L’undicesimo Re – Capitolo 3 (terza parte) Il messaggero

L'undicesimo Re jpg

⇐ INDICE CAPITOLI & INFORMAZIONI ⇒
CAPITOLO PRECEDENTE – CAPITOLO SUCCESSIVO

lineaSeparatrice

Erano pochi i momenti della giornata che non gli facevano rimpiangere di aver accettato la corona. Uno di quelli era la prima colazione, l’unico pasto importante della giornata durante il quale era permesso farsi portare il cibo nelle proprie stanze.
Di solito Magett assaporava quei momenti mangiando sull’unica terrazza di cui il castello fosse provvisto; da lì poteva godere di una splendida vista sul paesaggio intorno, che a quelle ore era dipinto di tutte le sfumature di viola e rosso, e inoltre gli sembrava di dominare tutto, dalla valle ai piedi della collina alla distesa di alberi che creava un manto verde scuro sulle sue terre. La sensazione che ne derivava era magnifica, lo faceva sentire libero e potente come un vero re.
     Già a inizio primavera la capitale rifioriva di vita e vedere tutta quella gente indaffarata e i bambini correre qua e là rincorrendosi era per lui un modo di dimenticare i suoi problemi, almeno per qualche istante. Inoltre gli permetteva di stare alla larga dai lord della corte, che il mattino spesso erano suscettibili e pronti ad attaccar briga.
     Al suo risveglio non aveva voglia di metter fine a qualche lite tra Goldwin e Vein o a una delle irragionevoli discussioni tra Wallace e Riswell, che tanto era complici nelle loro battutine colme di sarcasmo spesso rivolte a lui, ma erano capaci di azzuffarsi come ragazzetti, anche per futili motivi. Questo loro irragionevole comportamento contribuiva alla sua spossatezza ormai cronica e per questo  adorava trascorrere l’arco di tempo tra l’aurora e il completo sorgere del sole nella sua terrazza a rilassare la mente, prima di affrontare i suoi molteplici doveri.
     Il pranzo invece era diverso. Come sovrano del nord era il primo a dover dare l’esempio seguendo le regole della buona educazione. Secondo quanto scritto dal maestro Eoristh Kavaren di Ualens, studioso vissuto all’epoca del primo sovrano del regno, durante il pranzo era bene farsi vedere per mostrare il proprio appetito e quindi dare prova di essere in piena salute. Un re che non mangia a tavola con i suoi lord è un re debole, questo recitava il testo scritto dal maestro.
     Anche Magett era tenuto a rispettare tale regola, nonostante la notizia sulla sua malattia fosse stata ormai resa pubblica. Non poteva farsi vedere debole ai suoi lord consiglieri, né voleva palesare ai suoi nemici che la malattia lo stava provando.
     Così stava seduto sul posto d’onore che gli spettava, al suo fianco Silver e il vecchio lord Braxton, e di tanto in tanto spiluccava distrattamente un po’ di cibo senza nemmeno guardarlo. Tutta quell’abbondanza lo nauseava, ma ancora di più dover sopportare le risate sguaiate di Vincent. Quello stolto non si risparmiava in occhiate provocatorie nella sua direzione, come se avesse il diritto di sfidarlo. Forse non si accorgeva di apparire solamente ridicolo e indecoroso.
     Accanto a lui il cugino Victor si limitava a scuotere la testa, ma al suo contrario non pareva troppo infastidito, anche se era probabile che non volesse darlo a vedere. La maggioranza dei lord, invece, ridevano insieme a lui. Ogni genere di beffa era consentita, ricordò Magett, in special modo gli sberleffi che gli uomini si riservavano da un capo all’altro della tavola. Animavano il pranzo e divertivano le dame, ma lui non faceva che sentirsi irritato da quel comportamento. Cercò di distrarsi ascoltando la conversazione che si stava tenendo tra Wallace e lord Terrell Tarn. A quanto pareva Tarn stava rispondendo a Silver, perché il suo tono duro non poteva che essere rivolto a lui.
     «No mio signore non è da meno il caro lord Tytan. Vuole sempre avere il meglio dalle sue alleanze». Concluso Terrell Tarn. Parlava in tono calmo, misurato, ma a Magett non sfuggì la risolutezza con cui liquidò il tentativo di intromissione di Silver, che a quanto pareva sperava di venire a conoscenza di qualche dettaglio sugli affari politici dei Wallace con i Dirk dell’isola d’acciaio.
     «Lo stesso potrei dire di voi lord Tarn» ribatté Silver con durezza, restituendogli la stessa dose di scortesia.
     «Certo, io tengo molto alle mie alleanze, mio signore, come credo sia giusto, ma Tytan sta esagerando con le sue pretese sui territori dei Telmore. In fondo non sono nemmeno vicini, perché rischiare lo scontro per tali sciocchezze?»
     “Perché è più furbo di te”, pensò Magett. Non era la prima volta che lord Tytan avanzava pretese sui terreni dei Telmore, questo perché un tempo gli appartenevano. Erano una casata potente, con territori molto vasti e tra questi vi era anche la rocca dei Tarn. “E ora lui ha intenzione di riprendersela, come sarebbe suo diritto”.
