Scrittura#3 – Storia della scrittura (parte terza)

typewriter-801921

Ciao a tutti! Eccoci a continuare il nostro viaggio attraverso l’affascinante storia della scrittura. Oggi vedremo in breve i vari sistemi di scrittura nell’antichità.

Articoli precedenti:

 

Cominciamo…

I sistemi di scrittura si distinguono dagli altri possibili segni di comunicazione simbolica che prevedono di solito la comprensione di qualcosa della lingua parlata per comprendere il testo. Al contrario, altri sistemi simbolici possibili come ad esempio pittura, mappe e matematica spesso non richiedono una preventiva conoscenza di una lingua parlata. Ogni comunità umana possiede una lingua, caratteristica considerata da molti come una condizione innata e definizione del genere umano. Tuttavia lo sviluppo di sistemi di scrittura, e il processo attraverso il quale questi hanno soppiantato la tradizione orale di comunicazione è stato sporadico, irregolare e lento nel tempo. Una volta creati, i sistemi di scrittura hanno subito un cambiamento molto più lento rispetto ai loro omologhi parlati, e spesso hanno preservato caratteristiche ed espressioni non più attuali nella lingua parlata.

Approfondiamo un po’…

In Siria a partire da circa 10.000 anni fa, venivano usati dei gettoni d’argilla di forma diversa per indicare dei prodotti agricoli. Per esempio, un gettone di forma di una grossa moneta con incisa una croce indicava una pecora, uno di forma conica indicava una misura di grano, uno ovoidale indicava un’anfora d’olio, etc. Per distinguere fra pecore, montoni ed agnelli, si incidevano sul gettone dei segni diversi. Per indicare 20 pecore, erano necessari 20 gettoni. Questo sistema continuò ad essere usato per diversi millenni. Nel 3500 aC, gli amministratori dei magazzini del palazzo del sovrano per non disperdere i gettoni cominciarono ad inserirli in una palla cava di argilla (bulla) sulla quale in seguito si cominciò a disegnare i gettoni che conteneva. Dopo circa 300 anni, i gettoni vennero soppressi e le palle cave vennero sostituite da una tavoletta piana d’argilla sulla quale venivano incise le forme dei gettoni. Le tavolette erano più piccole e comode da usare delle pesanti palle di creta. Quindi, tutti i precedenti oggetti tridimensionali vennero sostituiti da tavolette bidimensionali, molto più pratiche da maneggiare e da archiviare.

Figura 2 – Gettoni d’argilla usati per indicare animali
d’allevamento o prodotti agricoli. (Copie prodotte
all’inizio del III millennio dC, cioè qualche giorno fa).

Se però si dovevano indicare 43 anfore, bisognava incidere 43 disegni di anfora. Qualcuno pensò di semplificare le cose indicando prima il numero e poi l’oggetto contato. In pratica, si cominciò ad indicare le unità con tratti verticali tracciati con la punta di uno stilo e le decine con impronte circolari ottenute premendo il fondo dello stilo sulla tavoletta. Dopo questi numeri seguiva la figura di ciò che era stato contato. In questo modo, per indicare 43 anfore non c’era più bisogno di disegnare altrettante anfore, ma si indicava: OOOOIII e la figura di un’anfora. Questo sistema era molto più semplice da usare di quello precedente. Inoltre, i segni che indicavano i numeri e quelli che indicavano i beni si separarono in due differenti sistemi di segni: il sistema contabile e la scrittura vera e propria.

Se era relativamente facile indicare prodotti agricoli con un disegno (pittogramma) o con un simbolo convenzionale (ideogramma), più difficile era scrivere il nome di una persona. Per risolvere questo problema, qualcuno pensò di utilizzare delle parole corte, mono o bisillabiche, e di unirle come facciamo con i rebus. Quindi, intorno al 3000 aC, vennero introdotti altri segni che non venivano tanto usati per rappresentare un oggetto, quanto piuttosto per il suono che evocavano (fonogrammi). Per esempio, in sumero la testa si diceva “lu” e la bocca “ka”. Leggendo in successione come fonogrammi il disegno della testa e quello della bocca, si può ricavare il nome di “Luca”. Con questa importante innovazione si poterono indicare anche i nomi delle persone che erano coinvolte nella transazione e non solo le merci. Si poterono anche scrivere parole astratte. Dovettero però passare diversi secoli prima che a qualcuno venisse in mente di usare la scrittura per scopi diversi da quelli contabili. Una delle più antiche scritte funerarie sumere risale al 2700/2600 aC e indica il nome e il titolo del defunto. Nel 2400 aC, un sovrano sumero descrisse le proprie gesta in un testo abbastanza lungo. Nel 2.000 aC, la scrittura era usata per testi legali, di letteratura, scolastici, etc. La scrittura sumera era dunque un sistema misto che usava simboli convenzionali alcuni dei quali rappresentavano oggetti ed altri rappresentavano suoni.

