L’undicesimo re – Capitolo 3 (seconda parte) Il messaggero

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A mezzodì tutti i popolani, persino i più poveri, si erano riuniti davanti ai cancelli della città in attesa dell’arrivo della principessa. Liam lo sapeva, anche lui sarebbe dovuto esserci.
     “Ma lei non è arrivata”, pensò sorridendo. “Perché è morta, ormai. I vermi tra non molto banchetteranno con il suo cadavere”.
     La taverna era più vuota del solito, nonostante i popolani si fossero per la maggior parte ritirati dall’entrata, dopo che avevano capito che la principessa si faceva attendere di molto.
     Liam si diresse al bancone. Si stava bene quando c’era meno confusione, senza tutta quella feccia di contadini, che puzzavano di birra e liquami.
     «Principe?» Il taverniere lo squadrò con diffidenza. «Pensavo fossi al castello».
     «La solita» ordinò Liam sbattendo un pugno sul tavolo. Non aveva voglia di dare spiegazioni a nessuno, meno ancora a un puzzolente taverniere.
     «Certo, mio signore». L’uomo si affrettò a obbedire. “Schifoso pezzente. Presto mi chiamerai Sire, o Maestà. E imparerai a tener chiusa quella boccaccia da insulso plebeo”.
     Il taverniere ritornò subito con un boccale colmo di birra nera, con un goccio di rossa. Birra per i ricchi. I popolani la chiamavano “vino del demone”, per una di quelle stupide leggende a cui loro credevano come fossero state scritte dagli dei.
     Bevve un sorso. Era amara come immaginava lo dovesse essere la morte. «Per quale motivo pensi che dovrei essere lì?» chiese in tono acido.
     Il taverniere si accigliò: «La principessa Meinit è tua sorella». Sembrava davvero perplesso. «Da anni tutti noi aspettiamo il ritorno delle due piccole Krown. Tu no, Altezza?»
     Liam gli mostrò un sorriso sghembo: «Certamente». “Sì, come no…”. «Lei però non è ancora arrivata, per cui non vedo il motivo di dover aspettare inutilmente».
    «Come tu dici, principe» il taverniere chinò la testa in segno di deferenza.
    «In ogni caso quando arriverà lo sapremo». “Ma la differenza sta nello stato in cui arriverà”. Sorrise buttando giù un altro sorso di birra.
     Un rumore di passi colse la sua attenzione. Bevve una lunga sorsata e sbatté il boccale sul bancone di legno.
     «Gheraf». Non aveva bisogno di voltarsi per riconoscerlo. Gli bastava avvertire il puzzo di marciume che proveniva da dietro di lui, inconfondibile quanto l’odore dei liquami sparsi per le stradine della cittadella.
     «Mio principe» salutò Gheraf in tono basso. «Dobbiamo parlare».
     Il taverniere fece per aprire bocca, ma Liam lo fermò con un’occhiata di fuoco. «No, lui non prende niente».
“Togliti dalle palle, stolto”. Il taverniere sbatté le palpebre; sembrava non aver capito.
     Gheraf si fece avanti di un passo, il rumore dei suoi stivali era un tonfo sordo contro il legno marcio del pavimento: «Non hai sentito, feccia? Levati di torno, se non vuoi che ti ficco un pugnale in gola». L’altro trasalì e prese a balbettare scuse senza senso. Poi corse via, senza nemmeno rivolgere loro un’altra occhiata.
     Liam si volse verso Gheraf. «Allora? È fatta?»
     «Ecco, signore. È questo il punto».
     «Che vuoi dire?»
     Gheraf abbassò lo sguardo: «La principessa è scappata».
     «Cosa? Vuoi dire che tu… l’hai lasciata fuggire?»
Non arrivò alcuna risposta, ma lo sguardo dell’altro era fin troppo eloquente. Sentì il sangue ribollire nelle vene. In un impeto di rabbia, scagliò il boccale contro lo sgherro, che si trovò cosparso di un liquido nerastro.
     «Mio signore. Io… non avevi detto a me di brandire le armi. Il compito lo avevi affidato a quel sicario».
     «È vero. Ma tu dovevi stargli alle calcagna per essere certo che la uccidesse. Perché non l’hai fatto?»
     Gheraf teneva lo sguardo basso. «Io… l’ho fatto ma…»