     I suoi pensieri furono interrotti dalla voce profonda e al contempo mielosa del nobile Patrick, sprofondato nella sedia trasbordante cuscini che si era fatto portare per sedere più comodamente.
     «Mio lord Tarn, non credo che Tytan abbia intenzioni malevole nei tuoi confronti» s’intromise con una delicata cautela.   «Inoltre, se temi un attacco anche alla tua di casa, io nella tua situazione mi chiederei per quale motivo dovrebbe farlo».
     «Per prendersela, no?» sbottò Tarn. «La mia è la terra del buon vino dei Silver, dopotutto, qualcosa ci guadagnerebbe».
     «Oh, ci guadagnerebbe eccome!» esclamò Terence, fratello minore di lord Tarn. «Mentre il nostro buon re ne rimetterebbe».
    «Per quale motivo dovrebbe? I possedimenti resterebbero comunque sotto la sua giurisdizione».
     «No affatto lord Tarn» disse Silver in tono secco.
     «Non capisci fratello?» Terence ingollò un intero boccale di birra, lasciando tutti, anche Magett, con il fiato sospeso.
     «Da anni Telmore aspira ai tuoi terreni. Allora per quale motivo se li riprende adesso? Perché ha aspettato tutti questi anni per farlo proprio ora?»
     A quel punto a tutti fu chiara la risposta. Magett vide gli occhi dei lord puntati su di lui, cosa assai fastidiosa oltre che inopportuna. Il grasso Patrick si mosse nervoso sulla sua sedia, che traballò in modo preoccupante sotto di lui, ma non osò mostrare altri segni di sbalordimento, che Magett invece vedeva fin troppo con chiarezza nei suoi occhi crudeli.
     Per un momento il silenzio calò in buona parte della sala, avvolgendo persone e cose inanimate, che furono coperte da un velo di caparbia ostilità. Persino i menestrelli, senza nemmeno ricevere l’ordine, smisero di suonare e cantare per unirsi allo scandalo generale, segno che tutti avevano ben compreso ciò che Magett sperava sarebbe rimasto inespresso.
Poi la voce arrogante di lord Tarn, disastrosa da quanto appariva sicura, spezzò di colpo la quiete che li avviluppava:     «Certo, la malattia del re».
La sua affermazione gli sfuggì talmente in modo naturale, che quasi non parve nemmeno veritiera.
     «Telmore deve aver ricevuto la triste notizia ancor prima di noi grazie alle sue spie».
I lord e i cavalieri seduti vicino a Magett si irrigidirono, in particolare Aaron Kart, che serrò i pugni sopra il tavolo e sferrò a lord Terrell un’occhiata letale. L’altro non sembrò farci caso, da quanto era occupato a elargire a tutti i signori riuniti per il pranzo il suo ragionamento.
     «Non vi è ancora chiaro miei signori? Oh, io almeno ho compreso finalmente l’astuto piano di quel vile di un Telmore. Intende sfruttare la debolezza della corona per…»
     Magett non riuscì ad ascoltare oltre. Si alzò di scatto, facendo traballare il tavolo a cavalletti e finendo così per rovesciare il suo calice di vino. Il liquido si sparse veloce, colorando le tovaglie di un rosso slavato. I lord trasalirono e anche gli altri che non avevano assistito alla conversazione si voltarono a guardarlo. Persino Vincent, smettendo di ridere, si voltò verso di lui cambiando finalmente la sua espressione da insolente a perplessa.
     Magett li fissò tutti uno per uno, poi concentrò la sua attenzione su lord Tarn: «Perdonate mio lord, avete qualcosa da dirmi? Potete ripetere, di grazia, purtroppo non stavo ascoltando».
     Lord Tarn divenne paonazzo, la sua audacia scemava di fronte alla rabbia del suo sovrano: «S-sire, io non avevo intenzione di…» Si bloccò, non sapendo come continuare, girando gli occhi tutt’intorno con espressione sconcertata. Evidentemente non si aspettava tale reazione.
     «Milord, ti prego in futuro di moderare i termini con cui ti esprimi, se intendi rimanere a corte senza perdere la lingua» continuò assumendo un’apposita smorfia di sdegno, ma cercò di parlare con un tono che fosse posato, nonostante fumasse di rabbia: «Inoltre spero vorrai porgermi le tue più sentite scuse dinanzi a tutti i presenti, che da gentili commensali si faranno beffe di te per l’offesa che mi hai arrecato».
     Tarn divenne se possibile ancora più rosso in viso, non dissimile dal vino fuoriuscito dal calice del suo re. Cominciò a balbettare senza dire nulla di sensato, non avendo nemmeno il coraggio di guardarsi attorno ma perseverando nel lanciare occhiatine sfuggenti ai signori seduti vicino a lui. Per lo meno aveva avuto il buonsenso di abbassare subito lo sguardo davanti alla rabbia del suo re.
     «Ma ti prego, lord Tarn, di non privarci subito della tua compagnia» riprese Magett calcando su ogni parola. «Non prima di aver ricevuto la giusta punizione».
Sorprendendo tutti, Terence Tarn si sollevò dalla panca ergendosi in difesa del fratello.
