L’undicesimo re – Capitolo 4 (prima parte) Elber

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Elber taceva. Tutto quel tratto di foresta pareva immerso nel più fitto silenzio, sembrava che la calma appartenesse a quel luogo quanto l’angoscia che non abbandonava il cuore di Meinit.
     Da dentro la capanna, la principessa udiva il vento frusciare tra le fronde, l’unico rumore che il villaggio si permetteva in quel fresco pomeriggio. Quello era il respiro degli alberi, il canto delle anime defunte che si diceva infestassero la foresta.        Era un’antica leggenda che risaliva ai tempi in cui Elber  rifioriva di bellezza e potere, quando i Krown ancora non erano sbarcati in quella parte di continente alla ricerca di nuove terre da conquistare.
     Si diceva che quando moriva un elberiano tutta la foresta piangesse lacrime di sangue in suo onore e il resto del popolo invocasse gli dei del cielo affinché mandassero le piogge a lavare i peccati e le impurità della vita che il defunto aveva lasciato in terra. Gli antichi credevano che solo in questo modo si potesse giungere alla pace, spurgando le anime infette e imprigionando l’odio nel sangue, per poi lavare via i loro peccati perché potessero riposare in eterno.
     Mentre i pochi soldati sopravvissuti all’agguato caricavano i loro compagni defunti in un carro, Mey pensava a quella leggenda di cui aveva letto su un vecchio volume tempo prima. Loro non avrebbero avuto lo stesso trattamento, ma sarebbero rimasti a marcire in quel carro finché qualcuno non fosse arrivato a prenderli. Dentro di lei sperò che i rinforzi arrivassero presto e che suo fratello avesse pietà e mandasse un sacerdote che potesse pregare per le loro anime.   L’avrebbe fatto lei stessa, ma non sapeva se avrebbe retto la vista di quei corpi insanguinati; inoltre era impegnata a prendersi cura degli altri che erano ancora in vita, un dovere che spettava a lei poiché era l’unica a essere illesa.
     China sui feriti, Mey tentava di curarli come meglio poteva e di dare sollievo a quei giovani morenti che si erano sacrificati per lei senza risparmi né titubanza alcuna; per questo non aveva tempo per rendere onore ai caduti, doveva prima onorare i vivi.
     Aveva contato almeno una decina di feriti e immaginava che fra non molto ce ne sarebbero stati altri ad aggiungersi alla conta e proprio per questo era determinata a lavorare senza tregua per loro. Non li avrebbe lasciati andarsene senza fare quello che poteva per cercare di salvarli. Si sarebbe comportata proprio come loro durante l’imboscata, con forza e coraggio.
     Appena tornati a Elber, avevano cercato aiuto dai poveri cittadini del villaggio. Qualche anima pia aveva messo a loro disposizione poche capanne mezze bruciate in un incendio due anni prima, ridotte a catapecchie annerite ma che ancora potevano fungere da riparo. Lì avevano steso i feriti in giacigli ricavati da paglia e coperte grezze fornite da qualche famiglia, ma presto si erano resi conto che mancavano acqua e bende per pulire e fasciare le ferite, così avevano dovuto improvvisare, usando le tuniche dei soldati morti. Nel tafferuglio dell’imboscata, però, le vivande erano andate perdute e molti feriti stavano morendo per assenza d’acqua.
     Mey avrebbe voluto piangere, non essendo abituata ai gemiti dei moribondi e al fetore acre della morte, ma aveva cercato di farsi forza. Quando un giovane le aveva afferrato la mano, lei l’aveva stretta tra le sue ed era rimasta a vegliarlo fin quando non era morto col sorriso sulle labbra.
