L’undicesimo Re – Capitolo 5 (terza parte) – L’oracolo

Salve lettori! ^^ Ecco aggiornata la terza parte del quinto capitolo!
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L'undicesimo Re jpg

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Nella stanza aleggiava l’ombra del sospetto, condita da un’atmosfera lugubre di morte imminente che non sfuggì al re. C’era odore di urina e vomito, che uno strano sentore salato non riusciva a coprire del tutto. I pavimenti erano fango e polvere, le pareti erano coperte di legno marcio e ammuffito; alcune delle travi leggere e scheggiate che sostenevano il tetto basso erano cedute e si trovavano a terra sparse per la stanza.
     Entrandovi e muovendo qualche passo titubante, ebbe la sensazione che là dentro vi fosse qualcosa in avanzato stato di decomposizione, ma nonostante questo ancora in vita, e che tale creatura si rifiutasse di abbandonarsi tra le braccia della morte. Tuttavia l’anziano che incontrarono era molte cose ma di certo non morente. “Sembro più morto io”, si disse Magett provando una leggera quantità di invidia repressa.
     Il volto del vecchio era rugoso e grigio, i capelli biancastri gli ricadevano sottili e radi sulle spalle. Era basso di statura e il suo corpo era gracile quanto quello di un bambino, ma egli non era per nulla debole. Quando entrarono venne incontro a Waral a passi svelti: «Allora figlio mio, vedo che hai portato gli stranieri barbari».
     «Non siamo barbari» puntualizzò Aaron mettendo istintivamente la mano alla spada quasi a voler mostrare l’offesa subita. Il vecchio non se ne curò, anzi rincarò la dose: «Barbari e portatori di disgrazie, ecco cosa siete. Spade pronte a versare sangue innocente di pacifici abitanti, per poi calpestare le nostre case, stuprare le mogli e rubare i nostri bambini». Aveva una voce tremolante, che tradiva il suo stato di anziano, ma nel suo tono vibrava lo stesso una forza antica, che gli fece accapponare la pelle.
     Fissò lo sguardo negli occhi del vecchio, che guardava dritto verso un punto dietro di loro. Le iridi erano di un azzurro acquoso, che sembrava biancastro, cerchiati di un verde che un tempo doveva essere il suo vero colore di occhi.
     Magett non si lasciò offendere da una simile affermazione che suonava tanto assurda alle sue orecchie. «Voi siete il capo del villaggio» sentenziò con freddezza.
     «Sì e voi siete un Krown. Sento il vostro odore da quando siete entrato in questa sacra foresta».
     «Ma…voi siete cieco, come sapete che…». “Ha detto che sente il mio odore?”
     «Sono cieco, ma vedo tutto» lo interruppe il vecchio. «So che avete i capelli biondi, di quell’oro dannato che appartiene alla vostra razza e gli occhi blu come il mare e grigi come la tempesta. Poi so che siete un Krown, uno di quei maledetti barbari che stanno uccidendo questo bosco sacro, l’ultimo barlume di pace e speranza dell’Elber…» Disse anche un’altra parola, ma lui non riuscì a comprenderla. Si chiese se avesse parlato nell’antico dialetto elberiano, una lingua ormai scomparsa. Lui non l’aveva mai udita prima. 
     «Io non sto uccidendo nessuno, meno ancora la foresta e non ho intenzione di minare la vostra pace».  
     «Tu menti giovane re. I Krown distrussero questa meravigliosa città, sterminarono i loro pacifici abitanti. Uccisero la mia figlioletta, mia moglie, mia sorella, mia madre e mio padre. Tutta la mia famiglia, sterminata da voi dannati Krown dehr*». L’anziano capo sputò a terra un grumo di saliva, sbavandosi sul mento, affermando anche silenziosamente tutto il suo disprezzo.
     «Come potete ricordare?» domandò allora Magett lanciando un’occhiata d’ammonimento ad Aaron, che era pronto ad estrarre la sua spada. «Non potevate esserci, poiché l’antica città di Elber risale a più tre secoli fa. Non potete avere trecento anni».
     Il figlio del capo, Waral, scosse la testa e stirò le labbra sottili in un sorriso: «Voi dite?»
     «Non importa». Magett comprese che era bene lasciar correre. «Sono qui a chiedere la vostra gentile ospitalità per questa sola notte. Spero vogliate concedermela, saggio capo di Elber».
     Fu di nuovo Waral a intervenire. «Vi state forse prendendo gioco di noi? Credete davvero che ospiteremo nella nostra casa un Krown?» La sua risata eruppe potente, provocandogli un profondo disagio nel petto.
Magett si schiarì la voce per soffocare un colpo di tosse: «Io non sono solo un Krown, sono il vostro re». 