     «Mio signore, non pensi di esagerare? Lord Terrell sicuramente non intendeva offendere la tua regale persona con mendaci insulti».
     «Vorresti dire Terence che il nostro sovrano non dovrebbe sentirsi offeso perché le parole di Tarn sono prive di menzogna?» Aaron Kart scattò in piedi, la mano che andava già alla spada, ma lui lo fermò con un cenno della mano. Si rivolse poi a Terence Tarn: «Ti prego di lasciare questa sala, sir Terence, dato che come tuo fratello non sei un lord rispettabile».
     Anche il volto di Terence s’infiammò, ma il suo sguardo non assunse solo un espressione dura, ma di completo disprezzo. «Infamia, mio signore. Questa è infamia! Non avete alcun bisogno di cacciarmi dalla vostra corte, me ne andrò io da solo mantenendo il mio orgoglio intatto».
     Abbandonando la sala a testa alta, il suo sguardo prese una rigida piega di freddezza tipica degli uomini dell’est. Ma non vide solo quello in lui, vi era anche traccia di scherno unito al disprezzo, che non poteva portare ad altro che a vendette e ripicche.
     Magett abbozzò un sorriso, rivolto a lord Tarn: «Vostro fratello almeno possiede il gusto dell’ironia».
Un’esclamazione di stupore percorse la sala, poiché di rado il re del Nord si concedeva una battuta sprezzante e perché la peggiore punizione inflitta a Tarn era la concessione del voi dopo avergli ripetutamente dato del tu senza alcun permesso.
     «M-mio signore, io…» provò a dire lord Tarn, ma lui non aveva alcuna intenzione di ascoltare di nuovo i suoi balbettii, né gli importavano le sue scuse senza significato.«Esci, lord Tarn. Subito. Segui il tuo cortese fratellino». Quella era la beffa peggiore, avergli fatto credere che lo avrebbe punito sbeffeggiandolo davanti a tutti e poi averlo fatto in un attimo in cui non se lo aspettava.
     Tutta la sala proruppe in una risata, comprese le dame, che civettuole coprirono i loro gesti di scherno ponendo le mani davanti alle bocche corrucciate. Anche Magett si concesse una breve risata, interrotta dalle porte che si spalancarono d’improvviso. Tutti allora si volsero in quella direzione, compreso lord Tarn che puzzava ancora di vergogna.
     Nel mentre una guardia entrò trafelata e si diresse verso di lui. Aveva gli occhi sbarrati; doveva essere accaduto qualcosa di grave. Dovette suo malgrado distogliere l’attenzione da quel vile di Terrell Tarn. Si rivolse alla guardia: «Che cosa succede?»
     «Un uomo, Maestà, è giunto poco fa nella capitale».
     Magett annuì, incitandolo a continuare.
     «Dice di essere un messaggero, mio signore, e di portare cattive notizie».
     «Che tipo di notizie? Dimmi di più, per favore». Quasi imprecò, per l’angoscia improvvisa che gli saliva al petto, ma si trattenne mordendosi la lingua. Ricordò una frase che diceva spesso suo padre: gli dei non aiutano chi impreca senza un buona ragione.
     «Non posso, lui non ha detto niente, so solo che porta cattive notizie. Vuole parlare con voi maestà, ma è ferito, non so quanto resisterà ancora».
     Cercò di assorbire tutte quelle informazioni. Chiuse un momento gli occhi per concentrarsi, ma li riaprì in fretta. La testa gli pulsava. «Dove si trova quest’uomo, portami da lui».
     «Qui fuori, Sire, ma lo stavano portando nella torre dei guaritori. Venite».
     «Un attimo». Gli balzò in mente una domanda. «Hai detto che è un  messaggero, ma di chi?»
La guardia si bloccò, deglutì e abbassò lo sguardo. Allora capì che davvero era accaduto qualcosa di grave. Poi l’affermazione, netta e terribile, che lo spiazzò e minacciò di farlo crollare: «Da Sir Rudolf mio signore».
     Magett andò dietro alla guardia, frenando l’istinto di correre; sapeva che il dolore pulsante alla testa sarebbe solo aumentato e il cuore già gli martellava nel petto per l’angoscia che lo attanagliava in una morsa gelida. Se fosse accaduto qualcosa a sua sorella, non se lo sarebbe mai potuto perdonare.
     Ricordava ancora la promessa fatta a suo padre, quando egli era prossimo alla morte. Doveva proteggere le sorelle, anche a costo di abbassarsi a orribili e ingiuste umiliazioni. Questo era quello che Kigan Krown aveva promesso alla moglie prima che una grave infezione la trascinasse nelle braccia della morte.
Lui stesso aveva promesso, sulla sua vita, sul suo onore, sulla sua casata, di prendersi cura di Meinit e Gill; e lo avrebbe fatto, a costo di perdere tutto.
     Continuò a seguire la guardia, sforzandosi di non dare a vedere il terrore che si affacciava sul suo volto all’idea di quello che poteva essere accaduto. Al suo seguito Lord Silver, Aaron Kart e Victor Goldwin rimanevano in silenzio, ma si avvertiva chiara e solida la tensione che doveva riflettersi nei loro sguardi.

