L’undicesimo re – Capitolo 5 (prima parte) L’oracolo

Cari lettori, ecco la prima parte del quinto capitolo. In ritardo di un’ora! xD
Buona lettura e ricordatevi di lasciare un commento! ^-^

L'undicesimo Re jpg

INDICE CAPITOLI & INFORMAZIONI
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Mey sollevò la testa dal pavimento, ritrovandosi molte ciocche di capelli aggrovigliati davanti agli occhi. Guardandosi attorno comprese di essere distesa a terra, anche se in un primo momento si ritrovò confusa dalla sensazione di torpore che l’avvolgeva. Era probabile che avesse pregato accanto a Nolan Bastian per il resto del pomeriggio, prima di cadere in un sonno leggero, che aveva in parte giovato al suo fisico sfinito dagli ultimi avvenimenti. Almeno quella era una consolazione, essere riuscita a riposare un poco dopo tutto quello che era accaduto.
     Oltre la finestra della piccola capanna, la principessa vide il sole ancora alto nel cielo che si scorgeva in mezzo agli alberi, eppure non doveva mancare ancora molto al tramonto. Soffiava ancora il vento e qualche foglia danzava nell’aria allo stesso modo in cui l’avrebbe fatto durante l’autunno. Elber era diversa, capì Mey, si notava da tutti questi piccoli particolari che la caratterizzavano, primo tra tutti il freddo innaturale per quella stagione.
     Avvertiva una fastidiosa sensazione allo stomaco, come un vuoto che si apriva nella sua pancia e la torturava da dentro; sentiva un sapore acido in bocca, si disse che forse era solo la fame. Fu allora che si rese conto di non averla  mai provata prima, non di quell’intensità e ad un livello così doloroso.
     Per distrarsi volse lo sguardo su Nolan, sperando di scorgere qualche miglioramento nelle sue condizioni precarie. Steso immobile sul suo giaciglio, il giovane cavaliere respirava a fatica, il suo petto si alzava e abbassava a un ritmo irregolare e il suo volto era pallido e sudato. Se avessero avuto dell’acqua, Mey avrebbe usato una pezzuola per detergere il sudore dalla sua fronte, ma era finita per curare le ferite dei soldati e non ne rimaneva neppure una goccia. Non sapeva come poterlo aiutare, perciò decise che era tempo di uscire dalla capanna e offrire il suo aiuto in qualche altro modo, nonostante si sentisse debole doveva pur fare qualcosa. Per Nolan non poteva che aspettare. La sua vita era nelle mani degli dei.
     Si alzò lentamente, temendo di poter avere un capogiro, ma si ritrovò più stabile di quanto credesse. Sentiva ancora gli occhi umidi e appiccicosi delle lacrime versate in silenzio, ma non se ne vergognò; dopo tutto ciò che aveva passato quello non era proprio nulla. Calò la testa a osservare le grinze dell’abito che aveva indosso, sporcato dalla terra umidiccia dov’era rimasta stesa. Si rassettò le gonne tentando di darsi un’apparenza un minimo decorosa, dato il suo rango e la severa educazione con cui era cresciuta.
     Fuori dalla capanna il silenzio regnava. Si udiva solo il timido passaggio di un venticello fresco che sibilava e il nitrire e sbuffare dei cavalli rimasti vivi dopo l’imboscata. Erano legati agli alberi più vicini alle capanne e in piedi accanto a loro un soldato faceva la guardia. Per il resto Mey non vide nessuno. Gli altri della scorta dovevano essere all’interno delle casette a riposarsi, dato che infine avevano riportato tutti qualche ferita anche se lieve e dovevano essere molto stanchi. Sir Rudolf non si vedeva, così decise di passeggiare attorno alle capanne, almeno per fare qualcosa. Fu attenta a non avvicinarsi troppo agli alberi e a rimanere lontana dal folto del bosco dove potevano nascondersi coloro che li avevano attaccati. Se avessero voluto finirli lo avrebbe già fatto, ma si disse che era meglio non rischiare inutilmente.
     Si tenne alla larga anche dal sentiero, così ben presto si ritrovò a girare in tondo tra le tre capanne. Una era parecchio malridotta, aveva persino timore di avvicinarsi, mentre le altre case del piccolo villaggio sparso si trovavano poco più in là, sulla linea che delimitava il confine tra il sentiero principale e la foresta.
