L’undicesimo Re – capitolo 12 (2ª parte) – Bentornata a casa

Nonostante oggi sia un’importante festività, vi beccate lo stesso un mezzo capitoletto 😉

l'undicesimo re - copertina 2

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divisore (1)

 

Mey, seduta accanto al fratello, si concesse un solo lungo sguardo alla sala gremita di signori cortesi e dame ben agghindate. Mai prima d’ora aveva visto tanto lusso, e sfoggio di merletti, pizzi costosi e sete negli abiti delle fanciulle. Lo sfarzo che molte volte aveva immaginato nei suoi sogni non si avvicinava nemmeno a ciò che era dinanzi ai suoi occhi.
     Al segnale del re i servitori cominciarono con le prime portate. Valletti e damigelle giravano per i tavoli offrendo ciotole d’acqua ai signori e alle dame perché potessero lavare le mani; qualche fanciulle usava anche del limone o della lavanda per profumare le dita. A lei che era la principessa fu offerta una ciotola d’acqua con essenza di rose. Mey vi immerse le punte delle dita, come era usanza fare, e si asciugò su un lembo della seconda tovaglia.
     Accanto a lei Magett fece lo stesso, anche se lo vide storcere il naso, forse per il profumo dolciastro e troppo femminile.
     Furono servite zuppe e pasticci d’ogni sorta, posati su enormi focacce e forme di pane bianco. Pernici, quaglie, oche, e persino un grande pavone e un cigno bianco ricoperti delle loro splendide piume, seguirono come seconde portate. Ogni tipo di arrosto fece sfoggio di tutta la sua bellezza, e sempre accompagnati da salse colorate a seconda di cosa dovevano rappresentare.
     Mey piluccava il cibo, mentre ascoltava le conversazioni attorno a lei. Solo il re sembrava silenzioso, immerso come in un torpore da sonno; i suoi occhi però erano svegli e osservavano tutti i presenti nella sala con scrupolosa attenzione. Non aveva toccato cibo, si rese conto con l’amaro in bocca. Lo vide solo prendere di tanto in tanto un sorso di vino dal suo calice, che inghiottiva con una smorfia.
     Come ultima portata, dopo una straordinaria varietà di dolci che Mey non toccò, furono serviti datteri, frutta secca e candita, vini dolci, mosti cotti e i distillati migliori. Seguirono confetti e torroni, e infine piccoli dolcetti al miele. Il re assaggiò solo uno di questi, con sorpresa di Mey, che comprese allora perché fossero stati serviti per ultimi.
     Il banchetto, così com’era iniziato, terminò con uno squillo delle trombe da parte degli araldi. Tutti gli invitati, al segnale del re, si alzarono per dare il via alle danze.
     Mey osservò miriadi di gonne viola, blu e scarlatte ondeggiare, cavalieri chinarsi a baciare le mani delle belle dame, chiedendosi se qualcuno l’avrebbe invitata a ballare. Pensava che suo fratello l’avrebbe fatto, invece lui si limitava a sorriderle di tanto in tanto e a sorseggiare dal suo calice. Era pallido, in contrasto con la violenza dei colori blu brillante e vinaccia del farsetto che aveva addosso. Seguendo il suo sguardo impenetrabile notò che osservava  i lord ancora seduti ai tavoli. Dalla sua espressione non era possibile capire a cosa stesse pensando.
     «Principessa». Una voce, bassa e calda, le giunse d’improvviso alle spalle. Mey reagì spontaneamente quasi scattando in piedi e dalle labbra le sfuggì un’esclamazione di spavento. Fortunatamente la musica risuonava alta nella sala, perciò nessuno la udì. Con sorpresa si trovò davanti ser Aaron, le labbra tirate in una smorfia divertita.
     «Perdonatemi cavaliere, ero distratta» si scusò imbarazzata.
     «Non preoccupatevi» la rassicurò lui. «Volevo solo chiedervi se posso avere l’onore di un ballo».
     «Con me?» Mey non nascose il suo sbalordimento. Nonostante il suo alto rango, nessuno prima di allora le aveva mai chiesto di ballare.
     «Sì, con voi se Sua Maestà è d’accordo».
     Mey si volse verso suo fratello. Anche lui sembrava distratto, eppure doveva aver seguito la vicenda perché annuì con espressione indecifrabile. «Divertiti pure sorella, hai il mio permesso». Sollevò il calice in direzione di Aaron accompagnando il gesto con un cenno del capo, per riaffermare la sua approvazione.
     Lady e lord erano disposti in due file nella sala. Mey si avvicinò alle donne, e proprio in quel momento la musica, che nel frattempo era terminata, ebbe di nuovo inizio.
     Ser Aaron era un bravo danzatore, un cavaliere gentile, e scoprì anche un amabile conversatore. Scambiarono solo qualche parola mentre danzavano, ma a Mey bastò per sentirsi ammaliata dal suo carattere socievole.
     Dopo i primi balli il cavaliere la riaccompagnò al tavolo, poi si congedò con un inchino e un mezzo sorriso. Mey si volse verso il fratello per chiedergli perché non ballasse, ma con sgomento si accorse che il suo scranno era vuoto.

 

divisore (1)

La prossima parte sarà pubblicata venerdì 11 marzo.
Grazie per la lettura. 🙂 Fatemi sapere la vostra opinione,
e se il capitolo vi è piaciuto lasciatemi un voto!

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-Irene sartori (Erin Wings K.)


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9 pensieri su “L’undicesimo Re – capitolo 12 (2ª parte) – Bentornata a casa

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