All’esterno lì attendeva sir Elger, capitano della guardia reale. Il suo lungo mantello blu che sbatacchiava al passare del vento e il suo sguardo fiero, il portamento altero gli donavano un aspetto da vero cavaliere, nonostante sul suo volto e sui capelli ingrigiti fossero evidenti i segni dell’età che avanzava. Un tempo sir Elger era stato un giovanissimo comandante dell’esercito e vinse molte battaglie al fianco di suo padre, poi per qualche anno fu relegato al ruolo di maestro d’armi dopo la fine delle due grandi guerre del Nord. Avendo ormai superato i cinquant’anni, ora il suo ruolo era quello di capitano della guardia; un compito importante, ma lui che sembrava non digerire affatto. Era probabile che il motivo fosse la scomoda presenza di Darren Wallace, ma su questo Magett non era del tutto convinto.
     Il capitano gli rivolse uno sguardo d’apprensione e spiegò loro che il messaggero era stato portato nella torre dei guaritori, posta a nord rispetto alla sala grande. Era un luogo freddo, attraversato da spifferi gelidi, perfino ora che la primavera era giunta; troppo freddo considerando che lì venivano curati i feriti e i malati. Entrandovi Magett sentì la schiena percorsa da brividi violenti e le gambe tremare. Era come se la torre fosse rimasta confinata in un perenne inverno.
     Lì non ci andava spesso, perché se aveva bisogno di cure i guaritori si recavano nelle sue stanze, ma ogni volta che vi entrava percepiva un tanfo di marcio, l’odore leggero e fastidioso della polvere e quello ferroso del sangue rappreso; esalazioni che mescolate insieme producevano un fetore malsano. Unito allo squittio dei ratti che correvano fra le crepe dei muri non dava certo una buona impressione.
     Magett percepiva tutto questo come un cattivo presagio; nonostante stessero quasi correndo e non avesse molto tempo per pensarci, non poteva fare a meno di chiedersi se quella cattiva notizia portata dal messaggero non fosse un filo sottile di collegamento tra la morte di suo padre e ora la sfortuna della sua malattia.
     Sir Elger si fermò davanti a una porta socchiusa, da dove provenivano dei lamenti. «Il messaggero si trova qui, mio signore» disse facendosi da parte per lasciarlo passare. Magett entrò lottando contro l’istinto di andarsene. Non era certo di volere sapere cosa fosse accaduto, meno ancora se davvero si trattava di sua sorella e della sua scorta. La sua titubanza non sfuggì a lord Silver, che gli scoccò un’occhiata d’incoraggiamento. Lui però non mancò di notare la sfumatura ansiosa nella sua rigida espressione.
     Nel letto giaceva un ragazzo che non poteva avere più della sua età, forse era addirittura più giovane. I suoi capelli appiccicati di sangue e sudore avevano in parte il colore del miele, ma perlopiù erano coperti di un rosso intenso e viscoso. I suoi occhi navigavano da una parte all’altra, febbrili e annacquati. Erano gli occhi di un moribondo che aveva ancora qualcosa da dire.
     I guaritori si affaccendavano per ripulire una ferita dall’aspetto orribile. Lo avevano sventrato, quel povero ragazzo, come fosse un maiale pronto per il macello. Era un miracolo che fosse ancora vivo per parlare.
     Magett si chinò accanto a lui, facendo nel contempo segno ai guaritori di fermarsi per permettergli di udire meglio le sue parole, sempre se fosse stato in grado di dire alcunché. Comunque fosse quel ragazzo era già morto, per cui altre cure erano solo inutili e avrebbero prolungato ulteriormente le sue sofferenze.
     Vedendo il suo volto chino su di lui, il messaggero sembrò rianimarsi. Doveva aver capito chi fosse, nonostante il dolore alla ferita e la morte incombente.
     «Ma-maestà… la… scorta…» un gemito bloccò il suo balbettante tentativo di parlare.
     «Sì, la scorta, dimmi di più ti prego. Cos’è accaduto a mia sorella?»
     «Im-imboscata Sire…» sussurrò in un soffio.
