Racconto fantasy: Il cerchio di fuoco

Buonasera lettori! 😀 Eccomi, rieccomi, ritornata finalmente. Vi lascio un racconto breve, che sarebbe dovuto essere per il circolo Raynor’s Hall.

Copertina Il cerchio di fuoco (2)

“Il cerchio di fuoco” è la versione integrale del racconto breve che dovevo pubblicare per il IV contest del Circolo di scrittura Raynor’s Hall.

 

Copertina Il cerchio di fuoco (2)

Autore: Irene Sartori (Erin Wings Krown)

Titolo: Il cerchio di fuoco

Altro titolo: Il cerchio

Tema: “Cerchio”

Genere: racconto breve.

Sottogenere: fantasy/drammatico

N. di caratteri (sp. inclusi): 17.383

 

IL CERCHIO DI FUOCO

Separatore-Grafico

La nebbia avvolgeva il villaggio di una patina opaca, celando alla vista le piccole capanne sparse nella radura.
     Ytran però non aveva bisogno di vederle, conosceva una per una quelle abitazioni, come gli alberi nascosti tra la nebbia e la posizione esatta del fiumiciattolo poco distante. Da lì si udiva il rumore dell’acqua, l’unico in quel crepuscolo mattutino.
     Muovendosi con calma fra la sterpaglia il mago individuò infine la meta a lungo attesa. Una capanna, simile alle altre, in mezzo alla foresta, ma che per lui significava tutto, la sua intera vita.
    Si avvicinò ispirando a fondo l’aria umida, inoltrandosi nella nebbiolina. Bussò alla porta, tre colpi secchi e decisi.
     Pochi istanti dopo qualcuno aprì lasciando intravedere uno spicchio di tenue luce proveniente da dentro. Emerse un volto dall’aria candida, i cui occhi ispiravano però una profonda malinconia.
La donna lo guardò con un’espressione indagatrice velata di diffidenza: «Chi siete? Che cosa volete da me?»
L’uomo non perse tempo a rispondere. Sollevò il cappuccio del mantello e si limitò a sorridere in direzione di lei.
     La donna in un primo momento sembrò non riconoscerlo, poi le sue sopracciglia si inclinarono, i suoi occhi presero una sfumatura di perplessità mista a confusione. «Ytran?»
     Lui annuì e allora il volto della donna si distese in sorriso di pura gioia. Senza dire altro si fiondò nelle sue braccia, affondando la testa nel suo petto.
     Ytran la strinse a sé, non potendo più trattenere il profondo piacere che provava nel rivederla. «Egrimel». Circondandola con le braccia sprofondò le dita nei suoi lunghi capelli neri.
     «Non sai quanto mi sei mancato Ytran» sussurrò lei senza sciogliere l’abbraccio.
     «Anche tu mi sei mancata, ho pensato a te in ogni istante Egrimel, sarei venuto da te subito se solo avessi potuto».
      Il silenzio per qualche attimo gravò su di loro come un peso di cui non riuscivano a liberarsi, ma infine Egrimel spezzò il silenzio: «Ma ora sei tornato Ytran, adesso niente ti farà andare via… Forza entriamo, qui fuori fa freddo».
     Ytran sorrise, rinfrancato dal calore dell’amata, e scacciato ogni brutto pensiero la seguì all’interno della capanna. Prima di entrare però rivolse un ultimo sguardo alla foresta, a quel mondo che voleva lasciarsi interamente alle spalle. «Iktuhm rekimnes» mormorò tra sé sollevando una mano. Un’ultima magia, un piccolo incantesimo di protezione prima di abbandonare per sempre quel mondo.
O almeno così credeva.

