L’undicesimo Re – capitolo 13 (2ª parte) – Cattive notizie

Buongiorno a tutti! 🙂 A causa di una settimana parecchio impegnativa non mi è stato possibile pubblicare prima. Perdonatemi. Ora sono qui.

l'undicesimo re - copertina 2

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divisore (1)

 

Mentre attendeva che arrivasse Victor, finì di consumare la sua colazione concedendosi nel frattempo qualche attimo per riflettere.
Si sentiva nervoso per la notizia appena ricevuta. Quei mendicanti erano sotto la sua protezione, da quando appena salito al trono aveva deciso di mettere fine alle violenze da parte di quella gentaglia che durante il regno di suo padre si divertiva a discapito dei più deboli. Lui stesso, dopo aver preso provvedimenti, aveva dato ai mendicanti della cittadella il consenso di dormire sotto le mura ai piedi del fossato. Quando avessero scoperto che un consigliere aveva picchiato uno di loro, di certo ne sarebbe nata una rivolta. Doveva assolutamente mettere tutto a tacere. Nel contempo però era necessario anche tenere a bada Vincent Goldwin senza rischiare le ire di quella casata, si disse sbuffando. Non sarebbe stato affatto semplice.
Dei passi risuonarono sulla pietra del pavimento. «Mio signore…».
Magett si riscosse. «Oh, Victor, venite ». Goldwin passò oltre la porta che dava sul terrazzo, avanzando con una rigida compostezza. Indossava un farsetto porpora a collo alto, dove si posavano delicati i capelli biondo miele. Portava la spilla dei consiglieri, appuntata a lato sulla spalla destra, dov’era appoggiato un corto mantello argentato.
Erano abiti sontuosi, da banchetto, notò il re con una punta di sdegno. Con un cenno lo invitò ad accomodarsi nella sedia di fronte a lui. «Vino?»
«Sì, grazie». Il consigliere aveva un’espressione di sospetto dipinta in volto, che contrastava con le sue labbra morbide, e induriva la sua mascella severa.
Lo servì lui stesso. Non voleva rischiare che Alyn udisse una sola parola di quella conversazione.
«Volevate parlarmi?» chiese Victor sollevando il calice e appoggiando appena le labbra per bere un sorso.
Magett annuì. «È una questione importante, quindi vi conviene ascoltare bene».
«Potrei sapere di cosa dobbiamo parlare?».
«Di tradimento, Victor». Pronunciò la risposta in un sussurro, ma il suo tono era inflessibile.
Il consigliere sgranò gli occhi, posando il calice sul tavolo. Tratteneva il respiro. «Tradimento, sire?».
     «Esatto».
     «Io non ho mai tradito» affermò con una nota di rabbia nella voce.
     «No, certo, voi no, ma qualcuno che vi è molto vicino potrebbe farlo». Si astenne dal dire “può averlo fatto”, per non agitare troppo le acque senza avere l’assoluta certezza di chi fosse il colpevole. Aveva deciso di dare un’altra possibilità a Vincent.
     Il silenzio cadde per qualche istante. La tensione era palpabile, ma lui rimase serio e impassibile. Non poteva dare a vedere il suo nervosismo di fronte a un Goldwin.
     Infine Victor spezzò il silenzio. «Parlate di Vincent, non è così? Non penso che lui lo farebbe, ma non capisco perché me ne state parlando».
     «Perché mi sento offeso da lui, e voi siete il suo tutore temporaneo».
     «Vincent è adulto, non ha bisogno di un tutore», ribatté Victor.
     «Siete comunque il suo protettore, diciamo così se vi aggrada meglio. Ma in fondo è la stessa cosa. Vincent è un adulto, che si comporta da ragazzino capriccioso e maleducato, e finché sarà a corte e siederà nel concilio, voi sarete il familiare a lui più vicino e quindi dovrete occuparvi della sua incolumità, e avrete anche parte della responsabilità delle sue azioni».