Magett rimase impietrito, raggelato da quella rivelazione. Chi aveva potuto organizzare un agguato a una scorta così ben armata? Silver e Kart, in piedi accanto a lui sembrarono trattenere il respiro. Goldwin si torceva le mani irrequieto.
     Nella sua mente si ritrovò a chiedersi se lui potesse centrare in quella disgrazia. Doveva saperne di più; si rivolse ancora al messaggero, guardandolo dritto negli occhi. «Un’imboscata dici… Da parte di chi?» Non poteva credere a quello che aveva sentito e continuava a pensare che potessero essere solo i deliri di un moribondo o le ultime fantasie di un giovane prossimo alla morte.
     «Non lo so» sussurrò il ragazzo morente. «Morti, sono morti…» “Morti”. Quella parola rimase sospesa a mezz’aria, l’eco sembrò riverberare nelle pareti stesse della stanza. Sentì gelarsi il sangue nelle vene, una fitta al cuore lo trapassò come un dardo avvelenato. «Morti? Chi? Dimmi di mia sorella, lei sta bene? ti prego parla…»
     Il messaggero cominciava a perdere lucidità, le labbra bianche tremolavano scosse da brevi e quasi silenziosi singhiozzi, che si confondevano con i gemiti. I suoi occhi erano velati di lacrime trattenute e Magett ebbe pietà della sua sofferenza. Prese una mano tra le sue e la strinse, sperando così di dargli un po’ di forza.
     «Ti prego, cerca di parlare. Dimmi come sta mia sorella, cosa devo fare per andare loro in aiuto? Sir Rudolf è vivo?»
Il ragazzo annuì in un gesto pressoché impercettibile, voltando la testa per il dolore, ma questo gli bastò. Voleva dire che sua sorella e Ruyn stavano bene. Almeno era quella la sua speranza.
     Il ragazzo ebbe uno spasmo, ma si voltò di nuovo a guardarlo. Sussurrò qualcosa, ma non riuscì a udire alcuna parola. Allora si chinò di più, dicendogli di provare a parlare più forte.
     «Rin-rinforzi» emise in un lieve sussurro. Fu tutto quello che udì delle sue ultime parole. Poi sentì che la sua mano, che continuava a stringere tra le sue, aveva ormai perso le forze. I suoi occhi si spensero davanti a lui, non ebbe nemmeno la forza di chiuderli, e la sua testa si abbandonò sui cuscini.
     Magett gli abbassò le palpebre con delicatezza. «Onore a te, messaggero senza nome, ricorderò il tuo aiuto e pregherò affinché gli dei siano benevoli con la tua anima».
     Si alzò a capo chino e ordinò rivolto ai guaritori: «Rimuovete il suo corpo da questo freddo letto. Questo soldato merita di meglio. Prendetevi cura di lui, che sia vestito con la più bella armatura disponibile in armeria per i soldati. Poi ordinate ai sacerdoti di celebrare un funerale degno del suo coraggio, cosicché possa riposare con i suoi avi e con gli dei nelle terre dorate dei cieli».
     I guaritori mormorarono un assenso e stesero un lenzuolo bianco sopra al corpo ancora caldo del ragazzo.
Magett strinse i pugni. Chi gli aveva fatto questo avrebbe pagato; quel soldato era pur sempre un suo suddito e per giunta aveva avuto il coraggio di affrontare tutto questo per portargli la notizia dell’accaduto.
     Silver gli si avvicinò. Il suo sguardo era grave: «Un’imboscata, Sire. Ma il ragazzo non ha detto dove è accaduto».
     «Presumo che non sia stato molto distante da qui. L’ultima lettera che abbiamo ricevuto risale a due giorni fa e sir Rudolf diceva di trovarsi a due giorni dal castello. Non possono che essere nei pressi di…».
     «Elber, mio signore». Uno dei guaritori si fece avanti con occhi intimoriti ma sinceri. «L’ha detto quel povero messaggero appena dopo essere giunto qui».
     «Elber. Certo». Silver annuì. «Grazie per il tuo aiuto».
     Il guaritore si inchinò e fece per dileguarsi con gli altri che stavano trasportando via il corpo del ragazzo.
     «Hai detto che è giunto qui» lo fermò Magett. «Dimmi, è arrivato da solo o c’era qualcuno con lui?»
     «No, mio signore, non ho visto nessun altro e lui non ha accennato ad alcun compagno fuggito».
     «Perciò la principessa deve essere ancora a Elber con i sopravvissuti» dedusse Silver.