* * *

«Stringimi più forte Ytran» sussurrò implorante sua moglie coccolandosi al suo fianco, tra le coperte ruvide del loro letto.
     «Non sarà mai abbastanza Egrimel» rispose lui abbracciandola con vigore, attirandola a sé con quella forza che credeva perduta da tempo.
     La baciò cercando di ricordare quanto fosse passato dall’ultima volta, mentre lei rispondeva con passione. “Il giorno prima della mia partenza”, ricordò con una stretta al cuore. “Il giorno più orribile della mia esistenza”.
     Smise di baciarla di colpo, si sentiva oppresso da quel ricordo straziante, che ancora gli lacerava la mente. Prese a carezzarle con dolcezza i capelli, per rimediare al suo improvviso distacco, ma lei sembrò accorgersene.
     Egrimel scostò la sua mano e lo guardò con angoscia: «Va tutto bene amore mio?»
     «Sì, sto bene. Stavo solo pensando a quanto tempo è passato. Nove anni… lontano da te…».
     «Basta Ytran» lo fermò lei posandogli un dito sulle labbra. «Smettila di tormentarti. Ora è tutto finito, sei qui, siamo insieme, noi tre». Detto questo si guardò la pancia nuda, leggermente rigonfia, e sorrise.
     Anche lui ricordandosi del bambino si lasciò andare a un sorriso, ma l’angoscia non tardò a ritornare. Capì che il suo sguardo doveva essersi subito rabbuiato, perché Egrimel sembrò delusa dal suo atteggiamento.
     «Sei tornato già da quasi sei mesi, Ytran, devi cominciare a superarlo. So che hai passato cose orribili, ma…».
     «No, Egrimel». Ytran allontanò la mano della moglie che cercava con amore di accarezzarlo. Scostò le coperte e si alzò. «Tu non puoi sapere, non ne hai idea, ed è meglio così».
     «Aiutami a capire allora. Non ne abbiamo ancora parlato, potresti almeno…»
     «No» la interruppe nuovamente. «Non voglio che tu sappia. Ci sono cose di cui è bene non essere a conoscenza».
     Vide che la moglie voleva insistere, si stava alzando anche lei, così troncò la conversazione prima ancora che potesse continuare. «Non insistere, amore mio. Mi dispiace, lo faccio solo per la tua sicurezza, va bene? E per quella del bambino».
     Egrimel non disse nulla. Si vestì in fretta e si avvicinò a lui, che nel frattempo stava allacciando la giubba di cuoio. «Ytran… non voglio litigare, ma non pensi che dovremmo parlare di più? Soprattutto ora che ci sarà il bambino».
     «Te l’ho detto, non devi insistere su questo argomento». Ytran prese il mantello e si avvolse nel suo calore, chiudendolo sul davanti. «Amore, un giorno ne parleremo va bene? Ma non ora».
     «Promesso?» Lo sguardo di lei si era un po’ addolcito, ma la delusione si vedeva chiara nel suo volto.
     «Sì, è una promessa. Ora dammi un bacio».
     Egrimel si avvicinò e si sfiorarono appena con le labbra. «Te ne vai?» chiese in tono stanco. Ytran sentì il suo sguardo fermo su di lui mentre prendeva la spada e la fissava al fianco sulla cintura.
     «Vado solo a fare un giro, amore. Torno per cena». Si volse e la prese tra le braccia. La baciò con passione, posò una mano sulla sua pancia e le sorrise per rassicurarla. «Ci vediamo più tardi».
     «A dopo, marito mio». Anche lei sorrise, ma nei suoi occhi non c’era gioia, solo una sottile malinconia.
     Ytran calò il cappuccio del mantello sul viso e dopo averle rivolto un mezzo sorriso uscì nella foschia della sera.

* * *

Ytran scorse il primo incendio quando uscì dalla taverna del vecchio Garth. Le fiamme lambivano gli scorci di cielo tra le chiome degli alberi, il fumo si confondeva nella nebbia persistente.
     Si diresse verso l’incendio senza nemmeno pensarci, spinto da un improvviso e acuto terrore. La capanna che stava bruciando si trovava vicino alla casa sua e di Egrimel.
     Giunse di corsa e si guardò intorno cercando di capire cosa fosse accaduto. Sua moglie non si vedeva, ma lì intorno molte persone si erano riunite a cercavano disperatamente di spegnere l’incendio. I loro sforzi però sembravano vani, perché le fiamme continuavano a circondare le capanne, e stavano velocemente attaccando anche quelle vicine.
        Avrebbe provato ad aiutarli, ma in quel momento li vide. Confusi tra le ombre provocate dal fuoco, le figure incappucciate erano avvolte da mantelli neri e scarlatti. Sembravano fluttuare nell’aria e Ytran sapeva che era proprio così; la loro magia superava quella oscura.
     “La legione della fiamma”. I ricordi piombarono su di lui come serpenti, attorcigliandosi nella sua mente, soffocandolo. Si mise a correre verso i nemici, consapevole che solo lui poteva farlo; doveva distruggerli prima che spazzassero via tutto il villaggio.