     «Non il mio, io servo un solo re e sta nei cieli» rispose Waral terminando la sua risata con uno sputo, prendendo esempio dall’anziano padre.
     «Un unico dio che serve tutti noi e che ama questa foresta» continuò per lui il vecchio prendendo la parola con voce tremante che tradiva l’emozione. «Colui che edificò Elber nella pace e nella sete, nel mare e nel deserto, nel fuoco e nel silenzio. Colui che dorme e vigila, corrompe e sazia. L’unico dio che può esistere, ed esso pianse lacrime di sangue per il suo popolo e per la distruzione della sua Alherill Indrìn*».
     «Temo che questo dio non sia quello che io venero» rispose Magett non celando il suo disappunto.

     «Certo, voi Krown pregate i quattro dei del Male, noi lo sappiamo… Sono loro che vi hanno mandato qui nella nostra terra. Inviarono i figli della distruzione perché il Male potesse regnare per sempre. Noi che veneriamo l’unico Dio moriamo di fame perché voi avete liberato l’oscurità.»
     Magett, nonostante quelle parole gli provocassero perplessità sempre più profonde, a quel punto non riusciva a comprendere perché gli abitanti di Elber soffrissero la fame. Di certo il motivo non poteva essere quello che il vecchio aveva appena descritto, così chiese in tutta franchezza: «Il lord di queste terre non si prende cura dei suoi sudditi?»
     Si fece avanti allora un ragazzo che prima non aveva notato. Era molto alto e snello, non doveva avere più di una quindicina d’anni eppure il suo sguardo era sveglio e del tutto consapevole come quello di un adulto.
     «Lord Rud ha deciso di lasciarci vivere in pace, ma ora ci sta affamando. Credi davvero che non lo sappiamo che a voi Reali non importa nulla?»
Quell’affermazione lo colpì come una pugnalata al petto; chiuse gli occhi per non guardarlo e per darsi una calmata, ma allo stesso tempo non poté fare a meno di stringere i pugni dall’indignazione, sorvolando sull’insolenza del ragazzo ad avergli addirittura dato del tu senza alcun permesso; ma ciò che lo faceva infuriare era che gli si attribuisse una colpa su qualcosa che era al di fuori delle sue responsabilità.
     Cercò di resistere all’impulso di saltargli addosso e stringere le mani attorno a quel collo bianco e sottile, ma sollevando lo sguardo si accorse che Aaron gli puntava la spada contro. Il cavaliere era livido in volto, preda di una furia che gli altri presenti non potevano neanche immaginare.     Magett invece sapeva di cos’era capace pur di difendere l’onore del suo re, per questo pensò che fosse saggio intervenire prima che la rabbia vincesse anche su di lui e quella che doveva essere solo una contrattazione finisse in una carneficina.
     «Prima di tutto, potresti dirmi come ti chiami. Poi, spiegami perché dici che Lord Rud vi sta affamando e poi osi incolpare me e la mia famiglia. Perché pensi che a noi non importi?»
     Il ragazzo stava per aprire bocca ma Aaron lo interruppe rivolgendosi a Magett: «Mio signore permetti che sgozzi questo maledetto elberiano, così questi ingrati impareranno a portare rispetto verso il loro re».
     «No, Aaron, lascia stare». Scosse la testa e alzò una mano intimandogli con quel gesto di abbassare l’arma. «Dimostriamo agli abitanti di questo villaggio che davvero non vogliamo fare loro del male».
     «Ma ti hanno offeso mio signore! Come puoi permettere che…»
     «Aaron! Basta, obbedisci e rinfodera la tua arma». Magett lo fulminò con un’occhiataccia, traendo un profondo respiro. «Ricorda ciò che ho detto prima».
     «Mio signore…» Il cavaliere era ancora titubante. Continuava a puntare la spada con insistenza e minacciava di avvicinarsi per infilzarlo alla maniera nordica, senza alcuna pietà. Lui sapeva che l’avrebbe fatto.
     «Aaron, è un ordine». Non avrebbe permesso che la popolazione di Elber odiasse ancora di più la corona e si rivoltasse magari contro di essa. “Sono in pochi, ma non sappiamo davvero se questo sia l’unico in villaggio. Una rivolta è sempre da temere”. Quel suo pensiero gli parve assurdo in un primo momento. Data la potenza del suo esercito perché avrebbe dovuto aver paura di un pugno di uomini pelle e ossa vestiti di stracci? Eppure il suo istinto gli diceva di fare attenzione.