     Dove si trovava lei c’era uno spiazzo non molto ampio. Pensandoci intuì che quelle tre capanne dovevano essere di una famiglia e dei parenti più stretti che ci abitavano ed era probabile che anche loro fossero morti nell’incendio di due anni prima, che aveva parzialmente bruciato le case ma non aveva risparmiato le loro vite. Era terribile come il Destino a volte potesse dominare la loro esistenza e addirittura giocare brutti scherzi a discapito di poveri innocenti.
     Fu proprio mentre era calata in quelle riflessioni che arrivò alle sue orecchie un flebile rumore proveniente dalla strada. Mey si animò d’improvviso, capendo subito cosa stesse accadendo. “I rinforzi” esultò dentro di lei. “Questo è rumore di zoccoli, deve venire dalla strada.”
     Scordando subito i suoi pensieri e dimenticando del tutto il rigido contegno cui era abituata, la principessa raccolse le gonne in modo frettoloso e corse verso il soldato che vegliava sulle cavalcature lì vicine. Il giovane sollevò la testa di scatto sentendola arrivare, doveva essersi addormentato in piedi, come le bestie al quale faceva la guardia. Al pensiero le sfuggì un sorriso, ma non aveva tempo da sprecare in vana ironia.
     «Va ad avvisare sir Rudolf» ordinò perentoria. «Ci sono destrieri in avvicinamento. Devono essere di sicuro i rinforzi provenienti dalla capitale, digli di venire subito».
     Il soldato la fissò per un attimo con aria perplessa, aveva in volto un’espressione inebetita, come fosse ancora scioccato dall’imboscata in cui si era trovato coinvolto. «La… la nuova scorta dite? Sono davvero giunti a Elber?» domandò in tono colmo di speranza emergendo dal suo torpore.
     «Sì, ho udito rumore di zoccoli, sono quasi certa che siano loro. Devi allertare sir Rudolf, sbrigati!»
     La guardia si riscosse interamente e armandosi di un sorriso speranzoso si decise a muoversi. Mey invece si affrettò a raggiungere il sentiero, che sbucava dietro le capanne bruciate; era un’infinita striscia di terra per buona parte infangata e serpeggiante, che annegava ai lati in pozze d’acqua stagnanti. Gettando uno sguardo più accurato alla strada, si rese conto che i rinforzi erano stati fin troppo veloci a giungere in quel posto, data la difficoltà che quel terreno malagevole doveva comportare. Appena si erano accampati a Elber non avevano pensato a controllare le condizioni del terreno ma in ogni caso non sarebbero potuti andare da altre parti. Carri e cavalli avrebbero affrontato comunque anche un sentiero così malmesso, pensò con sicurezza trattenendo un singhiozzo che le scuoteva il petto. Tanta era la forza che quella nuova speranza le suscitava, da scatenarle perfino il pianto, ma il suo orgoglio di principessa reale le impose l’autocontrollo.
     Si dispose a lato della strada, pronta a segnalare la sua presenza, altrimenti poteva accadere che continuassero dritti e non riuscissero più a ritrovarli. Rimase lì in piedi immobile, i capelli mossi dal vento insistente e il mantello che si sollevava scoprendo l’abito e l’orlo della sottogonna, ad attendere tentando di frenare l’angoscia che le attanagliava l’anima.
     Non passò molto che i primi cavalli apparvero dinanzi a lei, una visione gioiosa dopo quelle ultime ore terribili. Le saltò subito agli occhi la figura maestosa di uno splendido destriero bianco e accanto ad esso un poderoso corsiero color ebano che avanzava furioso e impettito, re delle tenebre che spiccava tra i monotoni castroni bigi e rossicci al seguito. Dal loro portamento elegante era chiaro che fossero dei purosangue e che i loro padroni non potessero essere dei comuni soldati. Anche a occhio inesperto si poteva intuire che i due animali appartenessero a dei cavalieri d’alto rango o addirittura a due lord.
     Entrambi gli animali erano spinti al trotto dai due uomini in sella, la maggior velocità consentita dato che dietro di loro cominciavano a intravedersi dei carri che avanzavano faticosamente tra il fango.