Egrimel capì troppo tardi cosa stava accadendo. All’inizio udì solo dei rumori provenienti dalla porta di casa. Nonostante non fosse una maga sapeva benissimo che cosa significavano, gliel’aveva spiegato Ytran una volta.  Erano i segni dell’arrivo di una magia oscura.
     Vincendo la paura era uscita a controllare. Non si vedeva nulla di strano, ma si accorse che non poteva oltrepassare la soglia senza andare a sbattere su una barriera invisibile che la spingeva delicatamente indietro.
     Convinta di essere protetta, era tornata dentro e aveva cenato da sola seduta accanto al focolaio. Ma poco dopo era accaduto il peggio. Era cominciato a entrare del fumo in casa ed Egrimel aveva preso a tossire. Allora era uscita di nuovo e aveva visto l’incendio, le case bruciate accanto alla sua.
     Intrappolata dall’incantesimo di Ytran, la donna non poteva fuggire. Si era coperta con un mantello e continuava a pensare a un modo per salvare se stessa e il bambino. “Ytran, perché non sei qui? Perché mi fai questo, di nuovo?” Non poteva credere che lui l’avesse lasciata sola in un momento del genere. Era convinta che sarebbe venuto a prenderla, doveva solo trovare il coraggio di resistere. Non per lei, ma per la creatura che portava in grembo.

Sollevò una mano e pronunciò un incantesimo di stordimento, il primo che gli venne in mente, ma mancò i bersagli perché erano troppo veloci.
     Le figure svoltarono leste verso gli alberi, continuavano a muoversi fluttuando a pochi metri da terra. Lanciavano maie oscure verso le capanne, distruggendole i mille schegge di legno, o facendole avvampare in un’unica fiamma.
     Ytran si fermò per riprendere fiato, cercando di pensare a un modo per fermarli. Poi, infine, gliene venne in mente uno. Alzò le braccia, pronto a fare il suo dovere. Era rischioso, ma doveva per sua moglie, e per il suo bambino.
   Pronunciò la magia chiudendo gli occhi e contemporaneamente immaginò un’onda gigantesca che si abbatteva sulle scogliere. Poi chiuse di colpo i palmi, raccolse l’energia concentrandosi al massimo, e riaprì le mani sbarrando gli occhi.
     Un dolore lacerante esplose nelle sue dita, le braccia cominciarono a formicolare, le mani bruciavano. Ytran urlò, ma resistette. Un turbine di aria gli passò ai lati e si condensò a qualche metro da lui formando in pochi istanti una piccola tromba d’aria.
    “Non sta funzionando”. Soffocò una altro urlo, disperato dal suo fallimenti. Quella era la sua unica possibilità e la stava sprecando.
     Era ancora più rischioso e difficile, ma decise di ritentare. Ripeté il procedimento, e questa volta pronunciò l’incantesimo due volte. Il dolore aumentò fino a ridurlo in ginocchio, gli occhi gli lacrimavano per l’odore di bruciato che proveniva dalle sue mani. Stava prendendo fuoco.
     La tromba d’aria si ingigantì e cominciò ad addensarsi. Ytran tentava di riprendere fiato, di resistere al dolore, ma solo la soddisfazione di vedere che forse stava riuscendo lo teneva in vita.
     Crollò interamente a terra, tutto il suo corpo cedette, proprio quando l’aria si stava trasformando in acqua, che andò a riversarsi per tutto il villaggio e travolse i nemici rendendo vano ogni loro nuovo tentativo di magia.
     Ytran sapeva che loro non sarebbero morti, ma almeno aveva ottenuto una piccola vittoria. Il villaggio non sarebbe bruciato, almeno non quel giorno, perché l’acqua creava ai maghi oscuri del fuoco delle ferite orribili che andavano curate con appositi incantesimi di guarigione.
     Quei maledetti avrebbero sofferto per settimane, magari anche mesi. A questo pensiero il mago sorrise, ma non riusciva ad alzarsi. Era privo di forze. Sentiva gli occhi pesanti, come se volessero chiudersi per non riaprirsi più.
     “Egrimel è salva” pensò. Solo questo gli diede la forza di non morire.