La scrittura cuneiforme

La scrittura cuneiforme è così chiamata perché è composta da segni che hanno l’aspetto di piccoli cunei. Però, all’inizio la scrittura cuneiforme non era affatto composta da cunei e sulle tavolette d’argilla si incideva la figura degli oggetti da rappresentare e gli eventuali segni numerici. Generalmente gli animali di allevamento e i prodotti agricoli erano rappresentati da segni convenzionali, mentre per gli altri oggetti e per gli animali selvatici venivano impiegati disegni che ne rappresentavano le caratteristiche distintive. Purtroppo, incidere l’argilla con una punta provocava slabbramenti e il distacco di frammenti d’argilla. Questo rendeva necessarie continue operazioni di ripulitura dei segni mentre venivano incisi sulle tavolette. Per evitare questo inconveniente, si passò ad imprimere dei tratti rettilinei per mezzo di uno stilo.

Però, in questo modo i disegni vennero alterati. Le curve furono sostituite da tratti rettilinei e di conseguenza le figure persero il loro realismo. Nel corso dei secoli, i simboli usati dai popoli della Mesopotamia subirono un processo di schematizzazione. Alla fine le figure erano diventate irriconoscibili. Divennero quindi dei simboli astratti il cui significato non era più legato alla figura originale che ora non era più possibile riconoscere (figura 3).

Questa scrittura, nata per scopi amministrativi, venne arricchita di simboli aventi valore fonetico i quali permettevano di comporre parole che non era possibile rappresentare con una figura, come i nomi propri ed i concetti astratti. Venne arricchita inoltre di figure che rappresentavano oggetti naturali, azioni, etc. La scrittura che si originò era mista, conteneva cioè pittogrammi e fonogrammi, oltre che segni numerici.

La scrittura cuneiforme si diffuse in buona parte del Medio Oriente antico e venne usata da molti popoli diversi quali i sumeri, gli accadi, i babilonesi e gli assiri. La maggior parte di questi popoli parlava lingue semitiche, ma il sistema cuneiforme venne usato anche da popoli che parlavano lingue indoeuropee, come gli ittiti. Essa veniva usata anche dagli egizi per comunicare con i principi delle coste orientali del Mediterraneo. La scrittura cuneiforme durò millenni e venne soppiantata dalla scrittura alfabetica, molto più facile da imparare e da usare. Tuttavia, la scrittura cuneiforme non scomparve appena la scrittura alfabetica divenne disponibile, ma resistette molti secoli perché gli scribi la consideravano superiore nell’esprimere le sfumature del pensiero e della lingua.

La scrittura geroglifica

L’origine della scrittura geroglifica fu pressoché contemporanea a quella cuneiforme. Non si sviluppò nella struttura cuneiforme, ma mantenne una rappresentazione pittorica dei simboli. Questo fu probabilmente dovuto al fatto che gli egizi non usavano argilla come supporto per scrivere, ma papiro, legno e pareti di roccia levigata come quelle dei templi. Durante la sua evoluzione, la scrittura geroglifica subì qualche influenza da parte sumerica, ma si sviluppò in un modo del tutto originale. I suoi simboli erano tratti da oggetti dell’universo egizio. A differenza della scrittura sumerica che per lungo tempo venne impiegata soltanto in documenti contabili, quella egizia venne usata molto presto per scrivere, quindi gli egizi cominciarono a usare la scrittura vera e propria molto prima dei sumeri.

Così come accadde per i sumeri, anche gli egizi usavano segni che indicavano oggetti (pittogrammi) ed altri che rappresentavano suoni (fonogrammi). La lingua egiziana non era propriamente semitica, ma nella scrittura gli egizi usavano indicare prevalentemente le consonanti. A seconda del numero di consonanti che indicavano, i fonogrammi sono stati distinti in quadriletteri, triletteri, biletteri e monoletteri. In virtù dell’ampio ricorso a questi fonogrammi, la scrittura geroglifica era in gran parte fonetica. I fonogrammi composti da una sola lettera sono stati più tardi chiamati “segni alfabetici”. Gli egizi disponevano fin dall’inizio delle lettere dell’alfabeto e usavano correntemente questi caratteri insieme agli altri. Ovviamente, queste lettere erano diverse dalle nostre. Essi avrebbero potuto impiegare subito una scrittura puramente alfabetica, ma non lo fecero perché preferirono sempre usare il ricco repertorio di geroglifici di cui disponevano. Impiegando fonogrammi, pittogrammi e determinativi, la scrittura geroglifica era quindi anch’essa una scrittura mista.

