L’undicesimo Re – Capitolo 6 (prima parte) – Il mendicante

Ciao a tutti! ^^ Eccovi la prima parte del sesto capitolo! Buona lettura!

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Il villaggio era tranquillo, come d’altronde si aspettava. In quel momento la maggior parte della gente cenava nelle proprie case, chiusi in quelle capanne di legno con qualche tozzo di pane e per i fortunati un pugno di fagioli.

Quei pezzenti morivano di fame, ma questo non era affare suo. Che imparassero a gestire le monete che avevano, invece di sperperarle e lamentarsi in continuazione. Fosse stato per Liam li avrebbe messi tutto sul rogo a bruciare. Eliminare quelle anime infestate dall’odore di escrementi e miseria avrebbe reso la capitale più splendente e lo stesso valeva per quei mendicanti addossati nella parte interna delle mura del castello.

Liam volse lo sguardo verso uno di loro, caricando la sua espressione di tutto il disprezzo di cui disponeva. Era colpa di quei vermi ambulanti se la fame e le malattie si spargevano anche nelle stagioni più calde. Mano a mano che la primavera giungeva alla sua alba, arrivavano tutti come stormi di rondini e si appollaiavano in ogni angolo della città dove potesse esserci un briciolo di ricchezza, e lasciavano i loro escrementi a terra tanto quanto gli uccelli. Alcuni si accontentavano persino di ottenere un soldo di rame o qualche frutto mezzo marcio dai popolani di passaggio, ma non per questo se ne andavano, anzi dove c’era qualcuno che elargiva elemosine, raddoppiava la schiera di ambulanti.   

Liam sapeva che suo fratello faceva in modo che arrivassero loro gli scarti delle cucine, oltre agli avanzi dei banchetti, pasti anche troppo succulenti per quelle bestie infami. 

Eppure loro continuavano ad infestare la capitale, non dissimili dalle grosse zecche che abitavano le pellicce dei cani da caccia. Anzi, se possibile, l’afflusso era aumentato da quando Magett aveva cominciato ad essere più generoso.  

“Dovrebbe ucciderli tutti, quello stupido”, si disse Liam, passando attraverso i cancelli della cinta muraria.

Quel mendicante che aveva appena degnato di un’occhiata, in particolare appariva come il più sporco e rozzo animale; teneva le mani sudice in alto, borbottando parole incomprensibili e miagolando alla vista di nobili, ma anche di popolane che camminavano con le loro ceste e i secchi d’acqua riempiti al pozzo vicino.

In quel momento, si accorse Liam, stava passando Vincent Goldwin, con la sua camminata sciolta e impettita al contempo. Nel rossore del tramonto i suoi capelli sembravano color del grano bruciato, in parte ancora avvolto dalle fiamme. Con lui c’era la sua puttanella dai capelli biondi avvinghiata al suo corpo come un rampicante. Si chiese perché fossero in giro a quell’ora, ma dopotutto anche lui si trovava fuori dal castello nell’ora di cena per cui forse non era poi tanto insolito. Probabilmente stava portando la sua puttana a vedere il tramonto, sfruttando l’assenza del re come avrebbero fatto molti dei lord quella sera. Si immaginò Goldwin a fare il romantico con una baldracca, con tanto di baci e parole dolci. Rise tra sé. 

Vide che si erano fermati proprio dove stava il vecchio ambulante e da dov’era Liam capì che era stata lei a volersi fermare. Tese le orecchie per sentire cosa dicevano.

«Oh, dai mio signore, porgi una moneta a quel povero vecchio. Non vedi che chiede l’elemosina?»

«Non è un problema mio» ribatté Vincent. «Lascia pure che muoia di fame».

«Ma… mio signore, gli basterà una monetina di bronzo. Ti ringrazierà…» la ragazza sorrideva di scherno.

«Non ho bisogno dei suoi ringraziamenti». Vincent iniziò a ridere come uno stupido, la cosa che sapeva fare meglio.

«Ma dai, è solo un misero vecchio, non lo vedi? Scommetto che ha le pulci come un cane».

Liam non capiva se la biondina lo volesse aiutare o al contrario schernirlo. Forse era solo quel dettaglio a provocargli fastidio, ma percepiva dentro di sé un sentimento che metteva in allerta i suoi sensi. C’era qualcos’altro.

Vincent alzò una mano, distraendolo dai suoi pensieri; Liam riportò l’attenzione sulla scena, rimase concentrato cercando di sopire quella fastidiosa sensazione di dover intervenire. Sembrava che lo stolto Goldwin volesse menare la bionda, invece  usò la mano per tapparle la bocca.

“Ecco, falla stare zitta quella troia”. Conosceva anche un altro modo per tenere chiusa la bocca di una puttana, ma quella chiacchierava talmente tanto che era probabile non sarebbe bastato.

«Ssh, non parlare tesoro, sai dove dobbiamo andare vero?» Vincent continuava a tenerle chiusa la bocca con forza; dentro di lui pensò che doveva farle male e quel pensiero lo compiacque.

Lei si divincolò: «Questo cosa centra? Volevo solo divertirmi un po’».

«Con quello là?» Vincent puntò il dito sul mendicante. «Non credo ti possa divertire, cara, ma senz’altro posso pensarci io…»

La ragazza sorrise maliziosa. Si morse un labbro; era davvero attraente. Liam si accorse di desiderarla, nonostante non fosse il tipo di donna che gli piaceva. Forse i suoi gusti col tempo stavano cambiando.

