Racconti di Natale 2015 #1 – L’attesa

Buonasera a tutti, cari lettori. 🙂
Vi auguro una lieta sera della vigilia, con questo breve racconto.

L’ATTESA

separatore-Natale

 

L’ansia mi rodeva il petto, come una morsa stringeva le viscere facendomi annaspare.
     Era l’alba quando mi svegliai in preda all’agitazione. Quell’attesa, l’avevo sempre trovata snervante.
     Mi alzai stiracchiandomi, cercando nel contempo di calmare i battiti del mio cuore impazzito. Ero preda di quella forte emozione che di solito prende i bambini in questo giorno. Solo che il mio motivo era alquanto diverso.
     Saltando la colazione uscii nella terrazza a contemplare il rosa sereno del mattino e il sole che sbocciava pallido in quel caldo chiarore. Mi sentivo rinato e tranquillo, nonostante il caos che regnava dentro di me.
     Era l’alba di un nuovo giorno, l’inizio di un nuovo Natale.

Ogni vigilia era l’attesa per qualcosa di nuovo. Per me era il giorno in cui potevo vedere lei. Rosette, la mia adorata famiglia, la mia dea, tutto ciò che desidero.
     Indossato il mio logoro cappotto andai ad aspettarla alla fermata dell’autobus. Lei è messa peggio di me, può permettersi questo lungo viaggio solo una volta l’anno. Io invece non posso proprio, sarebbe un problema per la famiglia che ho già a casa e che ho il dovere di mantenere.
     Vedo Rosette scendere dal bus, anche lei sembra agitata, le sue gote splendono di luce color pesca. Indossa un lungo cappotto grigio, largo e ingombrante, non ha guanti e nemmeno la sciarpa, così che io possa vedere il suo bel collo d’alabastro cinto da un grazioso ciondolo a forma di stella di ghiaccio. L’unico gioiello che possiede. Glielo regalai io prima di perdere tutto il mio denaro. Fu l’unico vero regalo che le feci. Almeno fino a questo Natale.
     «Angelo!» mi chiamò lei venendomi incontro. Era bella come l’ultima volta, pallida e sottile quanto un ramoscello di frassino.
     «Oh, Angelo, quanto sono felice di rivederti…». Angelo è il nome che crede io abbia. Non sa nulla di me, a parte ciò che le ho detto di falso.
     «Rosette…». Le corro incontro e la stringo in un abbraccio, lungo quanto l’attesa che mi ha spinto fino ad oggi. Le voglio bene, ma non posso fare di più. Questo è quanto posso darle ora. Per il resto dovremo aspettare il domani.      

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-Irene sartori (Erin Wings K.)


Licenza Creative Commons“L’attesa” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

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