     I due cavalieri in testa parevano averla appena avvistata, poiché quello a dorso del cavallo nero la indicò con un’enorme mano guantata e sembrò dire qualcosa al compagno che cavalcava a fianco.
     Mey si tolse dalla strada per non intralciare il loro avanzamento, con il cuore che batteva impazzito nel suo petto. Intrecciò le mani davanti a sé, in maniera del tutto istintiva, come a voler pregare gli dei che la sua non fosse solo una vana speranza. Se non erano i rinforzi che attendevano, allora era davvero finita.
     I soldati si disposero a lato del sentiero, facendo fermare i carri in mezzo alla strada. Vide un paio di uomini scendere da cavallo ed esaminare a terra lo strato di fanghiglia che dominava il terreno, probabilmente per trovare un posto dove si potesse far passare i carri fino all’erba, senza infangare le ruote e intrappolarle in quelle pozze ingannatrici.
     L’intero drappello doveva essere composto almeno da una trentina di soldati e inoltre Mey contò ben quattro carri e cinque uomini tra giovani e anziani che portavano le tipiche casacche da guaritori e le tuniche lunghe fino ai piedi.
     Nel mentre che lei osservava, i due cavalieri si erano avvicinati a tal punto che per un attimo ebbe timore di essere travolta. In parte comunque era ancora distratta a osservare tutti quegli uomini indaffarati a sistemare i carri, smontare da cavallo ed evitare la fanghiglia del sentiero e dentro di lei non sapeva più come trattenere la gioia per la salvezza che era infine giunta da loro. Molti si stavano avvicinando, curiosi di sapere chi fosse lei e se quello era il luogo esatto dov’erano diretti.
     I due cavalieri intanto erano a pochi passi di distanza e la fissavano. Ricambiando con un cenno del capo quello che pareva un saluto silenzioso, Mey notò che erano entrambi molto giovani, sui vent’anni, ma il più robusto in sella al destriero scuro dimostrava qualche anno in più. Aveva occhi profondi, i lineamenti del viso erano duri e marcati, la mascella squadrata e le labbra piene ma strette in un’espressione alquanto rigida. Decise che quell’uomo le incuteva paura, al punto che si trovò a sperare di non dovergli rivolgere la parola.
     Per sua sfortuna, però, fu proprio lui a parlare per primo: «Siamo qui a Elber per soccorrere dei feriti» iniziò omettendo qualunque saluto di cortesia, forse per diffidenza. «Cerchiamo la principessa Meinit, sai se possiamo trovarla in questo posto?»
     Mey non riuscì a emettere un fiato, fu costretta ad abbassare gli occhi tanto era il disagio che quell’individuo le provocava. Era la prima volta che un estraneo osava rivolgersi a lei dandole del tu, ma riflettendo un istante comprese che il suo aspetto in quel momento non dovesse essere molto dissimile da quello di una qualunque ragazza. Gli abiti che indossava infatti non tradivano la sua nobiltà, a parte il colore blu del mantello che poteva anche venire interpretato diversamente. Era stata un’idea di sir Rudolf, che lei indossasse abiti comuni perché viaggiassero più sicuri, ma a quanto pareva non aveva funzionato.
     Il cavaliere scambiò uno sguardo con il compagno, che gli rivolse un’occhiata diffidente, poi si presentò: «Sono sir Aaron della casa Kart e tu chi sei ragazza?» La sua voce profonda la lasciò di nuovo scossa, ma raccolse le sue poche forze per rispondere. Le uscì solo una mezza parola, perché proprio in quel momento parlò il giovane a fianco, che la fissava con altrettanta durezza. «È lei, penso che sia lei, Aaron».
     L’altro non parlò, ma gli rivolse uno sguardo perplesso. Mey pensò che non dovesse avere proprio un bell’aspetto, per fare loro una così tremenda impressione. Provò a immaginarsi e la sola idea che si formò in mente su come poteva essere conciata la mise in agitazione. Era probabile che avesse i capelli sporchi e scarmigliati, l’abito rovinato, il volto ancora pallido per la stanchezza e il turbamento provocati dall’agguato. Di sicuro non era la bellezza pulita e delicata che loro si sarebbero aspettati da una principessa.