In quel momento stava accadendo di nuovo con l’ultimo soldato di cui si stava occupando. Era molto giovane, dimostrava sui sedici anni, ma dopo tutto a quell’età si era ormai adulti e la maggior parte aveva già combattuto in battaglia. Negli ultimi anni però Mey non ricordava ci fossero state guerre, per cui quel giovane non doveva avere molta esperienza sul campo.         Era probabile che quella fosse la sua prima ferita. “E sarà anche l’ultima”, pensò stringendo le bende sulla sua gamba. Il soldato aveva gli occhi velati dal pianto, non essendo riuscito a trattenere le lacrime quando un suo compagno aveva dovuto estrargli una freccia dal polpaccio. In quel momento emise un debole gemito, ma non ebbe la forza di muoversi per sottrarsi a quell’ennesimo supplizio.
     Mey non era abituata alla vista del sangue, ma si fece coraggio per completare la fasciatura, nonostante avesse capito che quelle cure approssimative non l’avrebbero salvato. Anche lui sembrava saperlo, perché fissava il vuoto dietro di lei come non vi fosse altro che la parete spoglia della capanna. Forse stava pensando alla sua famiglia, alla sua casa, a una donna che magari lo stava aspettando da qualche parte, o si stava interrogando su che cosa ci fosse dopo la morte, proprio come Mey. Quella però era una questione cui solo gli dei e i defunti potevano rispondere.
     Lo coprì con una coperta lasciando fuori la gamba ferita, temendo che la sporcizia di quel tessuto potesse provocargli un’infezione. Poi fece per alzarsi, non volendo restare lì a impregnarsi di quell’odore di morte.
     Il ferito sembrò destarsi dall’intorpidimento e la guardò con gli occhi lucidi. Mey lesse in quello sguardo una paura profonda, più forte dell’odio, forse anche della guerra; era la paura di morire soli. Così decise di tornargli accanto, nonostante una parte di lei volesse a tutti i costi fuggire. Avrebbe voluto dirgli qualcosa, ma sentiva la gola chiusa dall’odore acre del sangue e temeva che se avesse aperto bocca non avrebbe retto un solo istante.
     Comunque sapeva già cosa doveva fare. S’inginocchiò a terra, senza nemmeno curarsi di sistemarsi le gonne spiegazzate, e gli prese una mano, ancora sporca del suo stesso sangue. Era molto fredda, così come il suono del vento che spirava tra le crepe del legno. Eppure un po’ di calore rimaneva e Mey cercò di trasmettergliene ancora, finché vide che i suoi occhi si stavano lentamente spegnendo.
     Passò del tempo, che le parve infinito e colmo di tristezza e a un certo punto si accorse che la sua espressione fissava il vuoto come se vi fosse immersa completamente. Allora sentì che la sua mano era divenuta rigida e la lasciò subito andare. Non trovò la forza necessaria per abbassargli le palpebre, ormai percepiva le lacrime troppo vicine a sgorgare dai suoi occhi. Così poté solo chinare il capo in segno di rispetto.
     Fu a Elber che la principessa Mey Krown vide per la prima volta la morte; e la trovò fredda e terribile, determinata a distruggere ogni parte del calore di un corpo, peggiore di quanto l’avesse immaginata.
     Corse fuori dalla capanna abbandonando il corpo del giovane soldato, raccogliendosi le gonne con le mani di modo che non si sporcassero nella fanghiglia della stradina. Si nascose dietro il primo albero che vide, si lasciò cadere tra l’erba fresca e poté finalmente lasciar scorrere le lacrime. Lontana da tutti e rannicchiata come fosse ancora una bambina, la principessa pianse, per quello che aveva visto e che sperava di non rivedere mai più. 

