L’undicesimo Re – Capitolo 7 (seconda parte) – Ombre nella notte

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Poco tempo dopo Magett stava seduto, nonostante la spossatezza che gli annebbiava i sensi, con la schiena poggiata all’albero e le gambe incrociate per combattere il freddo.
     Si sentiva meglio, probabilmente aver cauterizzato la ferita aveva migliorato le sue condizioni, ma il dolore non era passato, continua a tormentarlo a volte con un profondo bruciore, altre con fitte acute come se una lama lo stesse trapassando; era una sensazione fastidiosa, che gli riportava alla mente un’esperienza che aveva sempre sperato di tenere seppellita.
     Nonostante indossasse ben due mantelli di lana e pelliccia, il freddo cominciava a farsi sentire in tutta la gelida crudeltà. Presto si sarebbe insinuato nella lana e nella tunica che portava sotto, fino a penetrare nella sua pelle e gelargli le ossa. Avrebbe bevuto un po’ di vino per riscaldarsi, ma temeva di non riuscire a tenerlo nello stomaco, per via del bruciore che avvertiva già da qualche settimana. Così provava a sorseggiare da un boccale di birra, ma anche quella gli era indigesta. Prese un ultimo sorso disgustato, allontanando il boccale nell’erba.
     Nel mezzo dello spiazzo i suoi uomini avevano acceso altri fuochi, nonostante gli avvertimenti di sir Rudolf lui li aveva lasciati fare. «Devi pur scaldarti le ossa prima di dormire all’addiaccio», aveva concordato Aaron dopo che Magett aveva dato loro il permesso. Oltretutto anche lui dormiva fuori e non aveva alcuna intenzione di morire congelato.
     Sir Rudolf si era fatto vedere poco dopo che Aaron aveva terminato di occuparsi della ferita. Il viso contratto dall’ansia, si era profuso in mille scuse e raccomandazioni per la sua salute. Doveva stare più possibile vicino al fuoco, mangiare qualcosa per scaldare la pancia, bere vino e non dimenticarsi di usare le coperte per allontanare il freddo.
     Magett l’aveva rassicurato dicendogli di stare bene ma quello non aveva voluto crederci. Alla fine per toglierselo dai piedi gli aveva detto di aver bisogno di riposo, così Ruyn si era ritirato in una capanna, dove probabilmente avrebbe anche trascorso la notte, e non era più uscito da lì.
     Anche lui avrebbe potuto sfruttare il poco spazio che restava nelle capanne per dormire riparato da quel vento gelido, ma l’idea di passare la notte in mezzo a un mucchio di feriti agonizzanti gli stringeva le viscere e gli serrava la gola. No, piuttosto avrebbe patito il freddo più tremendo ma sarebbe rimasto con i suoi uomini.
     Si strinse nei mantelli, cercando di trattenere almeno un po’ di calore. Come poteva essere così freddo nonostante la primavera fosse ormai agli inizi? A Elber pareva ancora pieno inverno. Gli tornò allora in mente la freddezza della gente del villaggio; anche la moglie di Tràk, che sembrava intendesse davvero aiutarlo, se ne n’era andata comunicandogli disprezzo. Che avesse ragione riguardo alla ferita? Davvero l’avrebbe ucciso durante la notte?
Scacciò quelle inutili riflessioni e nel contempo declinò l’offerta di un enorme stinco di cinghiale da parte di Aaron.
     «Mio signore dovresti mangiare, altrimenti rischi davvero di morire di freddo stanotte».
Magett sorrise, ma le sue parole lo fecero rabbrividire. «Non prenderti eccessive premure per me Aaron, starò bene».
L’altro fece una smorfia, ma addentò la carne senza insistere. «Come volete Maestà, ma sono certo che poi ve ne pentirete». Come a rafforzare le sue parole, sollevò il boccale di birra e bevve senza ritegno.
     «Perché ora passi al voi? Stai facendo quel giochetto che facevi sempre con tua sorella?»
Aaron smise di bere, dalla sua espressione Magett capì che ci stava riflettendo. Dopo qualche istante la sua bocca si allargò in un ampio sorriso. «Quel giochetto, certo… però ricordo che non ero solo quando lo facevo».
     «Certo, come no, credi davvero di costringermi a farlo?»
     «Volete scommettere?»
Magett scosse la testa, decidendo di rimanere comunque al gioco: «Tra i cespugli di rose ti nascondevi, milady» cominciò trattenendo un sorriso. Era la prima strofa di una poesia che credeva di avere dimenticato ormai da tempo.
     «E un bacio mi lasciavi sulla bocca di un bocciolo». Aaron continuò facendosi riempire di nuovo il boccale.
     «Che poi io raccoglievo con due dita».
     «Per non guastare la bellezza del tuo amor…» con una risata Aaron terminò la prima strofa, canticchiando a mezza voce. Vedere quel bestione di Kart con quel piglio severo e gli occhi colmi di preoccupazione era sicuramente divertente, ma sentirlo cantare lo era ancora di più.

Quando tutti, eccetto Magett, ebbero finito di abbuffarsi di carne di cervo e cinghiale, arrivò l’ora delle ballate notturne, a cui i nordici, nonostante ciò che era accaduto, non potevano di certo rinunciare.
     Aaron, reso impavido dall’eccesiva dose di birra buttata giù, iniziò a stonare con “La prima fanciulla” e poi indugiando sulle prime strofe di “Fiore rosso della dolce dama”, infine fu accompagnato dalle voci di molti soldati che si unirono a lui intonando in coro “L’amante del re” e poi “La prima battaglia” e ancora “La dama dai capelli di sole”.
In breve la notte si riempì delle loro voci grosse e roche, Magett dimenticò per qualche istante tutto quello che era successo, e un po’ di calore fu reso a quella giornata che troppe angosce aveva vissuto.
     Intanto nell’ombra, celato dall’oscurità maligna e dal rumore del vento,  una figura avvolta in un manto nero seguiva tutta la scena.

