L’undicesimo Re – capitolo 11 (1ª parte) – La capitale

Buon venerdì pomeriggio a tutti! ^_^ Eccomi con la prima parte del nuovo capitolo del fantasy L’undicesimo re.

l'undicesimo re - copertina 2

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divisore (1)

L’ultimo capitolo pubblicato risale al 23 dicembre 2015, quasi due mesi fa. Inutile dire quindi che mi sento parecchio emozionata oggi 😀 nel pubblicare dopo così tanto tempo il nuovo capitolo. 
Ricordo a chi ieri magari non ha visto, che ho pubblicato il riassunto dei primi 10 capitoli, per rinfrescarvi la memoria. Prima di andare avanti vi consiglio di darci una letta.
Come sempre, leggete e fatemi sapere cosa ne pensate sinceramente 😉 .
Buona lettura!

divisore (1)

 

Stringendo con forza le redini Mey sorrise al fratello: «È un piacere essere tornata».
     Lui annuì: «Lo è anche per me». Spronò il destriero e le fece cenno di seguirlo. Mey obbedì, confusa. Non capiva se le sue parole erano riferite al fatto che anche lui era tornato da Elber o che era contento che lei fosse tornata. Dentro di sé sperò che fosse per il secondo motivo.
     Attraversarono le vie della capitale alla velocità maggiore consentita dai carri cigolanti. I soldati arrancavano stanchi, molti di loro erano i feriti della scorta di Mey.
     Ser Rudolf era in testa alla sinistra del re, di tanto in tanto cercava di scambiare due parole con lui ma sembrava che Sua Maestà non fosse incline alla conversazione. Pensò che fosse per la sfortunata morte di quel giovane soldato; doveva essere stato davvero suo amico se era così addolorato dalla sua perdita. Un po’ lo era anche Mey, ma cercava di non pensarci; in fondo non era l’unico ad aver perso la vita quel giorno.
     Mentre avanzavano guardava con curiosità tutto ciò che vedeva. Botteghe, taverne e bordelli erano accatastati l’uno accanto all’altra in viuzze intricate. Fango ricopriva il terreno, immerso talora in enormi pozze d’acqua giallognola.

     Lì nella povertà del villaggio basso l’aria era impregnata dell’odore mefitico dei liquami sparsi ai lati delle vie. Molte delle casupole crescevano alte e storte, alcune più basse con i tetti di paglia, altre interamente ricoperte di legno marcito.
     Mano a mano che si avanzava il panorama cambiava, anche se di poco. Case e botteghe si facevano più ordinate, se ne vedevano costruite in legno buono mentre alcune persino in roccia e pietruzze.
     Il silenzio regnava, ma lì al passaggio della scorta reale tutti i popolani che erano per strada si fermavano per rendere omaggio al re e alla principessa, e ai coraggiosi soldati. C’era chi lanciava dei fiori sui carri dove giacevano i corpi dei feriti e dei morti, chi invece abbassava rispettosamente il capo, altri ancora sollevavano una mano e la posavano sul cuore. Le fanciulle più giovani camminavano in fretta raccogliendo le gonne per stare al passo dei cavalieri, e prima che gli zoccoli dei cavalli toccassero terra elle spargevano sul suolo fangoso morbidi petali di rose che tenevano dentro grandi cesti. Solo i bambini avevano il coraggio di fare baccano, ma le madri li rimbrottavano cacciandoli dentro in casa a sculacciate.
     Mentre avanzava lentamente tra i petali sparsi nella fanghiglia, Mey si sentì orgogliosa di appartenere a un popolo tanto amabile e cortese; era commossa dal caloroso benvenuto che le riservavano – rose bianche le venivano porte dalle fanciulle, mentre gli uomini si inchinavano e si allungavano per baciarle le mani e i piedi quando passava loro accanto – ed era felice della riverenza e del rispetto che vedeva negli occhi del popolo nei confronti di suo fratello; le donne lo salutavano e gli mandava baci, le fanciulle gli lasciavano tra le mani un fiore, che lui allungava una mano per raccogliere, gli uomini si inchinavano, i bambini urlavano il suo nome. Sembrava davvero amato e questo la rendeva piena di gioia, e ancora di più la rassicurava su ciò che doveva aspettarla nell’immediato futuro.