    Aaron lo guardava intensamente, il suo sguardo era una pozza scura e immobile che gli trasmetteva tutto senza bisogno di parole. Era profondamente indignato per la sua indulgenza, ancora più che per le offese che subiva senza reagire. Dinanzi alla fermezza degli occhi del suo re, che sosteneva fermamente il suo sguardo, però, il cavaliere dovette desistere. Abbassò la spada e distolse lo sguardo, rinfoderandola in un gesto in cui si leggeva tutta la sua disapprovazione. Magett comprese di averlo turbato, forse offeso, perché l’altro non rispose e nemmeno gli rivolse un’altra occhiata, ma in quel momento non poteva curarsene.
     Si rivolse all’anziano capo del villaggio, che si era avvicinato al ragazzo e gli sussurrava qualcosa. Anche Waral aveva fatto lo stesso e gli teneva una mano su una spalla. «Ora puoi parlare. Dimmi il tuo nome e rispondi alla mia domanda: perché incolpi noi Krown invece che Lord Rud?»
     Il ragazzo, ripresosi dallo spavento di essersi ritrovato con una spada puntata alla gola, si fece coraggio e rispose: «Non ho detto che non biasimo Lord Rud, ma siete voi Krown la rovina di Elber. Voi con le vostre usanze, i vostri sporchi déi e le vostre guerre».
     «Io non sono autore di alcuna guerra, per ora, e in ogni caso non ho intenzione di lasciarvi patire la fame. Appena sarò di ritorno al castello farò preparare dei carri che partiranno nei prossimi giorni carichi di scorte di cibo, indumenti e tutto il necessario».
     Waral si fece avanti: «Che cosa vuoi in cambio?»
     «Solo la pace tra noi e il villaggio, oltre che la vostra gentile ospitalità per questa notte». Magett finì a fatica la frase perché gli sfuggi un violento colpo di tosse; si mise una mano davanti alla bocca e fu svelto a nasconderla dietro la schiena per celare le gocce di sangue che la sporcavano.
     «Io dico che è tutto un imbroglio» affermò il ragazzo.
     «Sì, lo credo anch’io» incalzò Waral. «Tu ci offri cibo e ci chiedi pace, ma poi alla prossima guerra noi cosa faremo? Presto comunque ti dimenticherai di noi o ancor peggio ci chiederai un contributo di tasse che noi non possiamo pagare».
     «Oppure ci chiederai di combattere in guerra nelle file del tuo esercito» terminò il ragazzo. Magett vide i suoi occhi brillare pronunciando quelle parole, anche se il suo tono manifestava ben altri sentimenti. Dentro di lui avrebbe scommesso che quel ragazzo nascondesse qualcosa, che andava oltre ciò che accadeva a Elber e quello su cui stavano discutendo.
     «Vecchio, tu sei il capo del villaggio» disse Aaron ridestandosi dal silenzio in cui era piombato. «A te la parola quindi».
     «Padre, non dare retta a questo falso re. Lui è pur sempre un Krown, ci porterà alla morte, alla rovina» disse Waral.
     Il vecchio si avvicinò di un passo a Magett, senza degnare d’ascolto il figlio: «Io credo che tu non ci stia imbrogliando, ma cosa mi dice che manterrai la promessa anche in futuro?»
     «Hai la mia parola».
     «La tua parola di Krown? No… mai accontentarsi della parola di uno della tua razza. Molto meglio morire di fame, dico io. Oppure potremo mangiare voi, Sire, e tutti i vostri soldati, così i poveri figlioli non moriranno di fame».
     Il gelo scese nella stanza, lo sentì penetrargli nelle ossa. L’anziano si avvicinò, gli occhi accessi di follia: «Tenera carne di un giovane Krown, come fecero i tuoi antenati cannibali con la mia povera gente».
     Magett indietreggiò di un passo, turbato da quelle parole, che continuarono a risuonargli in testa. In quel momento un altro attacco di tosse rischiò di farlo crollare; per un attimo gli tolse il respiro e i suoi occhi lacrimarono. Si accorse che dalla porta ancora aperta dietro di loro entrava un’aria gelida, che prese a sferzargli il mantello e i capelli.
     «Mio signore, andiamocene, sono solo le folli fantasie di un vecchio. Lui non può avere di questi ricordi». Aaron lo afferrò per un braccio, sostenendolo mentre la tosse cessava. «Sì, Aaron, hai ragione» sussurrò con la voce rotta dalla mancanza di fiato. «Quest’uomo è pazzo, da lui non otterremo niente. Andiamo». 
     Ormai non aveva più speranza di riconciliarsi con quella gente. Erano divorati dall’odio, da un rancore antico quanto le rovine di Elber, che crepava il loro cuore riempiendolo di crudeltà. Erano più malati di lui.