     «Esatto». Magett sperava che fosse così. In caso contrario trovarla sarebbe stato davvero difficile. Oltretutto lei nemmeno conosceva quei boschi, non essendoci vissuta, perciò era possibile che non sapesse ritrovare la strada da sola.
     «Dobbiamo andare subito a Elber».
     «No Sire, il messaggero ha detto rinforzi. Significa che può essere ancora pericoloso, quindi sarebbe prudente per te rimanere al castello».
     «Silver, si tratta di mia sorella non lo capisci?» Uscì dalla stanza, tentando di togliersi di dosso l’odore del sangue. «Devo essere certo che stia bene».
     Il consigliere lo seguì, anche se rimase dietro di lui di un passo; doveva aver compreso la sua rabbia e la tensione che stringevano il suo cuore. «Sire posso capirlo, ma sono sicuro che la principessa starà bene. Manda rinforzi. Basteranno venti soldati e altrettanti cavalli freschi, due carri e un paio di guaritori. Se tutto va bene potrebbero persino essere di ritorno entro il tramonto».
     «No» Magett scosse la testa. Doveva rifletterci alla luce del giorno, quella soffusa delle torce e l’olezzo emanato da quella stanza avevano peggiorato la sua emicrania. Aveva bisogno di pensarci, ma non c’era molto tempo.
     Avvicinò sir Elger, che li attendeva paziente in piedi fuori dalla stanza. «Raduna una ventina di soldati, prendi due guaritori e fa preparare due carri per trasportare i feriti. Poi avverti il comandante Riswell e digli che dovrò scortare i soldati a Elber e riportare tutti in salvo al castello».
     «Sì, Sire». Il capitano chinò il capo e si volse per andarsene.
     «Aspettate capitano.» Fu Aaron Kart a fermarlo. Poi si rivolse a Magett: «Mio signore, permetti che vada io al posto di Riswell. Conosco bene questi boschi, non avrò problemi a trovare Elber. Riporterò la principessa sana e salva».
     «Va bene Aaron, concesso, và con il capitano Elger».
     «Grazie Sire».  Si allontanarono a passo svelto, li guardò sparire dietro l’angolo in un leggero frusciare di mantelli.
Accanto a lui Silver e Goldwin erano tesi. Non gli sottoposero alcune domande, ma rimasero in silenzio a osservare e ascoltare il nulla. Stavano riflettendo, come lui.
     «Miei lord la situazione è grave» ruppe il silenzio Magett. «Eppure vi chiedo di non mettere in allarme gli altri lord. Tornate nella sala grande fingendo che non sia accaduto nulla, mentre io…»
     «Non avrai davvero intenzione di andare, vero Maestà?» lo interruppe Victor Goldwin. «Se davvero c’è stata un’imboscata, voi di certo non sarete al sicuro. Aspetteranno proprio voi, è probabile che sia una trappola».
     «Ne sono consapevole, Goldwin, ma non sta a te la decisione» ribatté con fermezza. Incontrò lo sguardo di Garen Silver e vide un chiaro avvertimento nei suoi occhi grigio scuro.
     Non gli importava; la sua vita era interamente nelle mani di una malattia ancora sconosciuta, non di certo in quelle del destino e questo era il motivo per cui non temeva di certo un agguato alla sua persona. Solo che non aveva previsto quell’attentato alla vita della principessa, che si era svolto talmente vicino al castello da far pensare a una sfida aperta o una vendetta. Chi poteva aver avuto il coraggio o poteva essere così folle da organizzare tutto questo a pochi passi dalla capitale del Nord? E soprattutto, che motivo aveva? Magett strinse le mani a pugno, ignorando le fitte che gli risalirono lungo le braccia. Chiunque fosse aveva osato sfidare il potere dei Krown, il suo potere, e avrebbe pagato caro quell’affronto.
     Distolse lo sguardo senza rivolgere più la parola ai due lord che lo fissavano preoccupati e si affrettò a uscire dalla torre. Aveva promesso di proteggere le sorelle, quindi avrebbe fatto ciò che riteneva giusto per mantenere la parola data. In fondo, il re era lui e non Silver.
     Prima di fare ritorno nella sala grande per quietare gli animi dei suoi lord, Magett Krown avrebbe preso la sua decisione.