     Avrebbe voluto dire che era lei Meinit Krown, ma la voce non le usciva, ora che i rinforzi era arrivati si sentiva troppo spaesata per proferire anche solo una parola.
     Il giovane che non era Aaron Kart la sorprese scendendo di sella con eleganza, per poi avvicinarsi dopo aver affidato le redini all’altro. Mentre avanzava verso di lei, Mey continuò a fissare il suo volto, a scrutare nei suoi raffinati lineamenti. Il suo sguardo si era addolcito, sembrava solamente preoccupato.
     Ci fu un breve istante in cui i loro occhi s’incontrarono e lei abbassò lo sguardo, sentendosi arrossire con violenza. Era tanto attratta da quegli occhi profondi e dalle sue labbra ben disegnate, che diede solo un’occhiata al suo abbigliamento.
Quando lui fu vicino Mey però si sentì in imbarazzo a sostenere lo sguardo di uno sconosciuto e temendo inoltre di parere irrispettosa abbassò gli occhi concentrandosi sui particolari del suo vestimento. Portava un mantello di spessa lana blu notte, che celava gli abiti sotto, chiuso sul davanti con una spilla d’un bianco scintillante. Il bordo attorno al collo era di pelliccia scura e immaginò che lo fosse anche l’interno del mantello per tenere più al caldo. Portava stivali alti fino al ginocchio e le mani erano coperte da guanti neri di cuoio. Non erano vestiti che trasudavano opulenza, ma marcavano una certa ricchezza per quanto riguardava la spilla e grado di nobiltà a cui lei inizialmente non fece caso.
     Stava pensando a cosa dire quando lui prese la parola d’improvviso facendola trasalire: «Il mio cavaliere vi ha posto una domanda. Non dovete temere, rispondete con sincerità, non siamo qua per farvi del male, né a voi né a nessun altro».
     «Lo so che non volete farmi del male» riuscì a dire in tono insicuro. Fu solo grazie alla sua educazione che fu in grado di rispondere. «Io sono…». Stava per dirlo ma s’interruppe; era una principessa, la sorella del re e non si sarebbe presentata ad alcuno senza tenere almeno lo sguardo a metà tra l’asservimento e la sfrontatezza.
     Mey risollevò lo sguardo, per fissare nuovamente gli occhi nei suoi. Erano di un blu che non aveva mai visto o almeno non da quel giorno di quasi dieci anni prima.
     Il giovane la fissò per un attimo con uno sguardo che appariva piacevolmente sorpreso. «Sei tu» disse in un sussurro; erano solo due parole, le stesse che anche lei voleva dire e che le premevano sulle labbra. Trattenne il respiro per un attimo, fintanto che la sua mente iniziava a collegare i vari dettagli e trarne una conclusione. Infine la sorpresa si mescolò alla vergogna, dato che ormai aveva compreso chi si trovava davanti. Si sbrigò ad abbassarsi in un inchino che fosse il più aggraziato possibile e contemporaneamente disse: «Dovete scusarvi, Vostra Maestà, se non mi sono presentata subito. Sono la principessa Meinit, vostra sorella».
     Udì il cavaliere, sir Aaron, ancora in sella erompere in un’esclamazione di stupore. Al contrario il Re le rivolse un sorriso gentile, l’espressione di sorpresa sfumata dal suo viso. Chinò il capo e seguendo perfettamente le usanze Krown sollevò la mano destra e si posò quattro dita sul petto all’altezza del cuore. «Spero tu stia bene sorella» disse prendendo la parola.   «Siamo partiti appena ci è stato possibile».
     «Sto bene, Maestà. Vi sono riconoscente per essere giunti così in fretta». Si rese conto che erano solo parole di circostanza, ma non aveva proprio idea di cos’avrebbe dovuto dire. Era passato molto tempo dall’ultima volta in cui si era visti e spesso si era ritrovata a desiderare di rivederlo. Entrambi in balia di una sorte avversa erano finito con l’incontrarsi prima del tempo, ma questo la metteva ancor più in imbarazzo. Finalmente erano uno di fronte all’altra e lei si sentiva impacciata come mai le era accaduto; non avrebbe mai pensato che rivedere qualcuno dopo molti anni potesse risultare una situazione tanto scomoda.