* * *

Nel buio fitto della notte, l’unica fonte di luce erano i fuochi ancora accesi dei soldati e i suoi occhi abituati alle tenebre oscure.
     Acquattato dietro gli alberi osservava gli unici due uomini che erano ancora svegli, sforzandosi di carpire le loro parole.
     «Morirà di freddo, non avrebbe dovuto insistere a restituirmi il mantello».
     «Sì, temo tu abbia ragione Aaron».
Il cavaliere con quel nome doveva essere un Kart, lo capì dal suo fisico possente e dal pesante accento nordico. Si avvicinò a una figura rannicchiata a ridosso di un albero, che da dov’era quasi non poteva scorgere. Doveva essere il re, perché il cavaliere gli stese sopra il suo mantello, rimanendo con la cotta di maglia.
     «Tu ce la farai a sostenere il freddo?» gli fece notare l’altro, che sembrava più giovane, e aveva un fisico snello e la voce limpida.
     «Non mi preoccupo per me, Ardin. Sono abituato al freddo e in ogni caso per il re posso anche morire».
Il cavaliere guardò la figura stesa a terra, avvolta dal suo mantello e un lieve sorriso spuntò sul suo volto serio.
     “Questa è la prova della sua appartenenza alla casa Kart” pensò la spia nell’ombra. “Quel cavaliere prova affetto verso il suo re”. Gli venne da ridere, pensando a quel giovane gigante che provava dei sentimenti per qualcuno che non fosse la sua spada, ma si trattenne per non svelare il suo nascondiglio.
     Nel gruppo di alberi dietro cui si era nascosto, la luce argentea della luna spuntava appena, un filo lieve che bastava perché lui potesse vedere l’accampamento abbastanza da vicino.
Nel frattempo i due si erano allontanati dal re, muovendosi verso i confini dello spiazzo, proprio verso di lui. Si abbassò nascondendo la faccia dietro i cespugli, stando bene attento a non scuotere le foglie, e tese le orecchie per sentire ciò che si dicevano.
     «È coraggioso a venir qui nonostante le sue condizioni». La voce del ragazzo, Ardin.
     «Sì, ma è troppo avventato. Con la polmonite rossa non si scherza e lui dovrebbe saperlo bene. Suo padre è morto di malattia».
     «Non la stessa malattia però».
     «Non cambia, è comunque gravemente malato. Dovrebbe riguardarsi». Nel tono di voce del cavaliere Kart c’era una profonda angoscia. “Paura per il tuo amico eh? E pensare che potrei sgozzarlo in questo stesso momento…”.
     «Sì hai ragione, ma lui è il re. Non può mostrarsi debole, tutti i lord lo rinnegherebbero. Non lo vedrebbero più come un valido sovrano» osservò Ardin.
     «Ne sai parecchio anche non essendo nel consiglio».
     «Sono solo constatazioni, è cosa che sanno tutti Aaron. Soprattutto tu».
Tra i due calò il silenzio, teso e fitto come il buio che li avvolgeva. Poi Kart prese la parola: «Sarà meglio che andiamo a dormire, non tocca a noi il turno di guardia».
     «Oh, no, non dirmi che dobbiamo svegliare Barhan!»
     «Temo di sì, e di certo ci penserai tu».
Il giovane Ardin non sembrava contento di quell’incarico, si allontanò di malavoglia lasciando il cavaliere con l’accenno di un sorriso sul volto squadrato. Infine, dopo qualche istante di silenzio e immobilità in cui sembrava assorto nelle sue riflessioni, anche quest’ultimo si allontanò ritornando verso gli altri. In breve non si udì più alcun rumore, a parte quello del vento e di tanto in tanto il leggero crepitio proveniente da uno dei fuochi.
     La figura dell’ombra si ritirò dietro agli alberi, appiattendosi al suolo fin quasi a toccare terra, per passare oltre inosservata e senza produrre alcun rumore. Se ne andò continuando a ripetersi le informazioni appena recepite.
     “Il re è malato, ma non della stessa malattia del padre. È molto grave, sta morendo… I Kart continuano ad essere fedeli al loro sovrano, eppure sembra che qualcosa trami alle sue spalle”. Le parole dell’altro, Ardin, facevano presagire ciò un re dovrebbe temere, la rivolta dei lord. “Gli si rivolteranno tutti contro” pensò svignandosela come un ladro. Corse nella foresta senza pensare al buio, al freddo, al vento. Un′ombra non poteva temere nessuna di quelle cose.
     “Era lui che bisognava uccidere” si disse. “I reali moriranno comunque, era lui che doveva morire”. Ormai gli era chiaro, loro avevano sbagliato obiettivo. Ma lui non avrebbe fatto altrettanto.

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Spero non sia pieno di refusi, comunque se ne trovate per favore segnalatemeli.
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Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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7 pensieri su “L’undicesimo Re – Capitolo 7 (seconda parte) – Ombre nella notte

  1. ho letto il capitolo qualche giorno fa ma solo adesso la connessione ha deciso di farmi recensire il tutto xD
    Davvero bellissime le ballate che hai scritto ^^ mi piacciono molto!
    Oltre a questo rivediamo di nuovo protagonista la misteriosa ombra… sono proprio curiosa di vedere che cosa combinerà >.< (povero Magett!)

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        1. Leggine anche qualcuna ^^ Riuscirai a scriverne di migliori secondo me 🙂
          Capisco che siano difficili ma sono davvero bellissimi, quindi continua così 😀 molte cose inizialmente non sono previste e poi l’opera prende vita propria, allargandosi *^*

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