L’undicesimo Re – capitolo 11 (2ª parte) – La capitale

Buon martedì pomeriggio a tutti! ^_^ Ecco la seconda parte dell’undicesimo capitolo…

l'undicesimo re - copertina 2

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divisore (1)

 

Magett rimase nella sala del consiglio, insieme a Rudolf Ruyn e Aaron, ad attendere che le guardie allertassero tutti i consiglieri.
     Silver e Braxton furono i primi a entrare, il primo sosteneva il secondo per un braccio. Il lord di Braxton sembrava invecchiato molto nell’ultimo anno, a stento si reggeva in piedi. Magett si sentì in colpa per averlo scomodato, ma poi ricordò che l’anziano era uno dei suoi migliori consiglieri. Aveva bisogno della sua saggezza.
     Nikolas Lambert, elegante come al solito in una lunga e spessa tunica di velluto porpora, non si fece attendere di molto. Dopo un inchino e un saluto melenso, andò ad accomodarsi al suo posto. Poi vennero Victor Goldwin e Markus Vein, il maestro d’armi Wallace, e il comandante Alan Riswell.
     «Maestà» esordì ser Victor. «Mio cugino ha espresso il desiderio di rimanere nelle sue stanze. Purtroppo è indisposto, quindi mi sono permesso di assentire. Spero non sia un problema».
     «No, ser Victor, non lo è, non è affatto un problema. Augura da parte mia a tuo cugino di riprendersi presto». Magett fece cenno a tutti di sedersi. Si guardò attorno accorgendosi che mancava suo fratello. “Ah, Liam, non cambi mai… Quando imparerai che nella vita bisogna obbedire?”.
     «Miei consiglieri, costui è ser Rudolf della casa Ruyn» disse presentando il cavaliere, che per l’occasione aveva fatto sedere al suo fianco. «Vi ho convocato urgentemente per discutere con voi sull’accaduto a Elber, e per mettervi al corrente di tutto occorrerà ascoltare la preziosa testimonianza di ser Rudolf».
     «Mio signore» intervenne il cavaliere, «si dovrebbe ascoltare anche la principessa, dato che potrebbe aver scorto qualche particolare in più mentre io combattevo per la nostra vita».
     «Sì, certo, parlerò con mia sorella domani, quando si sarà ripresa da questa spiacevole esperienza. Intanto ascolteremo le tue di parole».
     Nessuno ebbe modo di intervenire, così il cavaliere cominciò a raccontare, dapprima con voce esitante, gli avvenimenti di Elber. Magett rimase ad ascoltare, ma poi la ferita iniziò a fargli male, così lo interruppe sollevando una mano.
     «Bene ser Rudolf, abbiamo sentito abbastanza. Ora dobbiamo…». Un’improvvisa fitta gli impedì di concludere la frase. Toccò la ferita, tutto il braccio pulsava di dolore sotto le sue dita.
     «Mio signore, va tutto bene?» Silver gli si avvicinò, premuroso. «Forse dovresti riposare. Abbiamo sentito da ser Rudolf ciò che è accaduto, potremo discuterne domani».
     Magett sapeva che la questione era importante; era necessario capire ogni cosa, dal nemico che aveva teso l’agguato al movente, ma soprattutto dovevano capire perché non avevano portato a termine la missione. Se davvero volevano uccidere sua sorella, perché non l’avevano fatto?
     Ma sentiva anche il bisogno di un bagno caldo e di un sano riposo, dopo una notte intensa colma di dolore; tra la ferita e l’aver dormito all’addiaccio provava una stanchezza infinita.
     «Sì, lord Silver, hai ragione» disse in un sussurro. Poi alzò il tono di voce rivolgendosi ai consiglieri: «Il convegno termina qui, miei lord. Ne riparleremo domani». Detto questo si alzò, forse troppo in fretta, e per poco non ricadde sullo scranno. Si tenne in piedi appoggiandosi al bordo del tavolo; la testa vorticava e pulsava, la stanchezza sembrava essergli piombata addosso in un solo colpo.
     Aaron gli si avvicinò e lo aiutò ad attraversare la sala. Nessuno disse nulla, nemmeno quegli arroganti di Riswell e Wallace.
     «È stata una riunione lunga…» commentò Aaron una volta che furono usciti dalla sala. Magett accennò un sorriso: «In ogni caso non c’è molto da discutere, solo da capire».
     «Quindi credi che i consiglieri non possano aiutarti?»
     «Temo di no, purtroppo».

