L’undicesimo Re – capitolo 11 (3ª parte) – La capitale

Buon venerdì pomeriggio a tutti! Con questa terza parte, si conclude l’undicesimo capitolo.

l'undicesimo re - copertina 2

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divisore (1)

Immersa nell’acqua calda della tinozza, Mey dimenticò la fatica del viaggio e gli attimi di terrore passati durante l’imboscata a Elber.
     Si sentiva meglio. La paura provata durante l’attacco, il freddo, la tristezza per i soldati caduti erano sentimenti ormai svaniti, almeno per quel momento; e anche la terribile stanchezza del viaggio era scivolata via con un pomeriggio intero di sonno.
     Non era scesa per il pranzo, aveva mangiato un pezzo di pane, un poco di formaggio e qualche chicco d’uva da sola nelle sue stanze. Le ancelle la servivano diligentemente, parlavano poco ma erano molto gentili. Mey già le adorava.
     Dylla e Teny avevano acceso i focolari e le candele e coperto le finestre con delle stoffe ruvide e spesse perché il freddo non entrasse nella stanza, mentre Lena le aveva servito il pranzo e preparato il bagno.
     Mentre l’acqua calda la avvolgeva, Mey avrebbe avuto tutto il tempo di riflettere su ciò che era accaduto, ma non voleva pensarci. Allontanò ogni preoccupazione dalla mente, e si godette il bagno. Era meraviglioso lavarsi dopo tutti quei giorni di viaggio; dopo il freddo che aveva patito quel calore era ciò di cui aveva più bisogno.
     «Mia signora, vado a scaldare altra acqua?» chiese Lena avvicinandosi a testa china. I capelli biondi le ricadevano delicati sul viso in ciocche ondulate, nascondendo in parte la sua straordinaria bellezza. Ricordò che alle serve era concesso di tenere i capelli sciolti solo quando non erano in pubblico. Mey la trovava un’ingiustizia, ma in fondo molto spesso era così anche per lei.
     «No, Lena, basta così» disse sollevando una mano come a voler scacciare quella riflessione. Uscì dalla tinozza, dato che l’ancella le aveva già lavato i capelli. Lena la avvolse in un telo morbido e la aiutò ad asciugarsi.
     Dopo quel bagno bollente Mey si sentiva fiacca, così si stese a letto coprendosi tutta con altri teli bianchi. Dopo il bagno era sempre bene riposare, perché la pelle si riprendesse dal calore dell’acqua.
     Più tardi Dylla andò a prendere pane e formaggio per un leggero spuntino pomeridiano, mentre Teny e Lena le asciugavano i capelli. Era seduta davanti al focolare, e cercava uno spunto di conversazione mentre le ancelle le spazzolavano le ciocche umide.
     Si ricordò di quando ad asciugarglieli erano Gill e Kira, e delle loro chiacchierate mentre sorseggiavano del sidro leggero, o vino caldo allungato con acqua che ogni tanto veniva loro concesso dalla vecchia e dolce balia.
     Tutto questo le mancava, specialmente poter parlare con qualcuno, così tentò di iniziare una conversazione con le due ancelle. «Stasera ci sarà un banchetto, non è vero?»
     «Sua Maestà voleva rinviarlo, a causa di ciò che è accaduto» rispose Teny. «Ma poi deve avere cambiato idea, perché ho sentito che nelle cucine parlavano di arrosti e piatti prelibati. Ci sarà anche il pavone, e quello c’è solo per le occasioni importanti». Teny ridacchiò.
     «Stasera quindi si festeggia qualcosa di importante?» Mey pensò che si trattasse del compleanno di un qualche lord.
     «Certo, mia signora, è il tuo ritorno… Il re prepara questo evento da oltre due settimane».
     Dylla, che era giunta in quell’istante, annuì con vigore. «Oh, sì, Sua Maestà non vedeva l’ora che tornassi, milady».
     «Ragazze, non esagerate» si intromise Lena in tono rigido. Tra loro sembrava quella che aveva più rilievo.
     Mey si rivolse a lei: «Quindi secondo te il re non è contento del mio ritorno?»
     L’ancella sgranò gli occhi e riabbassò subito lo sguardo, apparendo mortificata: «No, no, mia signora, io non intendevo dire questo. Sua Maestà deve essere sicuramente felice che sei tornata, ma le mie compagne dovrebbero solo imparare a tenere la bocca chiusa, tutto qui. Parlano troppo».
     «Io parlo troppo?» Dylla mise le mani sui fianchi. «Parla la più chiacchierona tra tutte le serve di corte. Come se il piacere agli uomini si donasse con le parole…».
     Lena le rivolse uno sguardo di ghiaccio, ma continuò a fare il suo lavoro senza indugio. Non disse nulla.
     Mey si sentì male per lei. Non sapeva che Lena fosse una serva di piacere. Forse lo era stata prima di lavorare al castello, pensò tra sé.
     La prima conversazione con le sue ancelle non stava andando molto bene, e questo le dispiaceva, così cambiò argomento. Parlarono di abiti, acconciature, e delle dame che sarebbero state presenti quella sera al banchetto.
     Dylla, nonostante il suo caratterino piccante, si dimostrò la più abile come conversatrice, oltre che la più divertente. La dolce Teny invece era piuttosto pettegola, ma manteneva un atteggiamento sempre umile, mentre Lena sembrava preferire l’ascolto alla parola, nonostante ciò che aveva detto di lei Dylla. Proprio per questa sua riservatezza, Lena era l’ancella che Mey trovava più interessante.