     «Non devi ringraziarmi sorella» disse lui gentile passando a un tono meno formale. «Ho solo…» s’interruppe lasciando cadere le ultime parole nel vuoto. Si voltò verso destra e Mey seguì il suo sguardo in quella direzione. Sir Rudolf stava arrivando verso di loro, goffo e affannato, gli stivali che producevano uno sgradevole rumore di risucchio a contatto con il fango. Teneva il braccio ferito stretto al corpo e aveva gli occhi sbarrati, come lei non si aspettava di vedere giungere da loro il Re in persona. Fece un profondo inchino e imitò il gesto che il suo sovrano aveva fatto poco prima. Risollevatosi, fissò gli occhi in quelli di Mey e lei vi lesse un velato ringraziamento per averlo mandato a chiamare. Sembrava anche essersi dato una sistemata, a giudicare dai capelli legati dietro la nuca alla bell’e meglio e agli abiti sporchi nascosti dal suo lungo mantello.
     Il Re lo squadrò con le sopracciglia sollevate, pareva divertito da tutta quella strana messinscena. Sir Rudolf invece continuava a sforzarsi per apparire in buono stato e fare una bella figura dinanzi a lui.
     «Siete davvero voi, Maestà?» chiese titubante il cavaliere. Mey intuì che non l’avesse riconosciuto per il suo aspetto, dato che sembrava non averlo mai visto. Il suo quesito le strappò un sorriso, per il modo in cui suonava alle sue orecchie, timoroso e sconcertato.
     «Immagino che voi siate sir Rudolf… Ruyn» affermò il re ignorando la domanda. Pronunciò l’ultima parola in modo rigido, con un velo di disprezzo, ma il suo sorriso, seppur tirato, era gentile.
     «È così Maestà, è un vero onore fare la vostra conoscenza, anche in circostanze così tragiche».
     «A questo proposito, vorrei sapere cos’è accaduto. Ma prima dimmi, cavaliere, quanti morti?»
     «Troppi Maestà, sono vent’otto e molti altri li stanno raggiungendo».
     Mey notò il Re irrigidirsi: «Vent’otto… Sono molti. Era una scorta consistente, eppure non abbastanza forte da quanto posso constatare».
     «Mi dispiace, io…».
     «Siete fortunato che non sia accaduto nulla a mia sorella, sir Rudolf, non posso dire che vi avrei perdonato così facilmente la vostra…». Si fermò un attimo a soppesare la parola giusta. «Inettitudine. Sì, credo sia il termine adatto».
     Mey a quel punto ritenne opportuno intervenire. Non voleva che sir Rudolf venisse umiliato a quel modo.
     «Vi sbagliate, non lo è affatto. Il mio gentile cavaliere mi ha scortata in salvo fino a qui, è rimasto ferito pur di fare in modo che io non riportassi neppure un graffio. Non merita la vostra incomprensione». Si pentì subito di aver parlato in modo tanto insolente, quando vide lo sguardo di suo fratello assottigliarsi in un’espressione di durezza. Poi però notò che sembrava soppesare quelle parole. Infine tornò ad addolcire il suo tono: «Quand’è così, suppongo di dovervi le mie scuse sir Rudolf».
     «Non avete nulla di cui scusarvi Maestà».
     «Bene, allora… dove siete accampati?»
     Il cavaliere indicò le capanne poco più in là: «La gente di Elber ce le ha offerte per sistemare i feriti. Sono avvampate in un incendio, ma rimangono comunque in buono stato».
     Il Re volse lo sguardo verso le capanne: «Quanti sono i feriti?»
     «Una decina, quasi tutti gravi. Il nemico ha colpito in prevalenza con frecce lunghe e letali, non penso possano sopravvivere senza le cure necessarie».
     «Di questo non dovete preoccuparvi, sir, ho portato con me alcuni dei migliori guaritori della capitale. Sapranno mantenerli in vita fino a domani».
     «Domani? Non partiamo subito?» Il cavaliere non nascose la sua perplessità e disapprovazione.
     «Temo di no» ribatté il Re. «Non manca molto prima che il sole inizi a calare e anche se la capitale non dista molto da Elber, trascinare quei carri nella fanghiglia del sentiero richiederà più tempo del necessario. Non riusciremo a giungere al castello entro la prima ora di buio e rischieremo di trovarci nella foresta nel cuore della notte senza un riparo. Non ho intenzione di correre tale rischio».
     A Mey quella decisione parve molto saggia, ma fu delusa di non poter essere alla capitale entro sera; non desiderava rimanere in quel luogo durante la notte, già il pensiero le incuteva una paura viscerale.
