginocchio e invocò pietà con voce straziante, lo sguardo rivolto al cielo coperto di nubi sottili. Il sole nasceva coronandole di oro e accecando gli occhi del condannato.
     Magett non prestò la minima attenzione ai suoi lamenti, anzi volse la testa di lato per non guardare quello spettacolo penoso. Rivolse l’attenzione a sua sorella, che seduta accanto a lui fingeva di osservare quanto accadeva in quel momento. In realtà i suoi occhi guardavano senza vedere, erano come velati dalla nebbia. Vestiva con un abito sobrio color indaco scuro e un soprabito chiaro, che copriva modestamente il suo corpo esile. Uno scialle di lana chiara avvolgeva le sue spalle, il collo e la testa, sopra cui era posato un sottile cerchietto d’oro a indicare il suo alto rango. Nient’altro di prezioso coronava la sua figura.
   In quel momento lei si volse con lentezza verso di lui. Subito abbassò lo sguardo rispettosamente. «Maestà, se mi consentito sapere, a quale grado salirà la condanna?».
     «Sorella, non dovresti angosciarti con tali domande» replicò Magett cercando di distoglierla dalla tensione che percepiva. Era certo che Mey non avesse mai assistito a una condanna pubblica, e la prima volta era sempre difficile per tutti, specie per una donna.
      «Insisto, mio signore, vorrei sapere per essere preparata a ciò che dovrò vedere».
    «Capisco». Magett si torse le mani, nervoso. «Lord Tarn riceverà la giusta punizione per le offese che mi ha arrecato. Gli saranno mozzate entrambe le mani e rimarrà in quelle condizioni per sette giorni in cella».
     Mey apparve sorpresa. «Credevo che per un’offesa si mozzasse la lingua, mentre le mani ai ladri». Nei suoi occhi Magett lesse il suo profondo turbamento.
      «Sì, è così, ma il re può cambiare le condanne scritte nelle leggi, se lo ritiene opportuno».
     «Oh… capisco» disse lei senza replicare. Rivolse di nuovo lo sguardo a Tarn, e Magett fece altrettanto. Il condannato nel frattempo era giunto presso il palchetto che era stato allestito la sera prima per l’esecuzione della condanna.
     La gente iniziava ad acclamare, sembrava che attendessero una decapitazione invece di una semplice punizione corporale.
     Tarn fu spinto sopra al palco, dove cadde un’altra volta in ginocchio. Allora due guardie lo presero sotto le ascelle, e lo trascinarono al centro, dove il boia era già pronto con la scure tra le mani.
     A pronunciare la condanna fu Silver, che salì a sua volta sul palchetto e annunciò con voce solenne. «Popolo del nord! Gente della capitale! Siete qui per assistere alla punizione di Terrell Tarn, signore di Tarn e di Turash, cavaliere della Terra d’argento e protettore della roccaforte del monte Arit». Fece una pausa perché la folla esultante si mettesse in silenzio. Poi continuò con vigore. «Lord Tarn ha osato arrecare offesa al nostro re, e per questo la sua punizione sarà il taglio delle mani, come monito per tutti coloro che non portano rispetto al nostro misericordioso sovrano».
     Risuonò un applauso dalla gente tutto attorno, e persino alcuni consiglieri e signori di corte applaudirono e fischiarono rozzamente la loro approvazione. Magett sbuffò esasperato. Nonostante il loro rango si comportavano talvolta peggio degli animali.
     Silver attese il suo segnale, che lui diede con un semplice gesto della mano destra. Il braccio sinistro, legato al petto da una fascia, pulsava e doleva. Nonostante le cure, la ferita si era riaperta. Non voleva decidersi a guarire.
     Tarn fu messo dietro un ceppo, le mani, tenute ferme dalle guardie, furono posate al di sopra. Il boia si avvicinò, la folla ora taceva, tutti erano in attesa come di qualcosa di bello, di uno spettacolo festoso e affascinante.

     La scure si sollevò al cielo, il sole sorgente fece brillare di rosso la lama, che in quel modo apparve come insanguinata.

     Magett guardò sua sorella, che era divenuta all’improvviso pallida. «Non sei costretta a guardare, se non vuoi» le disse gentilmente. Ma la sorella scosse la testa. «È mio dovere farlo, Maestà».

    Mentre pronunciava quelle parole, la lama calò producendo un rumore secco, che si udì anche a quella distanza. Una mano finì quasi a terra, l’altra sembrava essere ancora attaccata. Tarn urlò, dimenandosi. Il boia alzò di nuovo la scure per finire il lavoro. Un altro colpo e anche l’altra mano si staccò, e allora il sangue cominciò a uscire a fiotti da entrambi i moncherini, inzuppando il ceppo. Magett sentì sua sorella sussultare.

     Tarn era bianco in volto, urlava continuando a muoversi agitato, in preda a una follia febbrile. «Le mie mani, le mie mani!» ripeteva in grida laceranti.

     Il popolino esplose in una comune risata, gli uomini esultavano, alcuni avevano portato sbobbe da bere e brindavano, le donne nascondevano dietro le sottane i loro bambini terrorizzati. I ragazzi più grandi guardavano affascinati le mani mozzate, una a terra, l’altra sul bordo del ceppo. Le due membra recise sarebbero state esposte sulle mura esterne del castello finché non sarebbero marcite.

 

divisore (1)

Grazie a tutti per la lettura. :) Non so se venerdì pubblicherò, ma spero che almeno la prima parte di questo capitolo vi sia piaciuta. Attendo commenti!

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-Irene sartori (Erin Wings K.)


Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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