     Lasciò che Aaron lo aiutasse a stabilizzare il suo passo barcollante, si aggrappò a lui che si permise di tenerlo per un braccio aiutandolo così a reggersi in piedi. Quel nuovo attacco di tosse l’aveva stremato più di quanto voleva dare a vedere, ma sapeva che Aaron intendeva solo aiutarlo. Con lui non esistevano doppi fini né trame nascoste.
     Stavano per raggiungere la porta quando la voce tremante e folle dell’anziano capo del villaggio li fermò sulla soglia: «Aspettate».
     «Perché dovremmo?» ribatté Aaron in tono sprezzante. Magett si volse, e controllando i tremiti che cominciavano a scuotergli il corpo disse semplicemente: «Ti ascolto».
     Negli occhi del vecchio ora vi era un baluginio strano, che si sarebbe detto persino malvagio, ma decise che valeva la pena concedergli una seconda possibilità di restaurare la pace. «Io non credo in voi Krown e non mi piacete, ma ahimè non spetta a questo povero vecchio né alla mia famiglia prendere questa decisione».
     Waral sbarrò gli occhi: «Padre, che stai facendo? Non puoi dire…»
     «Taci, figlio! Chi sei tu per metterti davanti alla nostra dea? Dobbiamo rispettare l’antica fede, figliolo, altrimenti dove andremo, chi diventeremo? Cosa ne sarà di Elber se cederemo agli oscuri inganni dei Maligni?»
     Il ragazzo, di cui non si era detto il nome, annuì convinto appoggiando le parole dell’anziano capo. Anche altre figure, emerse dall’ombra della piccola capanna, cominciarono ad annuire, alcuni a ripetere strani versi in una lingua antica. Magett contò una ventina di persone, tra cui uomini, donne e bambini e si stupì di non aver notato prima la loro presenza. Nonostante le ombre in fondo alla stanza era alquanto innaturale che fossero apparse dal nulla, eppure ecco lì riunita una parte del popolo. Capelli rossi e biondo miele si mescolavano tra il gruppo che ora affollava la capanna, pelli bianche come il formaggio e visi smunti, occhi troppo chiari per essere normali, contrapposti ad alcuni che sembravano voragini nere aperte sul terreno.
     Magett rivolse uno sguardo preoccupato ad Aaron, prima di prendere in mano la situazione: «Di cosa stai parlando? Avevi detto di essere il capo del villaggio. Cosa significa che la decisione non spetta a te?»
     «Le decisioni le prende solo il nostro Dio, giovane e stupido Krown. Noi uomini non siamo nulla al suo confronto, per questo tutto è già scritto sui sacri testi divini, perché tutti siamo parte di questo mondo e dell’antico disegno che Dio ha creato per noi. Altro non ci è dato sapere, ma ciò che importa è che tutto ciò che facciamo, le decisioni che pensiamo di prendere, le scelte che affrontiamo, i castighi che ci vengono inflitti, le gioie passate, tutto è merito di Lui e di nessun altro. Il Padre dei Cieli e le Madri della terra hanno il potere. Noi non siamo che carne e ossa e sangue da far scorrere».
     “Il Padre e le Madri, ma di cosa sta parlando?” Era sempre più confuso. Accanto a lui sentì Aaron sussurrare la parola folle, ma dentro di lui pensò che il vecchio forse aveva più ragione di quanto pensassero. «Tu non sei il capo del villaggio quindi».
     «Oh, certo che lo sono. Da sempre veglio su questa gente, è il mio popolo, ma alcune scelte importanti spettano alla Madre».
     «Chi è questa Madre?»
     «Non questa, ma la Madre. Ella è l’oracolo, signora suprema di Elber e di tutto questo regno. È lei la vera regina per il nostro popolo».
     «È ciò che voi chiamereste sacerdote, ma donna» spiegò il ragazzo.
     «Sbagli Dalis» lo ammonì Waral in tono duro. «L’oracolo è molto di più».
     «Beh, non so voi cosa ne sapete del mondo là fuori, ma ti assicuro ragazzo che noi non abbiamo sacerdoti femmine» rise Aaron sprezzante. Anche a Magett sfuggì un sorriso, ma si ricompose subito quando vide che gli elberiani non apprezzavano quel sarcasmo.
     «Dimmi allora, che cosa vorrebbe questo… oracolo per concederci il permesso di dormire una sola notte nelle vostre case e restaurare poi la pace tra i nostri popoli?»
     «Ella deciderà secondo ciò che vedrà nel futuro, non dipenderà da ciò che le prometterete, bensì dalla persona che glielo prometterà».
     «Quale prezzo richiederà per questo?»
Un sorriso illuminò metà del volto del vecchio, increspando le sue rughe, e rendendo il suo volto una maschera inquietante: «Sangue, un rosso fiume scorrerà nelle radure di Elber… Il vostro sangue, temo».