 Il termine di geroglifico è greco e significa scrittura sacra, infatti per gli egizi la scrittura era divina. Se si pensa che quando leggiamo sentiamo risuonare nella nostra mente una voce, si può ben immaginare come questo sorprendente fenomeno potesse essere considerato a quei tempi divino.

Per gli egizi, i simboli della loro scrittura mantenevano le proprietà degli oggetti a cui si riferivano, quindi erano vivi, magici, esercitavano una loro influenza, un loro potere. Gli egizi potevano scrivere le stesse cose scegliendo simboli diversi. Per mezzo dei riferimenti mitologici che era possibile individuare nei simboli che utilizzavano, la loro scrittura si arricchiva di significati e sfumature che non era possibile trasmettere o ricavare dalla scrittura alfabetica.

Ogni parola era in principio costituita da tre parti: la prima era composta da segni fonetici o fonogrammi che suggerivano la pronuncia della parola, la seconda, spesso omessa, era formata da un pittogramma che rappresentava l’oggetto, la terza era composta da un determinativo che indicava l’ambito di cui si stava parlando. Questo determinativo aiutava la corretta interpretazione della parola, oltre ad indicare la fine della stessa, ma non aveva valore fonetico.

Figura 4 – Allievi di una scuola di scribi,
forse intenti a scrivere sotto dettatura.

 

La scrittura geroglifica era quindi nello stesso tempo fonetica, figurativa e simbolica. Gli egizi fondevano spesso scene di vita del faraone o anche di gente comune con la scrittura geroglifica ed in un modo molto moderno la scrittura e le immagini sconfinavano l’una nelle altre illuminandosi a vicenda. La scrittura geroglifica venne impiegata dal 3.300 aC circa fino al 394 dC, quindi per quasi 4000 anni.

Nella figura a fianco, potete vedere un esempio di geroglifico. I primi due segni sono fonogrammi. Il segno della bocca indica R e quello circolare indica KH. La parola si legge REKH, che in egizio significa conoscere. il pittogramma manca. Il determinativo è un papiro arrotolato, che indica astrazione. Quindi, in questo caso si intende conoscere con l’intelletto. In bibliografia ho indicato un testo che spiega come leggere e scrivere geroglifici.

Le scritture Lineare A e Lineare B

Nella prima metà del II millennio aC, i Minoici di Creta utilizzarono una scrittura non ancora decifrata: il Lineare A, di chiara derivazione egizia. Quando i Micenei conquistarono Creta, adattarono il Lineare A per scrivere nella loro lingua, il greco antico. Questa scrittura, chiamata Lineare B soppiantò la precedente. Entrambe queste scritture venivano scritte su tavolette d’argilla, ma non erano di tipo cuneiforme. Usavano caratteri sillabici e non avevano niente a che vedere con le scritture alfabetiche. La Lineare B scomparve in seguito alla distruzione dei palazzi micenei che avvenne nei secoli XIII e XII aC. In quel periodo, le grandi civiltà dell’età del bronzo nell’Egeo e nel Vicino Oriente crollarono improvvisamente. Seguirono secoli di gravi difficoltà e la popolazione di quelle regioni calò drasticamente. La Grecia ritrovò l’uso della scrittura solo 4 secoli dopo, con l’arrivo dell’alfabeto fenicio.

Le scritture alfabetiche

Nel Medio Oriente, sono state trovate testimonianze diffuse di tentativi di scrittura più semplice di quelle cuneiforme e geroglifica. Nel XIV secolo aC, a Ugarit, una città sulla costa siriana settentrionale, venne sviluppato un alfabeto cuneiforme. La scrittura alfabetica ugaritica venne usata fino alla distruzione della città, avvenuta nel 1180 aC. Un altro alfabeto cuneiforme venne usato nel 500 aC nella regione dell’attuale Iran per scrivere in persiano antico.