Giunsero in poco tempo nei pressi del castello. Le mura interne erano spesse, e scure persino alla luce chiara del sole. A Mey per un momento infusero paura. Poi si fece coraggio e seguì il fratello e ser Aaron fino al ponte levatoio. Le guardie erano già state avvertite, e appena videro il re si affrettarono a sollevare il ponte, che alzandosi le permise di intravedere il castello.
     Era come se lo ricordava: grigio, freddo, dall’aspetto austero e imponente. Un enorme mastio svettava al centro, le cime delle torri si notavano appena per la foschia che le attorniava nonostante fosse una bella giornata.
     Intimidita dalla maestosità di tutta quella pietra, Mey abbassò lo sguardo e condusse Isil attraverso i solidi cancelli di ferro, oltre l’ampio fossato pieno d’acqua verdognola. Un vento gelido le sferzava il mantello, gonfiandolo dietro di lei. Strinse i pugni sulle briglie per darsi forza; dopotutto era ciò che aveva sempre voluto, tornare a casa. Ma allora perché si sentiva così nervosa?
     Guardandosi indietro provò una fitta di nostalgia verso chi si era lasciata alle spalle; l’affascinante Farley e il suo amabile gemello Jall e Kira, sempre pronta con i suoi consigli, la dolcissima Amy, con i suoi sorrisi timidi e Gill, la sua sorellina. Gill, che come lei ormai era pronta per essere presa in moglie, e forse non l’avrebbe neppure più rivista. Persino l’arrogante Godric cominciava a mancarle.
     Cercò di non pensarci più, di scacciare quei ricordi nostalgici. Non erano poi così importanti, ormai era a casa.
     Sfoggiando un sorriso sereno, avanzò nel cortile della fortezza. Non se lo ricordava così grande. Non ricordava neppure l’albero dalle foglie scure piantato quasi nel mezzo. Quante cose erano cambiate in quegli anni?
     Seguendo l’esempio di suo fratello aspettò di essere giunta fino all’entrata, poi scese di sella e consegnò le redini allo stalliere, un ragazzetto un po’ grasso che arrivò subito di corsa.
     Alle porte del castello, ad aspettarla, c’era uno stuolo di lord con le rispettive lady e servette personali. Erano tutti allineati ordinatamente, abbigliati nei colori nordici dal blu al grigio, dal nero all’argento.
     Era così presa dalla contemplazione di tutta quella gente che nemmeno si rese conto della presenza del re al suo fianco, fino a che lui si fece avanti deciso. Uno dei lord avanzò verso di lui e andandogli incontro urlò degli ordini a delle guardie vicine.
     «Mio signore, finalmente» disse il lord. «Eravamo in ansia per tutti voi».
     «Non temere lord Silver, siamo salvi». Lo sguardo del re era confortante, ma il lord non sembrò convinto. Nonostante questo evitò di aggiungere altro. Si rivolse a Mey con un inchino: «Principessa, bentornata nella sacra città dei Krown».
     Mey si inchinò a sua volta, ringraziandolo. A prima vista sembrava una persona gentile, non arrogante come si era immaginata fossero i signori di corte. Lord Silver vestiva con un pesante mantello di lana scura, chiuso da una spilla d’argento a forma di giglio. “Un consigliere” comprese avvertendo a un tratto una sensazione di diffidenza nei suoi confronti.
     Intanto suo fratello stava parlando: «Lord Silver, ho già disposto che i feriti vengano portati subito dai guaritori, ma vorrei che ti occupassi tu che vengano curati a dovere. Li metto sotto la tua responsabilità».
     Il lord fece un cenno di assenso: «Certo mio signore, me ne occuperò io». Dopo un inchino, e un saluto cordiale in direzione di ser Rudolf, si allontanò di fretta.
     Altri lord dopo di lui si fecero avanti per renderle omaggio e Mey, nonostante fosse lusingata e felice, si sentiva sempre più stanca. Avrebbe volentieri fatto un bagno caldo e sentiva il bisogno di riposare a lungo.
     Il re sembrò accorgersi delle sue esigenze, perché a un certo punto comunicò che si sarebbe ritirato nelle sue stanze per rinfrescarsi prima del pranzo, così anche Mey ebbe la scusa per rinviare tutte le presentazioni e i saluti.
     Gli uomini della scorta furono allontanati verso una torre dove avrebbero potuto riposare, mentre lei e ser Rudolf seguirono il re all’interno della fortezza. Si trovavano in una costruzione laterale attaccata al mastio, dove pensò si trovasse la sala del trono.
