Opinione classici: Narciso e Boccadoro

Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi sul petto della madre, io veglio nel deserto.
(Herman Hesse)
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« Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento. »

(Narciso)

Narciso e Boccadoro (Narziß und Goldmund, 1930) è un romanzo del noto scrittore tedesco Hermann Hesse.

Autore Hermann Hesse
1ª ed. originale 1930
Genere Romanzo
Sottogenere di formazione
Lingua originale tedesco

Descrizione

Alcuni sanno fin da subito a che vita sono destinati e quale attitudine si rivelerà tanto spiccata da plasmare il futuro. Altri, invece, sentono di possedere una caratteristica singolare che, tuttavia, non sono ancora capaci di esprimere e dovranno viaggiare a lungo prima di arrivare a destinazione. “Narciso e Boccadoro” è il racconto degli uni e degli altri, e dell’apprendistato alla vita di due amici, l’erudito Narciso e l’inquieto Boccadoro, dai caratteri opposti e complementari.

Personaggi

(Da wikipedia)

olio su tela, cm 76,3 x 63,4 Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia

 

(⇐ Narciso e Boccadoro – Doppio autoritratto di Giorgione)

Narciso è il motore di tutta la vicenda. Egli si presenta come un ragazzo dotato di straordinario talento, che persino i suoi superiori temono. È un colosso, è il vero detentore del potere nel monastero. Egli controlla e governa tutto e tutti con le sue stupefacenti capacità. Futili si rivelano alcuni provvedimenti che l’abate Daniele prende nei confronti del giovane per rammentargli la sua posizione nel monastero e il rispetto per la gerarchia.

Al termine della vicenda egli è abate del monastero. Ma proprio quando le sue potenzialità sono finalmente esplose trovando realizzazione nella figura dell’abate (l’abate Giovanni, stupefacentemente profetizzato dalla statua dell’apostolo Giovanni di Boccadoro), egli lascia trapelare tutta la sua umanità e con essa le sue incertezze e le sue debolezze. Egli è vittima della filosofia, di cui si sentiva l’assoluto padrone, e della verità. Grazie a Boccadoro si rende conto che la ricerca della verità tramite il totale controllo dello spirito non è l’unica via, e non è necessariamente più efficace della via dei sensi.

Boccadoro è il mezzo di cui si serve l’autore per esprimere il dissidio fra spiritualità e mondanità, fra eros e logos. L’unico tratto del suo carattere che emerge con energica chiarezza è la sua incertezza psicologica che lo porta a condurre continuamente una vita da vagabondo.

Tutti gli altri personaggi sono un semplice condimento alla storia, senza il quale nulla avrebbe senso e tutto resterebbe insapore. È elemento indispensabile ma che non contiene in sé la sostanza della storia.

Filosofia e morale

(Da wikipedia)

La morale è ben descritta negli ultimi due capitoli, in cui Hermann Hesse può esporre (con la bocca di Narciso) la sua filosofia dopo aver terminato di raccontare i fatti.

Il contrasto fra natura e spirito, fulcro del romanzo, consiste nella via per la ricerca della verità. Tanto Narciso, che rappresenta lo spirito, quanto Boccadoro, che rappresenta la natura, si sentono insoddisfatti della loro ricerca perché adoperano come mezzo solo lo spirito o solo i sensi, e ciò si rivela insufficiente. Infatti Boccadoro perde la sua spiritualità e la fede in Dio, mentre Narciso, abate, perde la capacità di conoscere con i sensi; ma dopotutto entrambi trovano la pace perché imparano a vivere secondo la loro natura, e in essa trovano la piena realizzazione. Narciso con lo spirito e Boccadoro con i sensi spiegano il mondo nella sua essenza: questo è ciò che Hermann Hesse intende per “verità”.

Commento

Un classico profondo, indimenticabile, che tocca anima e cervello. Il viaggio di Boccadoro, narrato nel libro, è il viaggio intenso e sofferto di un artista, una strada che in senso metaforico tutti dovremo compiere nel corso della vita, per imparare, crescere, maturare e infine invecchiare e forse trovare la pace dentro di noi.