Vincent si avvicinò al vecchio, lanciando un malizioso sorriso alla bionda: «Ehi, tu, vecchio pidocchioso. Dove sono le monete?» Il mendicante sollevò lo sguardo, ma non osò fissarlo negli occhi per più di qualche secondo. Biascicò qualcosa, poi cominciò a mugolare come un cane bastonato. Allora Vincent gli sferrò un calcio. «Ti ho chiesto dove sono i soldi! Rispondimi».

Liam vide che la bionda non rideva molto, anzi sembrava turbata da quella scena. “Non volevi divertirti puttana?”

Vincent mollò un altro calcio al vecchio, che si lasciò sfuggire un urlo soffocato. «Rispondimi maledetto pezzo di sterco!» inveì di nuovo, colpendolo all’addome. Poi continuò sferrandogli calci allo stomaco e quando il vecchio si rannicchiò in posizione fetale tenendo le mani sollevate a proteggersi la testa, Vincent prese a colpirgli le gambe e le braccia, con maggiore forza.

A quel punto Liam avrebbe dovuto provare compassione per quella figura rannicchiata a terra a piagnucolare, era solo un vecchio indifeso dopotutto, ma lui non era più così ormai. Lui era cambiato.

Ormai il mendicante era una forma indistinta di sangue che colava, ma Vincent si ostinava a continuare nella sua tortura.
«Uno stolto, sadico e maledetto, ecco cos’è quella merda di Goldwin». Liam risentì nella mente le parole che Magett una volta aveva detto su di lui; e gli avrebbe anche dato ragione, ma quella scena aveva molto altro. Non era divertente, ma dipingeva quello che era il quadro generale dei rapporti tra lord e popolani. Quella era la cosa che più gli piaceva: vedere il potere all’opera.

Vincent però non era un principe, perciò non possedeva alcun diritto di decidere a chi fare del male. Questo gli dava fastidio, perché il principe era lui e invece si lasciava sempre calpestare da Vincent, come quel mendicante rannicchiato a terra. No, non avrebbe più permesso che quel bastardo si prendesse certe licenze in sua presenza. Emerse dall’ombra in cui era rimasto nascosto fino a quel momento e si diresse verso l’arrogante Goldwin ostentando indifferenza. Era curioso di vedere fino a che punto si sarebbe spinto quello stolto anche dopo che il suo principe si fosse mostrato dinanzi a lui.

Vincent stava menando calci senza una mira precisa, colpendo dove capitava. Il mendicante piangeva come un bambino, forse tra quei mugolii si racchiudeva una disperata richiesta d’aiuto. Liam sentiva l’impulso di vomitare, ma la rabbia che Vincent gli provocava prendendosi tutte quelle libertà era troppo forte per lasciargli dare sfogo al suo disgusto.

Si avvicinò ancora, poi si fermò a poca distanza piazzandosi bene in vista. Incrociò le braccia sul petto, assumendo l’atteggiamento serio, ma allo stesso tempo indifferente, di uno spettatore annoiato. Vincent sembrava non vederlo, ma ci pensò la puttanella a informarlo della presenza del principe. «Mi-mio signore Vincent… mi-mio signore» balbettò prendendolo per un braccio. «Mio signore, c’è… »

«Taci! Lurida maledetta, non vedi che sono impegnato? Chiudi quella bocca di merda».

Liam decise di intervenire. Non sopportava più la sua sfacciata arroganza e meno ancora la sua prepotenza immotivata.

«Chiudi tu la bocca Vince o te la sprango con gli escrementi degli uccelli».

Goldwin si volse e per un attimo rimase sorpreso. «Principe Liam… o dovrei dire bastardo?»

«Dì quello che vuoi Goldwin». Liam serrò i pugni sotto le braccia conserte. «Ma vedi di lasciare in pace quel vecchio, se vuoi tenerti la tua lingua».

«La mia lingua?» Vincent proruppe in una fragorosa risata. «E come me la taglieresti la lingua? Con il suo bastone? Chiedi a questo pezzo di sterco se te lo presta, dato che tu ne sei sprovvisto».

Liam era inondato dalla rabbia. Avrebbe estratto la sua spada dal fodero per mozzargli anche la testa, oltre che la lingua, ma sapeva che non ne sarebbe derivato nulla di buono. Doveva tenere a freno il suo istinto, e non lasciarsi trascinare dall’ebrezza delle numerose birre, doveva fare le cose per bene se voleva raggiungere i suoi obiettivi. Così si morse il labbro limitandosi a fissarlo con sguardo glaciale.

«Cosa c’è principe? Hanno tagliato a te la lingua?»

Stava per ribattere, ma l’altro sputò per terra e si allontanò dal mendicante. Prese per mano la sua puttanella, si volse e s’incamminò trascinandosela dietro.

“Ora la scoperà fino a farla urlare”. Liam rise tra sé, sputando a sua volta. In fondo era ciò che una puttana meritava.

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Eccoci qui con il punto di vista di Liam Krown. Ci tengo a precisare che il linguaggio colorito è voluto per rendere bene il carattere dei personaggi. Spero comunque che vi sia piaciuto questo breve capitolo e che non abbiate trovato molti refusi. In caso, però, vi invito a segnalarmeli. Sentitevi liberi di esprimere il vostro parere sinceramente, elargite pure critiche negative (costruttive).
Se vi è piaciuto potete anche lasciare un votino al blog.

Grazie di ❤ per la lettura

-Solita Erin Wings K.

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Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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10 pensieri su “L’undicesimo Re – Capitolo 6 (prima parte) – Il mendicante

  1. Un capitolo interessante, che permettere di approfondire due personaggi… Beh, come definirli? Merdacce XD a parte gli scherzi, mi piace molto come riesci a penetrare psicologicamente nei personaggi, analizzandone i lati bui e le contraddizioni 🙂 Brava 😉

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