     Sir Rudolf chinò la testa, arrendevole: «Come ritenete opportuno Maestà».
Nel frattempo si stavano lentamente dirigendo verso le capanne e Mey li seguiva a breve distanza ascoltando la loro conversazione. Parlavano di come avrebbero trasportato i feriti fino ai carri, del tempo che ci sarebbe voluto per tornare, di come avrebbero dormito quella notte se non avessero trovato altri ripari.
     «Non ho alcuna intenzione di lasciarvi dormire all’aperta in questa foresta, Maestà» stava dicendo il cavaliere. «Parleremo con gli abitanti di Elber, qualche buona anima ci offrirà riparo, io credo, appena vi vedranno».
     Mey guardò suo fratello scuotere la testa con insistenza: «Temo di no, Sir Rudolf. Tu forse non potevi averne notizia da dove ti trovavi nelle terre dei Ruyn, ma devi sapere che la gente di questi luoghi non ama la mia casata».
     «Portano ancora rancore per un passato tanto lontano?»
     «Da quel che ne sappiamo sì. Perciò non credo che accetterebbero di buon grado di dare ospitalità a me e a nessun’altro».
     Rudolf Ruyn strinse le labbra, ma continuò a insistere: «Possiamo sempre provare, Maestà. Lasciate che ci parli io, ho già dovuto farlo per ottenere dei ripari per i feriti e della buona gente ci ha offerto quelle capanne».
     «Quelle catapecchie bruciate, vuoi dire. Non mi sembrano degne, sir Rudolf, sono solo una beffa e loro staranno ridendo alle nostre spalle».
     «Come voi dite, mio signore, ma non vorrei che a dormire all’aperto nella notte possiate essere in pericolo».
«Ci saranno i miei armigeri con me, non sarò solo e comunque sono perfettamente in grado di combattere». Pronunciò quelle parole con astio, quasi che sir Rudolf volesse prendersi gioco di lui, ma Mey invece sapeva che il cavaliere aveva ragione. Si fece avanti, nonostante dentro di lei il suo cuore stesse per scoppiare nell’avvicinarsi al fratello: «Maestà, perdonatemi per l’intrusione, ma credo che sir Rudolf non sia in errore. Se i nemici hanno attaccato noi e il loro obiettivo ero io, avendo fallito ora tenteranno di fare del male a voi».
     Sir Rudolf, grato per il suo appoggio, ne approfittò per rincarare la dose, nella speranza di convincerlo: «Sua Altezza è nel giusto, mio signore. Esiste la possibilità che il nemico non se ne sia andato e sia ancora in agguato in attesa del momento propizio per sterminarci tutti. Forse quei maledetti stanno solo aspettando e intanto si fanno beffe della nostra situazione, e poi al calar della notte ci attaccheranno. Saremo colti di sorpresa, i vostri armigeri non faranno a tempo a reagire che saremo già tutti morti».
     Al termine delle sue parole cadde il silenzio. Il Re sembrava riflettere, ma si notava che era infastidito per la sua intromissione e tutta quella insistenza. Mey comprese che non gli piaceva per nulla essere contraddetto, ma vi era saggezza in lui perché infine traendo un profondo respiro annuì rivolto al cavaliere.
     «Non penso che i nemici siano numerosi quanto la scorta che ho condotta sino a qui, ma ho deciso che non voglio correre rischi. Sir, spero che tu abbia ragione e che quella gente mi riconosca come il loro sovrano di diritto. Andrò da loro di persona, sir Aaron verrà con me».
     Il giovane robusto che era in sella al destriero nero nel frattempo li stava raggiungendo con altri due armigeri.
«Tu intanto accompagna i guaritori dai feriti e porta con te mia sorella, voglio che sia più possibile al sicuro. Metti almeno quattro armigeri a sorvegliare tutte le capanne, dentro e fuori. Se davvero è come dici tu e siamo in pericolo, allora voglio farmi trovare preparato».
     Sir Rudolf si allontanò per eseguire gli ordini e Mey andò con lui. Il cuore ancora le batteva forte in petto per quell’incontro inaspettato. Sperava solo di non essere sembrata scortese e allo stesso tempo si chiedeva il motivo di tanta agitazione. Dentro di lei cominciava a prendere forma la consapevolezza di essere non solo in salvo ma di nuovo vicina a suo fratello, quel Re di cui fino a poco prima aveva solo sentito parlare.