lineaSeparatrice

Eccoci qui al termine di questo terzo capitolo. 🙂
Grazie come sempre per la lettura, vi invito a lasciare commenti con la vostra opinione. ^^
Inoltre, se vi è piaciuta la puntata, potete lasciare un votino al blog.

classifica

Ringrazio di ❤ Sonia del blog Solo 1 altra riga per la meravigliosa immagine di copertina
e auguro a tutti una buona serata. ^-^  A presto!

– Lady Erin Wings Krown.


Licenza Creative Commons“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Annunci

17 pensieri su “L’undicesimo Re – Capitolo 3 (terza parte) Il messaggero

  1. Ciao ** Eccomi a continuare la storia!
    Inizio ad adorare Magett, lo ammetto ** è ammirevole il suo coraggio pur se colpito dalla malattia, quindi non posso che trovarlo simpatico 🙂
    Hai descritto molto bene la scena tra il messaggero e Magett, davvero ben fatta 🙂
    Sono molto curiosa del seguito ^^ complimenti

    Liked by 2 people

    1. Irene Sartori (Erin Wings)

      Eccoti! Già letto? sei meravigliosa… 🙂
      Sono felice che Magett ti piaccia, è da tempo che ci lavoro a causa della scelta della malattia 😀 e sono ancora più contenta che quella scena la trovi ben fatta ^^
      Grazie mille! A presto ❤