La scrittura alfabetica fenicia

Immaginate ora di essere dei minatori che intorno al XIX secolo aC lavoravano per gli egizi in miniere di turchese. Vedete spesso dei geroglifici e sapete che sono una scrittura, ma non li sapete leggere, inoltre voi parlate una lingua semitica, diversa da quella degli egizi. Volete tracciare delle iscrizioni votive agli dèi perché vi proteggano nel vostro lavoro pericoloso, ma non sapete come fare. Osservando i geroglifici, vi viene l’idea di usare alcuni di questi simboli per indicare dei suoni. Per ricordarli meglio, ogni figura indicherà il primo suono del suo nome (acrofonia). Per esempio la testa del bue o del toro (in semitico ‘alpu) per indicare la A (il muso è orientato verso l’alto e le corna verso il basso), la pianta della casa (in semitico: betu) per indicare la b, il palmo della mano (kappu) per indicare la k, l’acqua (mayyuma) per indicare la m e via di seguito (figura 7).

In questo modo, avete ottenuto un sistema di scrittura composto da soli 22 segni. In virtù della sua grande semplicità, questa scrittura può essere imparata da chiunque e non richiede anni di scuola come per imparare le complesse scritture cuneiforme e geroglifica. I segni usati da questa scrittura furono chiamati lettere. L’insieme delle lettere fu chiamato alfabeto e le scritture che usano segni di questo tipo (acrofonici) vennero definite alfabetiche.

Questa scrittura venne impiegata anche da operai impegnati nella costruzione di palazzi e templi, da mercenari al soldo di un faraone, e da mercanti. Le iscrizioni di Wadi-el-Hol che rappresentano alcune fra le prime testimonianze di scrittura alfabetica dalla quale deriverà quella fenicia furono tracciate nel XIX secolo aC su di una parete rocciosa lungo una strada militare e commerciale che andava da Abydos a Tebe, nella Valle dei Re.

Questa scrittura, chiamata dagli archeologi proto-sinaitica perché le sue prime testimonianze sono state trovate nella penisola del Sinai in miniere di rame e turchese, venne impiegata per secoli da gente di basso rango per tracciare brevi iscrizioni. Piano piano questa scrittura, conosciuta anche come Proto-Cananea, si diffuse e venne poi usata correntemente dai fenici. Osservando le figure 6 e 7, potete notare come molti segni di quell’antica scrittura siano simili a quelli che usiamo oggi. Infatti, il nostro alfabeto deriva proprio da quello proto-sinaitico. Nel corso dei secoli, queste lettere sono state modificate e ne sono state aggiunte altre. Possiamo ben dire che ogni lettera del nostro alfabeto ha una propria storia.

Le scritture cuneiforme e geroglifica erano formate da molte centinaia di simboli ed erano quindi scritture complesse da imparare e difficili anche da usare. Esse erano riservate ad una casta di specialisti, gli scribi. Dato il suo numero limitato di segni, la scrittura alfabetica è invece molto semplice e può essere facilmente imparata ed usata da tutti. A differenza delle scritture cuneiformi che dovevano essere incise su tavolette d’argilla, le lettere dell’alfabeto proto-sinaitico e successivamente quelle dell’alfabeto fenicio potevano essere scritte con inchiostro su papiri, cocci e legno. La scrittura alfabetica si adattava dunque molto bene alle necessità dei fenici, un popolo di commercianti e navigatori, mettendo a loro disposizione una scrittura semplice da imparare e rapida da usare.

Diffusione dell’alfabeto fenicio 

Tra i primi popoli a ricevere l’alfabeto fenicio furono i greci, infatti greci e fenici erano geograficamente vicini e commerciavano attivamente fra di loro, oltre che con le altre popolazioni del Mediterraneo. I greci riconoscevano apertamente la derivazione fenicia del loro alfabeto e chiamavano i suoi segni Phoinikeia Grammata, lettere fenicie. Le prime testimonianze della scrittura fenicia risalgono al XII e all’ XI secolo aC, ma la sua trasmissione ai greci sembra risalire all’VIII secolo aC.

La lingua fenicia era semitica e l’alfabeto fenicio rappresentava soltanto consonanti. In una lingua semitica, l’uso delle sole consonanti è quasi sufficiente per interpretare correttamente un testo. Durante la lettura, il contesto aiuta a ridurre le ambiguità ed in certi casi vengono aggiunti dei piccoli segni per indicare le vocali. Con la lingua greca antica, come in tutte le lingue indoeuropee, non era invece possibile scrivere usando soltanto le consonanti perché si sarebbe incorsi in una quantità eccessiva di ambiguità. Anche nella nostra lingua scrivere senza usare le vocali renderebbe il discorso molto impreciso. Per esempio, la parola “vnt” nella nostra lingua potrebbe indicare tanti termini diversi: venti, vento, vanto, veneto, avanti. Posti di fronte a questo problema, i greci adattarono alle loro esigenze alcune lettere dell’alfabeto fenicio di suono simile a vocali greche, introducendo quindi nell’alfabeto e nella scrittura l’uso delle vocali.