     Ser Victor storse la bocca in una smorfia: «Sono più vecchio di lui, certo, ma di poco, e poi non comprendo cosa abbia fatto per arrecarvi offesa».
     «Ride, Victor. Ride senza alcuna ragione, in faccia al suo re. Non sopporto che si rida al mio cospetto senza una valida motivazione. Lui lo fa sempre. Manca di educazione, sotto qualunque aspetto». Inspirò a fondo per controllare la rabbia, ricordando gli ultimi episodi in cui Vincent si era permesso di deriderlo. «Inoltre avrete notato anche voi che non si presenta mai a pranzo e cena, a volte neppure alle riunioni del consiglio».
     «Cosa dovrei fare io per questo?». Victor sembrava sul punto di alzarsi e andarsene, aveva l’espressione di un animale in gabbia. E forse lo era, rifletté Magett.
     «Parlargli» rispose duramente. «E convincerlo a smettere di comportarsi in questo modo e cominciare a tenere un atteggiamento più adulto, come dovrebbe un membro del consiglio. Poi dovreste ricordargli che per la sua assenza ai funerali rischierebbe una severa punizione, perciò questa sera gli conviene presentarsi, e con la testa china».
     Goldwin si irrigidì alla parola punizione, ma non osò ribattere. «Gli parlerò Maestà» disse in tono meccanico, la mascella serrata con durezza.
     «E cosa gli direte di preciso?» insistette Magett.
     «Che cosa vorreste che gli dicessi?».
     «Che avrò la sua testa infilzata su una picca, a decorare le mura del mio castello, o meglio ancora la mia splendida terrazza, se non la smetterà di ridere del suo re».
     Ser Victor sbiancò, il suo volto iniziò a tremare, non avrebbe saputo dire se di rabbia o costernazione, o magari paura. «La- la sua testa?» balbettò distogliendo lo sguardo da lui e posandolo sul suo calice ancora colmo di vino.
     «Sì, la sua testa» riaffermò Magett. Sapeva di stare esagerando, ma forse era quello che ci voleva per dare una bella scossa ai Goldwin. «E riferiscigli questo. Quando il suo volto sarà sbiadito, la pelle verdastra e i vermi inizieranno a cibarsi dei suoi occhi, allora io gli riderò in faccia».
     La rabbia alterò i lineamenti di Victor. «Sire, non la trovate una punizione esagerata? Mio cugino è figlio di lord Goldwin, lui non…». Si zittì appena Magett gli lanciò un’occhiata fulminante.
     «Vincent deve smetterla o pagherà caro la sua insolenza. Dovrà imparare a capire che scherzare sulla sofferenza altrui non è da lord, ma da sadico bastardo».
     «Lo terrò a mente, Sire. E gli parlerò, subito. Mi scuso per il suo comportamento e se vi ha arrecato offesa io…».
     «No, Victor» lo interruppe bruscamente, «non voglio le vostre scuse. Voglio le sue».
     «Provvederò affinché mio cugino si scusi personalmente».
     «Bene». “Spero per te che lo faccia sul serio”. Prese un lungo sorso di vino dal suo calice. «Ora andate, ser Victor, ci rivedremo a pranzo».
     Il consigliere si alzò, la faccia ancora recava segni di rabbia. «Mio signore» lo salutò con un mezzo inchino, uscendo poi rigidamente dalla porta della terrazza.
     Magett restò seduto a sbocconcellare pane bianco e formaggio. Sapeva già che Vincent non avrebbe ascoltato una sola parola dei rimbrotti del cugino, ma si doveva tentare. Altrimenti sarebbe giunto presto il momento delle maniere forti.

 

divisore (1)

La prossima parte sarà pubblicata, salvo imprevisti, venerdì 15 aprile. 
Grazie per la lettura. :) Fatemi sapere la vostra opinione, e se questo breve pezzo vi è piaciuto lasciatemi un voto!

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-Irene sartori (Erin Wings K.)


Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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