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Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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20 pensieri su “L’undicesimo re – Capitolo 5 (prima parte) L’oracolo

  1. Un altro bellissimo capitolo *.*
    Mey e il Re hanno avuto un incontro molto particolare e sono ben curiosa di vederli ancora, magari in un momento di solitudine in cui possono parlarsi con più franchezza *^*
    Sembra che tutto sia fuori pericolo… vedremo se sarà davvero così xD
    Complimenti ^^

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        1. Irene Sartori (Erin Wings)

          Ecco, è stato difficile perché da una parte ero più emozionate di Mey xD, dall’altra invece temevo di dare alla narrazione il tono sbagliato, poiché dovevo essere rigida ma anche ironica, senza perdere il mio stile ma non sfociando in conversazioni troppo amichevoli. Direi che più o meno ci sono riuscita, anche se spero di riprendermi con il seguito.
          Comunque che a te sia piaciuto è già una grande soddisfazione, dato che sei molto brava. 🙂

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        2. Lo capisco perfettamente xD capita moltissime volte anche a me!
          Il taglio che ne è uscito mi piace molto ^^ quindi secondo me sei riuscita in quello che volevi 🙂 forse poi puoi migliorarlo ancora di più ma dipende da te ^^
          Guarda secondo me stai facendo dei notevoli progressi e sono davvero felice di seguire la tua storia *^* continua così 😉

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  2. Che carina Mey! Piccola che non sa come trattare il re che è anche suo fratello, chissà come si comporteranno dopo e se andranno davvero d’accordo o se invece sono incompatibili come fratelli xD

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    1. Irene Sartori (Erin Wings)

      Ehi, cavoli non avevo notato il tuo commento! 😀 perdona. Ahahah, è stato difficile ma anche divertente scrivere questo capitolo. Ero imbarazzata quanto Mey. XD Incompatibili o no, questo è tutto da vedere! Grazie mille per la lettura e il commento. ^^

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  3. Eccomi finalmente, pensavo di fare una pausa dopo la stesura del racconto per il concorso e l’inizio del successivo lol
    Finalmente oggi mi è venuto in mente cosa mi ricordava Mey, o meglio chi mi ricorda: May-Blossom, era la sposa ‘sgradita’ di Yoller (comunità degli Allocchi), il migliore amico di Hunter, in quella trilogia di cui ti parlavo, quella che mi ha ispirata per ‘La leggenda..’
    Molto bello sto capitolo, mi sa tanto di denuncia nascosta, contro la fame, contro le ingiustizie, dove c’è sempre qualcuno che brilla di compassione. Questa principessa si trasformerà, dopo le sofferenze che sta subendo?
    Come al solito le scene sono magistrali, cara Ire, l’immagine di Mey che raccatta le gonne alla belle e meglio è favolosa, oppure lei ferma sulla strada con la sottogonna visibile per via del vento. A volte ci sono dei passi che scrivi che portano, per brevi momenti, proprio dentro la storia. Come un incantesimo!
    Sta puntatona è stata bellissima, grazie Ire!

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    1. Irene Sartori (Erin Wings)

      Grazie a te! 😀 non sai quanto mi rendi felice… È il mio intento che il lettore entri nella storia e riuscirci anche solo ogni tanto mi fa star bene.
      Wow non so dire se sia una bella cosa che la mia Mey ti ricordasse qualcuno… Però ora sono incuriosita da questa sposa sgradita.

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  4. Oh ma che capitolo stupendo! Finalmente May incontra suo fratello e arrivano i rinforzi…
    devo proprio decidermi a leggere più pezzi in una volta. Ma oggi proprio non ho tempo, tu ricordamelo.
    Mi piace molto il personaggio di Mey, sono ansiosissima di vedere cosa capiterà adesso, perchè il capitolo si chiama “oracolo” e per adesso non c’è stato XD

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    1. Ahahah, per un attimo sono rimasta imbambolata, non riuscivo a capire nulla. Perché non ricordavo che tu fossi ancora così indietro. xD
      Sull’incontro ci ho lavorato tanto, non ero mai contenta così alla fine mi sono detta che se faceva schifo me lo avreste detto 😀
      E invece a quanto pare è bello ^^ Grazie mille!
      Leggi quando puoi, io tra un po’ farò una pausa con la storia, così avrai anche il tempo se vuoi per rimetterti in pari.

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      1. E sì, tesoro, sono un po ‘indietro… ma con le milioni di cose che devo fare in questi giorni è già un miracolo se riesco a leggere un capitolo alla volta. Porta pazienza, appena mi libero un po’ dagli impegni mi metterò in pari. sì in effetti capisco cosa vuoi dire, quando scrivo un pezzo saliente di una mia storia anche io ho sempre decine di dubbi, ma poi c’è sempre la revisione, no? XD alla prossima!

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