* * *

Il fumo aveva ormai avvolto interamente l’interno della casa. Egrimel tentava di scacciarlo in tutti i modi, ma frequenti colpi di tosse cominciavano a farle pensare di essere segnata.
     Perché Ytran tardava tanto? Cosa stava accadendo là fuori? La donna, tormentata da queste domande, si rannicchiò infine in un angolo coprendosi in un disperato tentativo di salvarsi dal fumo, ma sapeva che le fiamme avrebbe presto divorato tutto.
    Si abbracciò la pancia, per proteggere il suo bambino. Tanto non sarebbe servito a nulla, si disse mentre le lacrime iniziavano a scorrere affogando la sua determinazione.
    Passarono istanti interminabili, durante i quali Egrimel sperimentò la paura più terribile, quella della morte. Poi accadde qualcosa di miracoloso. All’improvviso le fiamme che la stavano raggiungendo si spensero, il fumo, lentamente, cominciò a diradarsi.
    Le lacrimavano ancora gli occhi, faticava a respirare, ma un sorriso affiorò nelle sue labbra. Si abbandonò al pavimento, continuando a cullare il suo bambino.
       Ormai erano salvi, pensò tossendo ancora, nonostante il fumo si stesse disperdendo.
     Un respiro profondo, un altro colpo di tosse. ”Ytran, ci hai salvati…”. Egrimel chiuse gli occhi, con il sorriso che ancora adornava le sue labbra.

* * *

Un forte colpo alla testa, un dolore terribile.
     «Ehi figliolo, ci sei?» Una voce, che non riusciva a collegare a un volto. «Su, sveglia ragazzo!» Un altro colpo in testa. Ytran cominciava a percepire il suo corpo, sentiva dolore alle gambe, ai piedi, al petto. Si accorse di non sentire le braccia e le mani, solo un formicolio bruciante.
     «Forza mago, so che sei sveglio». Di nuovo quella voce. C’erano solo due persone che sapevano della sua magia e quel tono basso e roco non poteva appartenere a Egrimel.
     «Garth» sussurrò debolmente. Riuscì piano ad aprire gli occhi, ma la testa girava così fu costretto a rimanere steso per qualche altro istante. Poi si mise seduto. Stava riprendendo possesso del suo corpo, ma le braccia formicolavano e bruciavano ancora.
     «Ehi Ytran, che diamine hai fatto prima?» chiese Garth fissandolo con sguardo allibito.
     «Ho solo innalzato un’onda che ha spento il fuoco» spiegò lui, «niente di che».
      «Se lo dici tu… A me è sembrata la fine del mondo, amico».
Ytran si alzò piano, sciogliendo a poco a poco i muscoli indolenziti. Aveva rischiato molto per quell’incantesimo, ma ce l’aveva fatta. Sorrise, non potendo fingere di non essere compiaciuto. Gli restava solo una cosa da fare; trovare la sua Egrimel. Si volse e puntò lo sguardo verso le capanne in fondo, poi si avviò verso di esse.
       «Ehi, dove vai?» gli urlò dietro Garth.
       «Dove credi che vada?»
     «Che ne so io!» il taverniere sputò un insulto nel suo rozzo dialetto, ma Ytran sapeva che stava sorridendo.
     «A casa Garth, vado a casa». Continuò ad avanzare barcollante, mentre dentro di lui la rabbia lasciava il posto a un senso profondo di pace.