* * *

Molto tempo dopo, Mey si decise a sollevarsi dal rifugio mentale che si era creata per consolarsi e alzatasi da terra si rassettò le gonne per darsi un po’ di contegno.
     Trovò sir Rudolf nella capanna dove avevano sistemato Nolan Bastian. Il giovane era steso su un giaciglio improvvisato troppo simile a quello del soldato che Mey aveva appena visto morire. I suoi capelli biondi erano bagnati di sudore e le bende che affioravano dall’orlo della coperta erano sporche di sangue.
     «Principessa, non dovresti essere qui» parlò il cavaliere alzandosi da una sedia sbilenca con una gamba mezza rosicchiata dai topi. Il suo tono tradì un velo di preoccupazione, ma non le fu chiaro se fosse rivolta a lei o a Nolan Bastian.      Sir Rudolf barcollava, appariva stremato ed era probabile che la ferita al braccio gli provocasse ancora dolore, a giudicare dalla smorfia sul suo volto.
     «Vorrei solo sapere come sta sir Nolan» disse Mey.
     «La sua ferita è grave, ha bisogno di un guaritore» spiegò lui. «Io non ho saputo fare molto a parte una fasciatura di fortuna».
     «Quindi morirà». Le ci volle tutta la sua forza di volontà per avvicinarsi. Rimase in piedi, anche se si sentiva molto stanca e restò per qualche momento ad ascoltare il rumore del vento oltre la finestrella semi aperta.
     «Pensi che quel soldato sia riuscito a raggiungere il castello?» chiese spezzando il silenzio.
     «Lo spero principessa, altrimenti, in caso contrario, i feriti moriranno tutti, compreso Nolan». Il cavaliere si rimise a sedere con fatica sulla sedia.
     Mey avvertì un dolore sordo al petto e si accorse che non voleva che morisse. Si sentiva attratta da sir Nolan e anche se in cuor suo sapeva che era un sentimento sbagliato, che non poteva continuare a esistere, si trovò a pregare in silenzio perché gli déi gli concedessero la forza di continuare a combattere. Cinse le mani in grembo e alla fine s’inginocchiò accanto a lui.
     «Spero solo che i rinforzi arrivino presto» sussurrò sconsolata, rivolta a sir Rudolf che taceva dietro di lei.
     «Ormai buona parte del pomeriggio è passata» le fece notare in tono rassicurante. «Vedrai che tra non molto saranno qui».
     Avrebbe voluto rispondere che lo credeva anche lei, ma il tono di voce di Rudolf Ruyn, per quanto calmo, non prometteva molto. Se già era passato il pomeriggio, non c’erano molte possibilità che giungessero prima del tramonto, pensò Mey. Quella era la verità nemmeno tanto nascosta tra le parole del cavaliere.
     Allora comprese che la vera e unica speranza erano loro stessi, i sopravvissuti a quel terribile agguato, e non potevano che farsi forza sperando nell’indomani.

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Vi ringrazio per la lettura! 🙂 Non dimenticate di lasciare un commentino.
Vi aspetto il prossimo venerdì per la seconda parte.
Buona serata a tutti ❤
web

– Lady Erin Wings Krown.


Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

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24 pensieri su “L’undicesimo re – Capitolo 4 (prima parte) Elber

  1. Ciao *^* Scusa l’imperdonabile ritardo, sono riuscita solo adesso a passare T.T
    Mey mi piace. Bisogna aver carattere a continuare a resistere, a voler vivere vedendo la morte. E’ una principessa, non è abituata a certe scene eppure continua a rimanere lì.
    Essere impassibili sarebbe innaturale, ma lei si nasconde per piangere per non partecipare quel suo ulteriore dolore per chi sta davvero affrontando la morte. Nessuno la obbliga a stare al capezzale dei feriti e invece sta lì, vicina alla morte, cercando di infondere coraggio negli ultimi istanti di vita. Davvero bravissima Mey *^*
    Concordo con lex, migliori sempre di più e sono felicissima di questo *^* Questo capitolo è stato bellissimo, complimenti ^^

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    1. Irene Sartori (Erin Wings)

      Ciao 🙂 non preoccuparti, non sei obbligata a leggere immediatamente. Sono davvero felice che tu abbia letto e colto ciò che volevo esprimere e che ti sia piaciuto il capitolo. ^-^ Lieta che ti piaccia anche Mey, è sempre bello quando i tuoi personaggi riescono a comunicare qualcosa.
      Mi crogiolo nella bellezza del tuo commento ❤ e ti ringrazio tantissimo.
      A presto 🙂

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      1. Più che altro sono molto curiosa quindi volevo conoscere subito il seguito della storia *^*
        Sono felice che ti sia piaciuto il mio commento 🙂 io sono molto contenta quando ne ricevo uno e quindi sono felice di aver fatto lo stesso con te ^^ così ti incoraggio ancora di più a scrivere ^^ (io tipo ogni volta che posto un capitolo mi deprimo perchè penso ogni volta che faccia schifo xD)
        E’ stato davvero un capitolo bellissimo e Mey è proprio un bel personaggio 🙂

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        1. Irene Sartori (Erin Wings)