Il rosso del tramonto cominciava a filtrare dalle finestre, quando Mey fu pronta per il banchetto. Indossava il blu dei Krown e l’abito era di un velluto morbido e caldo. Le ancelle le avevano acconciato i capelli nella maniera del nord, con una grossa treccia raccolta in una crocchia. Sopra le avevano posato una delicata retina di fili di perle, che riprendevano i ricami candidi dell’abito.     
     “Un’acconciatura severa”, pensò Mey. Nel castello di Lord Ruyn spesso le era concesso di portare i capelli sciolti, anche nelle occasioni importanti. Con i capelli raccolti appariva più vecchia, ma forse era proprio questo l’obiettivo.
     Si tolse dall’immagine riflessa nello specchio, per andare a sedersi. Sopra un tavolino accanto alla finestra c’erano una penna d’oca, calamaio e un foglio di pergamena come aveva richiesto. Intinse la punta nell’inchiostro, pensando a cosa scrivere. Infine lasciò che il cuore scrivesse per lei, facendo scivolare il pennino sulla pergamena come stesse dicendo a voce quelle parole.
     Per chiudere la busta, usò una ceralacca normale. Quando era con lui, non era una Krown; era solo Mey.
     Chiamò Lena e ordinò: «Lega questa lettera a un falco messaggero. Deve arrivare a Ruynhall entro la settimana prossima».
     «Sì, mia signora». L’ancella prese la lettera e a capo chino lasciò la stanza. Mey la guardò andarsene, e si chiese se quella lettera le avrebbe portato problemi. Poteva costare molto a entrambe, ma in fondo l’ancella stava solo facendo il suo dovere, non poteva immaginare che quelle parole fossero destinate a una persona che non avrebbe dovuto più considerare un amico.
     Mey si sentiva triste. Per tornare a casa, aveva perso le persone a lei più care. “Ma un giorno li rivedrò” si disse. “La lettera giungerà a destinazione e lui mi risponderà”.
     Dietro la finestra, tra le tele che celavano l’esterno, si intravedeva il sole, ormai un sottile spicchio rosso all’orizzonte. Era giunta l’ora di presentarsi al banchetto.

 

divisore (1)

La prossima parte sarà pubblicata martedì 1 marzo.
Grazie per la lettura. 🙂 Fatemi sapere la vostra opinione,
e se il capitolo vi è piaciuto lasciatemi un voto!

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-Irene sartori (Erin Wings K.)


Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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8 pensieri riguardo “L’undicesimo Re – capitolo 11 (3ª parte) – La capitale

      1. è una scelta che paga 😉 rimanere focalizzati troppo a lungo sugli stessi personaggi annoia il lettore…ma passare troppo rapidamente da uno all’altro lo disorienta x.x e io a pensare che solo l’informatica fosse una scienza di compromessi :;P

        Tra l’altro, essendo bloccato a casa con l’influenza…nulla in contrario se mi perlustro il blog per bene? 😛 ho appena visto che c’è la sezione poesia…*_*

        Mi piace

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