     Suo fratello glielo confermò poco dopo. Prima però la guardò in modo comprensivo dicendo: «Sarai stanca immagino, è stato un lungo viaggio e con tutto quello che è successo… Credo vorrai riposare un po’».
     Mey annuì: «Sì, sono stanca, spero non sia un problema».
     «Oh, niente affatto». Il re accennò un sorriso gentile, poi indicò i corridoi che stavano percorrendo. «Qui ci troviamo dove c’è la sala del trono e quella dei banchetti. Si può accedere alla torre centrale da una scala interna. Le serve ti condurranno nelle tue stanze e ti prepareranno un bagno. Preparati, prenditi tutto il tempo che ti serve, poi ti pregherei di scendere per il pranzo se te la senti».
     «Grazie, sire, ma preferirei pranzare nei miei appartamenti se possibile».
     Lui annuì: «Per questa volta, dati gli avvenimenti spiacevoli di cui sei stata testimone, te lo concederò. Ma bada, sorella, non si ripeterà spesso».
     Mey si sforzò di sorridere. «Vi ringrazio». Accettò il suo braccio, che lui gli offriva, sentendosi arrossire. Quel contatto con suo fratello le provocò uno strano senso di disagio, ma cercò di non darlo a vedere.
     Appena dietro di loro ser Rudolf camminava in silenzio. Perché era ancora lì? Mey pensò che forse suo fratello voleva parlare con lui di quello che era successo a Elber, per questo non avevano acceduto direttamente al mastio.
     Procedettero per i corridoi senza parlare. Il freddo penetrava nelle sue vesti, dalla nuda roccia delle pareti arrivava l’umidità e saliva anche dai pavimenti grigi. Tutto era piuttosto spoglio, ma quando giunsero in una sala che sembrava per le riunioni a Mey si aprì il cuore.
     Le pareti erano decorate da numerosi arazzi, tappezzerie colorate da rossi sgargianti e blu profondi, azzurro cristallino e oro fuso. I pavimenti in quella stanza erano in lucido marmo bianco, molte torce erano appese ai muri, mentre al centro si trovava una grande tavola rettangolare attorno alla quale contò undici poltrone imbottite di colori diversi dal blu al porpora.
     «Ti piace?»
     Mey si riscosse, accorgendosi di essere rimasta lì imbambolata a guardarsi attorno: «È bellissima…».
     «Sono lieto che ti piaccia». Il re fece un cenno a ser Rudolf: «Cavaliere, aspettami qui, dobbiamo parlare. Ho intenzione di chiedere una riunione d’urgenza e devi esserci anche tu come testimone di ciò che è accaduto nella foresta di Elber».
     «Sì, Maestà».
     «Tu Mey ora puoi andare». Batté le mani un paio di volte, e a quel rumore entrarono nella stanza tre fanciulle. Avevano lunghi capelli e vesti leggere dai colori delicati. «Loro sono le tue nuove ancelle» spiegò il re. «Dylla, Teny, Lena, accompagnate la principessa nelle sue stanze, e fate in modo che non le manchi nulla di cui necessita, altrimenti ne risponderete a me».
     Le ancelle chinarono il capo insieme, poi attesero che Mey si avvicinasse prima di inchinarsi davanti a lei. Una dopo l’altra giurarono che sarebbero rimaste al suo servizio fino alla morte o allo scioglimento del loro dovere.
     Quel giuramento la commosse. Anche se erano solo serve, in ogni caso per lei erano come delle nuove amiche.
     Si volse verso il fratello: «Grazie».
     «A stasera, allora» disse lui annuendo in modo rassicurante.
     «A stasera…». “Fratello”.

 

divisore (1)

La prossima parte sarà pubblicata martedì 23 o venerdì 26.
Grazie per la lettura. 🙂 Se il capitolo vi è piaciuto lasciatemi un voto!

siti web

-Irene sartori (Erin Wings K.)


Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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5 pensieri riguardo “L’undicesimo Re – capitolo 11 (1ª parte) – La capitale

  1. Voio u.u…
    …leggo ^__________^””

    Sai tra l’altro? Ti ho consigliata su Wattpad ad una mia studentessa…ha una media di un libro fantasy letto ogni due sere…e ti consiglierà alle amiche…Erin secondo me, devi aumentare la velocità di stesura 😛

    Liked by 1 persona

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