      Liked by 2 people

  2. Premetto che non capisco come mai il commento che avevo inserito al capitolo 2 sia scomparso… eppure ero certa di averlo inserito… mbooo
    Riguardo a questo capitolo…
    Piacevole atmosfera di corte per questo capitolo palesemente dedicato al Re, e finalmente si svela anche la scena iniziale, quella dell’organizzazione di un assalto!
    Certo che però, la tua corte è davvero un covo di vipere, la maggior parte delle persone si squadra e si ringhia eheheheh
    Non mancano le tue metafore così impattanti, che credo diventeranno il tuo marchio di fabbrica, come questa frase di esempio -Per un momento il silenzio calò in buona parte della sala, avvolgendo persone e cose inanimate, che furono coperte da un velo di caparbia ostilità- ma è solo uno dei tanti esempi.
    Ad ogni modo in generale i dialoghi sono davvero avvincenti e .. convincenti.
    Sono curiosa di sapere quando comincerai a scrivere un libro intero!
    Verso fine capitolo ho avuto una percezione, però potrebbe essere spoiler, ti scriverò in forma privata, questa particolare domanda!
    Infine speriamo che nessun imprevisto t’impedirà di postare il capitolo successivo, nella giornata di Venerdì! 🙂

    Liked by 1 persona

  3. Il mistero del commento scomparso…adesso vado a dare un’occhiata perchè mi sembra impossibile.
    Grazie davvero, sono contenta che tu abbia letto nonostante la lunghezza… 🙂
    Sì, un covo di vipere XD su questo ho imparato da un grande maestro! Anche se non mi riuscirà mai bene come lui… Mi diverto a farli ringhiare 😉 ahahah.
    Sono curiosissima di sapere la tua percezione… sì, meglio in privato, non vorrei svelare a tutti la trama…

    Liked by 1 persona

  4. Pingback: L’undicesimo re – Capitolo 4 |

  5. Davvero ben scritto 😀 Mi è piaciuto da morire quando hai citato il maestro Eoristh Kavaren di Ualens: sono quei dettagli che riescono a dare al romanzo fantasy una sua solidità, come se il mondo fosse vero, concreto 🙂

    Mi piace

    1. Irene Sartori (Erin Wings)

      Grazie mille Alvise 🙂
      Quel maestro io lo odio XD ma volevo proprio dare il senso di un mondo “reale”. Sono piccole cose a cui tengo molto perciò mi fa davvero piacere che tu l’abbia apprezzato.

      Liked by 1 persona

  6. Rispetto alle altre parti, questo capitolo mi ha un po’spiazzato, soprattutto a livello stilistico. Negli altri capitoli avevo notato uno tendenza maggiormente dialogica, qui invece le descrizioni sono molte, lunghe e ricche (qualcuna, per i miei gusti, anche troppo: snellirei qualcosina). Per il resto, mi piace il modo in cui hai reso, soprattutto alla fine, lo spirito di Magett, che rivendica il suo ruolo regale. Trovo ben scritta anche la scena della morte del soldato.
    Continua così 😉

    Mi piace

  7. Ecccomi!!!! in mostruoso ritardo perchè tu stai scrivendo il 7 e io ho appena finito il 3… ma son dettagli.
    Dunque ho provato a cliccare sul banner per votare il sito ma non funziona.
    Tornando alla storia, questo capitolo è… al cardiopalma!
    Ero convintissima che 1 Magett avrebbe mozzati la testa al Tarn e invece l’ha solo cacciato da corte.
    Per sua fortuna!
    E poi il povero messaggero, piccolo innocente ragazzino… mi ha fatto una pena che non ti immagini.
    io sono d’accordissimo con il Silver, il Re deve restare al castello, non si lascia un dominio traballante incustodito, MAI! è pazzo?!
    Detto questo mi leggo un altro pezzetto che sono curiosissima di vedere quanto ci mette la Principessa a tornare a sto castello!
    p.s. questa la teniamo buona per lo scambio del gruppo anche se con 15 gg di ritardo!

    Liked by 1 persona

    1. OK bene…ho commentato prima l’altro? Certo che a cellulare è un vero casino… Comunque il banner per votare non funziona? Caspita grazie mille per avermelo detto così appena posso sistemo. O dei sul serio credevi che lo condannasse? Beh diciamo che avevo una mezza idea di farlo, ma poi ci ho ripensato. Per sua fortuna insomma…quando si fa incazzare il re prima o poi si paga. Però devo ancora decidere. È sì per il povero messaggero sono stata male anch’io…
      Grazie grazie per la lettura 🙂

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...