          Grazie davvero, anch’io ho sempre la stessa sensazione, che non sia abbastanza, che i personaggi facciano schifo, che non succedano fatti coinvolgenti… Ma ti assicuro che il tuo romanzo è una vera meraviglia 😉 e sono così felice che a qualcuno piaccia la mia storia, non ci avrei mai sperato. ^^

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  2. La leggenda sulla morte ad Elber è sublime -spurgando le anime infette- che impatto mentale!
    Dunque, quindi in questo capitolo, ci troviamo già ad assalto fatto, con i pochi rimasti…
    Capitolo breve e piuttosto macabro, le scene sono come sempre descritte bene, così bene da risultare impressionanti.
    Che dire Ire, speriamo che venerdì arrivi presto, per cancellare queste brutture…

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  3. Ok, sono giunto alla conclusione di questa prima parte del cap. 4. Come non detto, le parti narrative ci sono, quindi la mia perplessità nel commento precedente decade. Tuttavia ho notato qualche passaggio poco fluido e delle ripetizioni qua e là. Vi sono inoltre dei periodi che io snellirei un po’ (ma è più una mia fissa stilistica). La storia invece è incalzante e non tradisce le aspettative del lettore (almeno non le mie). Vado avanti. 🙂

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    1. Irene Sartori (Erin Wings)

      Grazie mille, sì sono consapevole che ci sono dei periodi un po’ lunghetti, infatti questa è una prima stesura corretta, non è proprio il lavoro completamente terminato. Sono fissata con le ripetizioni però, mi dispiace che ce ne siano.
      Grazie per il commento e la lettura, fa un piacere immenso 🙂

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  4. Un capitolo denso di tristezza e allo stesso tempo così delicato e contemplativo. Mi è piaciuto da morire questo pezzo: “Da dentro la capanna, la principessa udiva il vento frusciare tra le fronde, l’unico rumore che il villaggio si permetteva in quel fresco pomeriggio. Quello era il respiro degli alberi, il canto delle anime defunte che si diceva infestassero la foresta.”
    Hai stoffa, davvero… E ti auguro di avere sempre nuove storie e nuove emozioni quando scrivi 🙂 Scusa se ci sto mettendo un’eternità, ma ce la farò a leggere tutti i capitoli, promesso XD

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    1. Oh, cavoli, sono troppo felice che tu l’abbia letto e che tu voglia andare avanti, con tutti gli impegni che hai questo è davvero un regalo prezioso 🙂
      Grazie davvero, poi fa un piacere immenso che uno scrittore di talento come te mi dica che ho stoffa (wow) *me ne vanto* XD
      Questo capitolo mi ha fatto piangere mentre lo stavo scrivendo, chissà perché! Mi emoziono sempre un po’ troppo, spero che anche voi lettori possiate emozionarvi. ^^

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  5. Questo primo pezzo del capitolo 4 giunge tosto, ti prende a schiaffi e di stritola il cuoricino di emozioni crude e ligubri. L’emozione della principessa è innegabile, coinvolge e trascina.
    Mi è quasi sembrato di essere anche io nella casupola vicino al soldato morente…e poi di correre a vedere come sta Nolan.
    Io tifo per lui, sia chiaro!
    Sir Rudolf mi piace, ma spero che Nolan sopravviva!
    Ho solo una domanda, che mi ha lasciato perplessa: Se Elber ha questo bosco magico, se il bosco è così mistico, come mai il villaggio è così povero? ma sopratutto perchè non c’è un guaritore nei paraggi che possa aiutarli se ci sono persone disposte a dare coperte e riparo. Idem per l’acqua….
    com’è possibile che non ci sia nemmeno un pozzo?
    Ecco io il mio dubbio te l’ho messo, ma il capitolo è emozionante come gli altri!

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    1. Intanto grazie mille per la lettura. 🙂 Sono felice che ti abbia suscitato delle emozioni, perché è quello il mio principale obiettivo. Le tue domande sono lecite e anche interessate, ma per ora non dico nulla, preferisco che prima tu vada avanti. Poi a tempo debito si chiarirà tutto e quello che magari non si chiarirà perfettamente nel testo, ci penserò io. 😉

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