Entrato nella capanna, Ytran prese a chiamare Egrimel a gran voce. Nessuno rispose. «Egrimel! Amore, dove sei?» Sapeva che la moglie non poteva uscire, a causa dell’incantesimo che aveva lanciato per proteggere la casa. Perciò dove per forza essere ancora dentro.
     Avanzò tra fiammelle non ancora estinte, acqua maleodorante, paglia e legno bruciati e anneriti dal fuoco. Ma non vide nessuno.
     «Egrimel!» chiamò ancora. Una soffocante sensazione di inquietudine cominciò a farsi strada dentro di lui. «Egrimel!»
     Infine la trovò, rannicchiata immobile  in un angolo. Corse da lei e le sollevò la testa. «Amore mio, sono qui, svegliati».
      Era pallida, ma sul suo volto era disegnato un sorriso sereno. «Egrimel, ora puoi svegliarti…» ripeté più a se stesso che a lei. Purtroppo aveva già capito che la moglie non si sarebbe svegliata. Il suo petto  non si alzava né abbassava, le sue braccia strette attorno al ventre non accennavano a muoversi. Le sfiorò una mano e la trovò gelida.
     «Amore…». Ytran la strinse a sé, affondò le mani nei suoi capelli neri. «Ti prego, perdonami. Ti avevo promesso che sarei tornato, ma sono arrivato tardi». Era colpa sua se la compagna della sua vita era morta, insieme al figlio che doveva nascere. Non sarebbe dovuto andarsene quella sera, non avrebbe mai dovuto lasciarli soli. L’aveva promesso, ma non era stato in grado di mantenere una cosa tanto semplice.
     Si abbandonò a un urlo disperato, sfogando il dolore che gli cresceva nel petto. Dentro di lui qualcosa si era spezzato, sentiva già che avrebbe girato tutto il mondo se necessario per vendicare la morte di Egrimel e del bambino.
    Lacrime brucianti di rabbia iniziarono a bagnargli le guance, mentre dalle sue mani scaturivano fiamme, che andarono a lambire il corpo della moglie. Non voleva ricordi, non aveva intenzione di continuare la sua vita in quel luogo maledetto.
     Accarezzò il suo volto per l’ultima volta, guardando quei lineamenti meravigliosi e la luce che si era spenta in quel corpo che aveva tanto amato. La lasciò nella posizione in cui era morta, adagiandola però sul loro letto, il talamo che condividevano nelle loro notti d’amore sarebbe stata la sua tomba.
       Tutto era accaduto troppo in fretta, il dolore era straziante, ma Ytran era colmo di una rabbia che l’avrebbe spinto ad andare avanti. Doveva solo trovare la forza di lasciarla di nuovo, stavolta per sempre.
    Si strinse ancora a lei, steso sul letto accanto al suo corpo che cominciava a diventare freddo. Passò del tempo prima che trovasse la forza necessaria ad alzarsi e uscire dalla quella che era stata la sua casa, la loro casa.
       Una volta fuori chiuse gli occhi e si concentrò sentì le mani bruciare, ma non osò fermarsi. Sollevò le palpebre un attimo prima che il fuoco scaturisse dalle sue mani, poi lo direzionò verso la capanna. Già indebolita dalle fiamme di prima, la casa presto cedette, le pareti di legno crollarono, il tetto di paglia si bruciò interamente.
    Ytran continuò a guardare mentre la rabbia diventava quasi intollerabile, sovrastando persino il dolore. Poi si volse, e si lasciò alle spalle la sua casa, il suo villaggio e la vita che lui e Egrimel avevano costruito insieme.
      L’alba iniziava a colorare il profilo delle lontane colline, che appena si intravedevano dal limitare della foresta. Era quella la sua destinazione, le vette all’orizzonte. Un giorno, forse, sarebbe tornato, si disse.
Prima, però, aveva un destino da compiere.

Separatore-Grafico

Licenza Creative Commons“Il cerchio di fuoco” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale

 

Annunci

13 pensieri su “Racconto fantasy: Il cerchio di fuoco

  1. Stile di scrittura molto bello e scorrevole. Avevo avuto la sensazione che una volta uscito da quella casa sarebbe successo qualcosa di brutto. In realtà, pensavo che abbandonasse la moglie, ma è andata peggio.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...