Aaron si limitò a rivolgergli uno sguardo serioso. Continuò a sostenerlo finché non furono arrivati al mastio e poi nelle sue stanze. Lì era molto più caldo, i focolari erano accesi, le imposte chiuse per lasciare fuori il vento gelido.
     Vide il suo scudiero seduto accanto a uno dei focolari. Stava lucidando la sua armatura, un operazione che compiva fin troppo spesso. Sembrava piacergli parecchio, forse perché gli ricordava il suo obiettivo: divenire un cavaliere.
     «Alyn, puoi metterla via ora. Portami del vino, invece».
     Il ragazzino alzò lo sguardo sentendo la sua voce. «Mio signore, siete voi? Siete tornato!» Dicendo questo si sollevò di scatto dalla sedia.
     «Sono stato via solo un giorno Hal, cosa pensavi, che non avrei fatto ritorno?»
     «Lo temevo» disse lo scudiero abbassando la testa con aria afflitta. Le sue gote erano rosse di vergogna. «Vado subito a prendervi il vino, mio signore». Si caricò i pezzi dell’armatura in spalla, dovevano pesare troppo per il suo fisico smilzo, eppure li portava senza problemi. Uscì dalla stanza chinando il capo in direzione di Aaron.
     Magett andò a sedersi. Al centro della stanza c’era un tavolo con delle sedie, fece cenno ad Aaron di accomodarsi. Gli girava ancora la testa, ma in quell’ambiente caldo e confortevole si sentiva meglio.
     «La ferita vi fa male?» chiese Aaron sedendosi di fronte a lui.
     «Abbastanza». Magett si passò una mano sulla fronte, era bollente ma finse indifferenza per non allarmare l’altro. Non voleva che chiamasse i guaritori; loro non facevano che ripetergli che per guarire doveva pregare in continuazione, e lui non ne aveva nessuna voglia. Come potevano delle preghiere guarirlo dalla polmonite? Pregare non aveva aiutato suo padre a non morire.
     «Cosa dicevate prima riguardo al fatto che bisogna capire, piuttosto che discutere?»
     La domanda di Aaron lo sorprese. Non pensava che fosse disposto ad aiutarlo anche in quel frangente, senza l’intervento degli altri consiglieri, invece ora vedeva nei suoi occhi lo sguardo di chi vuole comprendere, e questo gli strappò un sorriso di contentezza. «Si tratta di ciò che è successo a Elber».
     «Tu parli dell’imboscata. Ma vedo che non è solo quel fatto a preoccuparti».
    «Non lo nego. L’agguato a mia sorella è stato un fatto grave, e dovremo capire chi sia in quel caso il nostro nemico, ma non solo. A Elber… c’è qualcosa di strano. Insomma, Aaron, non dirmi che non te ne sei accorto».
     Il cavaliere stava per rispondere, ma in quel momento arrivò Alyn con due coppe e una caraffa sopra un vassoio.
     «Ho portato anche qualcosa da mangiare, mio signore. Ho pensato che ne avessi bisogno dopo il viaggio» disse il ragazzino appoggiando il vassoio sul tavolo.
     A Magett venne da ridere alla parola viaggio, mentre pensava dentro di sé che andare a Elber non poteva essere considerato tale. «Bravo Alyn, mangerò qualcosa prima di riposare. Ora lasciaci».
     Lo scudiero annuì, chinò il capo e lasciò la stanza. Magett quindi riprese il discorso: «Appena siamo giunti a Elber ho notato un particolare interessante».
     Aaron aggrottò la fronte: «Di cosa stai parlando?».
     «Del terreno. Non lo percorre mai nessuno, si nota bene».
     «E questo che significa?».
     «Che quella gente non se ne va mai dal villaggio. Non si riforniscono alla capitale o in altri villaggi, non escono mai dalla foresta».
     Aaron continuava a sembrare perplesso. «Ma se questo è vero cosa centra con l’imboscata?».
     «Nulla», Magett bevve un sorso, «ma getta sicuramente nel mistero quel luogo. Forse tu non l’hai notato, ma quella gente sembra vincolata a Elber, come se non potessero andarsene».
     «Come se fossero costretti a rimanere? Questo intendi?».
     «O che si sentissero in dovere di rimanere…».
     Posò la coppa, accorgendosi che Aaron non aveva ancora toccato la sua. «Serviti pure se vuoi» disse indicandogli la caraffa.
     «Ti ringrazio mio signore, ma ora devo andare».
     «Dove?».
     «Comincerò a organizzare le indagini. Domani parlerò con i soldati della scorta sopravvissuti all’agguato».
     Magett annuì, soddisfatto, ma in quell’istante ebbe la sensazione che l’altro tentasse di fuggire a quell’argomento: «Bene Aaron, parteciperò io stesso. Voglio saperne di più».
     Prese la coppa e bevve un altro sorso. «Ora sono stanco, devo riposare».
     Aaron si alzò e lui fece lo stesso. «Tolgo il disturbo mio signore. Buon riposo».
     «Grazie Aaron». Lo accompagnò alla porta, poi chiamò Alyn che lo aiutò a svestirsi. Gli disse di preparare un bagno e mentre aspettava si coricò a letto. Il dolore alla ferita era forte, la testa pulsava, sentiva le palpebre pesanti. In breve, senza accorgersene, si addormentò.

 

divisore (1)

La prossima parte sarà pubblicata venerdì 26.
Grazie per la lettura. 🙂 Se il capitolo vi è piaciuto lasciatemi un voto!

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-Irene sartori (Erin Wings K.)


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