Questa strada, in effetti, è la vita stessa.

È quindi un libro che insegna molto, profondamente interessante, pregno della dolcezza e tenerezza dell’amore, ma anche delle sofferenze della vita. La magia della bellezza selvaggia e l’aspro dolore della morte cambieranno Boccadoro, come cambiano anche il lettore, che si ritroverà a seguire la storia come se la stesse vivendo in prima persona.

Narciso e Boccadoro, due persone distinte, “dai caratteri opposti e complementari”, sono i personaggi principali della storia. Entrambi, a modo loro, affrontano la vita senza mai dimenticarsi l’uno dell’altro, e quando infine si arriva all’ultima pagina, ci si rende conto che sia Boccadoro sia Narciso hanno sofferto dei dolori del mondo, e che la gioia è stata riservata in modo diverso a entrambi.

Su questo punto volevo soffermarmi un attimo. Narciso è un pensatore, un erudito, Boccadoro un artista. Nonostante durante i suoi viaggi quest’ultimi faccia esperienza a volte dolorose, a lui è concesso di ammirare il mondo con occhi da artista, e quindi di apprezzare appieno la bellezza della natura e la sensualità delle donne, che egli ama profondamente.

Questo è precluso a Narciso, che costretto dal suo modo di essere a vivere una vita lontana dal peccato e dai vizi mondani, non gode interamente della vita e stenta a trovare la vera pace dentro di sé. A Boccadoro l’amico sembra sereno, invece si scopre essere il contrario. È quest’ultimo semmai ad aver sperimentato le gioie della vita, l’amore e la bellezza dell’arte e della creazione, ad aver “vissuto pienamente”, e questo gli permetterà infine di trovare un po’ di tranquillità nel suo cuore inquieto. Narciso invece è in continua lotta per mantenere un’apparente pace interiore, e in questo modo la sua anima di pensatore e intellettuale è in costante stato di rigidità e freddezza.

Chi è quindi colui che più soffre? Chi tra i due amici ha vissuto pienamente la vita? La mia risposta è Boccadoro. Egli ha sperimentato cos’è la vera sofferenza, ha assistito alla morte, ha peccato e giaciuto con diverse donne, ma ha potuto anche provare gioia, amore e libertà, cosa che a Narciso non è stata possibile apprezzare.

Il libro quindi contiene insegnamenti utili, che possono spingerci a riflettere su noi stessi, sulla nostra anima e la vita che conduciamo. E non solo… è anche pieno di frasi belle, forti e significative. 

La massima sofferenza e la suprema voluttà hanno un’espressione perfettamente simile.

La meta è questa: mettermi sempre là dove io possa servir meglio, dove la mia indole, le mie doti e le mie qualità trovino il terreno migliore, il più largo campo d’azione.

Alt! Non sai, amico mio, che una vita di libertinaggio può essere una delle vie più brevi per giungere alla santità?

Come l’estasi d’amore nel momento della sua massima tensione e felicità è sicura di dover scomparire e morire l’istante appresso, così l’intima solitudine e l’abbandono alla tristezza erano sicuri d’essere a un tratto inghiottiti dal desiderio, da un nuovo volgersi al lato luminoso della vita. Morte e voluttà erano una cosa sola. La madre della vita si poteva chiamare Amore o Piacere, si poteva chiamare anche Tomba e Corruzione.

Proprio per questo lo ritengo un vero capolavoro. Toccante, profondo, sensibile, capace di tirare fuori il meglio e il peggio di noi, oltre ad essere un “monumento” al valore della vera amicizia, quella che permane nel tempo nonostante tutto.

Avete letto questo libro? Cosa ne pensate? Se la recensione vi ha interessato lasciate un commento, e magari anche un voto 😉 cliccando il banner qui sotto. Potete anche votare la qualità del blog da 1 a 10.

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