Le prime testimonianze di brevi scritture in Italia risalgono anch’esse all’VIII secolo, ma soltanto verso il 700 aC le iscrizioni etrusche si fecero numerose. Anche gli etruschi adattarono l’alfabeto greco alla propria lingua, compiendo numerose modifiche anche nella forma dei segni. Successivamente, l’alfabeto etrusco passò ai latini che lo modificarono a loro volta. L’alfabeto latino venne poi esportato a tutti i paesi dell’impero romano, ma le regioni orientali mantennero l’uso dell’alfabeto greco. Inizialmente, l’alfabeto latino consisteva delle sole lettere maiuscole, ma con l’uso corrente si sviluppò una scrittura corsiva e nel Medio Evo, dalla scrittura corsiva vennero derivate diverse scritture minuscole che ai tempi di Carlomagno trovarono nell’aggraziata e nitida scrittura minuscola carolinaun loro compimento unitario. Nel XV secolo, con la riscoperta dei testi classici da parte degli umanisti, dalla minuscola carolina vennero ricavate le scritture minuscole umanistica libraria e umanistica corsiva da cui derivano le minuscole odierne.

L’alfabeto latino venne diffuso nell’intera Europa e, dopo le grandi scoperte geografiche, è stato portato nelle Americhe ed in Oceania. Numerosi altri paesi, come il Vietnam, le Filippine, l’Indonesia, hanno adottato l’alfabeto latino. Nel 1928, la Turchia sostituì l’alfabeto arabo con quello latino. Dopo la caduta del muro di Berlino, altri paesi di lingua affine al turco hanno sostituito l’alfabeto cirillico con quello latino.

 

Figura 8 – Giovinetta con stilo e
tavolette. Affresco ritrovato a Pompei.

L’alfabeto greco ebbe un’ampia diffusione nel mondo ellenistico, ma oggi è confinato alla Grecia. Per l’importanza della letteratura e della filosofia greche antiche, la lingua greca antica e l’alfabeto greco vengono ancora studiati in molti paesi del mondo. Nel IX secolo dC, il vescovo Cirillo adattò l’alfabeto greco alle lingue slave. Questo alfabeto si diffuse presso i russi e gli altri popoli slavi di religione ortodossa che lo chiamarono cirillico. Molti paesi dell’ex Patto di Varsavia adottarono quell’alfabeto. Attraverso l’aramaico, le scritture siriaca, ebraica, araba e persiana derivano anch’esse dall’alfabeto fenicio e sono scritture consonantiche. La maggior parte dei paesi di religione islamica usa l’alfabeto arabo.

Le altre scritture

Le più antiche tracce di scrittura cinese risalgono alla dinastia Shang (1500-1028 aC). La scrittura cinese è composta da segni di valore allo stesso tempo semantico e sillabico. Essa ha seguito un’evoluzione simile alle scritture cuneiforme e geroglifica, ma non ha raggiunto lo stadio alfabetico. In questa scrittura, normalmente ogni carattere combina un’indicazione semantica con una fonetica. Cioè, ogni carattere non solo indica qualcosa, ma suggerisce anche la pronuncia. All’inizio, la scrittura cinese aveva una funzione oracolare, poi venne usata principalmente per scopi amministrativi e per testi di letteratura. La quantità minima di caratteri per comprendere questa scrittura è di circa 2400, ma il numero complessivo di caratteri è molto maggiore. Nel 1716 venne compilato un dizionario di 47.043 caratteri.

In Messico, la scrittura apparve verso il 700 aC. Sembra che i Maya abbiano tratto la loro scrittura da una forma di scrittura più antica, usata da altre popolazioni. La scrittura dei Maya era di tipo sillabico e veniva usata per descrivere gli avvenimenti più importanti che riguardavano le famiglie aristocratiche. Verso il 250 dC la scrittura Maya era già in uso e durò fino al XVII secolo dC. Questa scrittura è in corso di attiva decifrazione.

Fonti: wiki e www.funsci.com

Spero che questo articolo vi abbia interessato.:) Vi aspetto il prossimo mercoledì con la continuazione della “storia della scrittura”.

sito

 

Annunci

2 pensieri su “Scrittura#3 – Storia della scrittura (parte terza)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...