NOTE

*dehr: la parola dehr deriva dalla lingua antica di Elber, l’elberiano, e sta a significare in questo caso “sovrano/i”.

*Alherill Indrìn: altre parole in elberiano, che possono essere tradotto come “Città della pace”.

Spero vi sia piaciuto, siate pure crudeli ed esprimete il vostro parere sinceramente. ^^ Se vi è piaciuto potete anche lasciare un votino al blog.
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Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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17 pensieri riguardo “L’undicesimo Re – Capitolo 5 (terza parte) – L’oracolo

  1. Davvero un capitolo meraviglioso *.* e il finale! Il caro Magett!
    Inizialmente Magett invidioso della salute del vecchio mi ha fatto sorridere di tenerezza verso di lui ma quando ha iniziato a tossire mi sono preoccupata >.< il finale dell'oracolo poi è assolutamente inquietante!
    Mi piace come hai descritto la scena iniziale, quando la gente di Elber inizia ad affluire dalla casa. Amo anche come hai descritto il conflitto religioso, come hai usato il dialetto di Elber… davvero bellissimo, complimenti ^^

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    1. Grazie 😀 non vedevo l’ora che qualcuno mi dicesse qualcosa, avevo il terrore che questo capitolo facesse pena perché mi sto dilungando un po’ troppo (infatti ho pubblicato sia la terza che la quarta parte per finire il capitolo). Quindi non posso che essere felicissima che ti sia piaciuto ^_^
      Ehehe ha fatto tenerezza anche a me mentre lo scrivevo, per questo ho voluto fargli vedere la tosse, per dare l’idea che quel luogo in qualche modo influenzasse negativamente anche per quanto riguardo la sua malattia. Grazie per la lettura ❤

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      1. Io non ho problemi a leggere capitoli molto lunghi ^^ Anche io però a spezzare in quattro parti i capitoli mi risulta molto faticoso perchè mi dilungo troppo e non racconto nulla T.T ma tu tranquilla, mi è piaciuto moltissimo!
        Magett è stato carinissimo ❤
        Alla prossima ed è stato un piacere leggere 🙂

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  2. Vado a leggere il capitolo nuovo, non capisco nulla… torno indietro e scopro che ho saltato questo…
    Questi villici non li sopporto più, rimanere ancorati al passato in quel modo e far ricadere le colpe dei padri sui figli… passo al prossimo.

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  3. ed eccomi anche qui! Sto giro due di fila eh? lol
    A dirti la verità, tutta la verità: stavo mangiando anelli di totano fritti (era ieri sera a cena che scrivevo off line) quando sono entrata in quella catapecchia che puzzava di vomito… è stata dura trattenere i miei… anelli! XD e dopo questa cavolata, passiamo ai commenti…
    L’incontro non è stato una favola, ma quel che mi è piaciuto di più sono state le riflessioni del re, quel suo prevenire, quel suo calcolare sulla pericolosità di una possibile rivolta e, quel suo voler dimostrare che volevano a tutti i costi mantenere la pace, bello, molto toccante!
    E poi ancora, il cannibalismo, in quel modo, ma come ti escono? AHHAHHAH Tetra e scura correva l’aria, negli spifferi invisibili!!
    Inoltre, per ultimo e non meno importante, ti ricordi quelle considerazioni che ti dicevo? Ecco, ad un certo punto le hai avvalorate e, per non far vorticare le voraci menti dei tuoi lettori te le dirò via pm :))
    Ad ogni modo grande capitolo, di quelli che ti schiaffeggiano proprio!! Bravissima!

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    1. Grazie 😀 quanto sono belli e divertenti i tuoi commenti! Lol.
      Anelli di totano fritti… Cavoli la prossima scrivo all’inizio: Attenzione lettori, mettete già la cibaria prima della lettura che se no qua ci scappa l’anello di totano! XD
      E il cannibalismo… eheh, è venuto così, da solo ^^

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      1. No ma tu dovevi vedermi (e in realtà volevo già postarli proprio ieri sera se la linea non faceva i capricci)…
        Stavo gustando l’anello fritto, una goduria guarda! poi la tua scena… la mascella si è bloccata XD

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  4. E’ ufficiale: odio gli Elberiani XD Se fossi stato io il re li avrei uccisi tutti facendo ricadere la colpa su qualche brigante di passaggio XD Scherzi a parte, un capitolo ben scritto, con ottime descrizioni e pezzi memorabili: quelli che ho preferito sono “So che avete i capelli biondi, di quell’oro dannato che appartiene alla vostra razza ” e “Colui che edificò Elber nella pace e nella sete, nel mare e nel deserto, nel fuoco e nel silenzio. Colui che dorme e vigila, corrompe e sazia.”… Frasi davvero maestose, che ti strappano via un “wow” 😉
    P.S. Chissà come andrà a finire con l’Oracolo: ho un bruttissimo presentimento XD

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  5. Ahahah, tutti odiano gli elberiani… tutti nel team Krown! XD Ma non so, forse il mio re è un tantino troppo buono, ma vedrai più avanti… 😀
    Ottime descrizioni, davvero? Non sai quanto bene mi faccia questo complimento 😀 specialmente da parte tua che nelle descrizioni sei un mito!
    Grazie davvero, spero potrai andare avanti… Il prossimo mese faccio anche pausa con i capitoli.
    Un brutto presentimento? XD mi sa che sarà così per tutta la storia, altrimenti significa che ho sbagliato qualcosa. xD

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