     «Taci! Basta con le scuse, non mi servono a niente». “Non è possibile”, si disse prendendosi la testa fra le mani. “Non può essere fuggita… doveva morire, dovevano morire tutti”. Era la prima volta che quel testa calda di Gheraf lo deludeva, ma non per questo se la sarebbe cavata così facilmente.
     «Stammi bene a sentire, lurida feccia» lo afferrò per il collo della tunica sudicia. «La prossima volta che mi disobbedisci, giuro che ti farò a pezzi. E lo sai benissimo che non scherzo. Sono il tuo principe e mi devi obbedienza, hai capito?».
     L’altro annuì con aria tutt’altro che terrorizzata. Questo non fece che aumentare la rabbia di Liam. Lo colpì con un pugno, poi con un altro, sentì il delizioso schiocco della mandibola che si spostava dalla sua sede. Gheraf lanciò un urlo e un’imprecazione. Liam gli assestò un calcio. «Allora, mi hai sentito bene? Ti farò a pezzi se mi deluderai un’altra volta».
     Lo sgherro annuì, stavolta con più vigore. «Sì, principe. Non ti deluderò più». Allora lo lasciò andare e quello finì a terra come un sacco di patate, tenendosi la mandibola. Il suo sguardo tradiva l’umiliazione subita e questo gli diede non poca soddisfazione, ma la rabbia gli afferrava lo stomaco. Una sensazione di impotenza e di fallimento gravava su di lui e il fastidio che provocava era insopportabile. Batté i pugni sul bancone, facendo scricchiolare il legno, tentando di sfogare l’irritazione.
     «Non è possibile!» “Quello stolto di un sicario la pagherà”. Strinse le mani a pugno, graffiandosi la pelle. «Gheraf!»
     «Sì, mio signore». Lo sgherro si alzò da terra con la bocca ancora sanguinante, tutta spostata su un lato della faccia. Così era ancora più brutto. «Vatti a dare una sistemata, sei orrendo. Poi trovalo».
     «Trovarlo?»
     «Il sicario, stupido!» ringhiò Liam, facendolo sobbalzare. «Trovalo e portamelo».
     L’altro annuì, ma dal suo sguardo sembrava nascondesse un particolare. Non fece a tempo a chiederlo che questi, raccolto il suo coraggio, mormorò: «Ci sarebbe anche un’altra questione, signore».
     «Parla».
     «Un messaggero è diretto al castello, mandato da Rudolf Ruyn per avvisare il re dell’imboscata».
     «Un messaggero…» Non riusciva a crederci. Perché non ci aveva pensato? «Cosa aspettavi a dirmelo?» Serrò ancora più forte i pugni, cercando di contenere la rabbia.
     «Trova prima lui, allora. Va’ subito al castello e cerca di arrivare per primo se non vuoi finire sgozzato».
     «Che cosa devo farne di lui?»
     «Eliminarlo, è ovvio».
     «E come? È pieno di guardie, mio signore, come farò a…»
     «Questo non è un problema mio, Gheraf. Trova quel messaggero. Portalo con te per una birra e sgozzalo, andate insieme a puttane… fa come vuoi ma uccidilo e fa in modo che il corpo non sia trovato».
     Lo sgherro annuì con aria poco convinta: «E il sicario?» chiese aggrottando la fronte. «Devo eliminare anche lui mio signore?»
     «No, lascialo stare, portatelo da me e basta». Strinse le labbra in una smorfia. «A eliminarlo ci penso io».

lineaSeparatriceFINE SECONDA PARTE

Grazie per la lettura! ^-^
Questo pezzo è breve, perché avrei dovuto pubblicarlo insieme alla prima parte ma ho avuto problemi in fase di revisione, così ho dovuto rimandarlo. Spero comunque che vi sia piaciuto. 🙂
Prima di lasciarvi però, ci tengo a presentare il primo banner ufficiale dedicato alla “promozione” di questa storia.
Che ve ne pare?

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Non dimenticate di lasciare un commento per farmi sapere se vi è piaciuta questa parte di capitolo. E se volete potete anche lasciare un votino al blog. 😉
Alla prossima!

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– Lady Erin Wings Krown.


Licenza Creative Commons

“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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16 pensieri riguardo “L’undicesimo re – Capitolo 3 (seconda parte) Il messaggero

  1. Non avevo notato che avevi aggiornato, ma rimedio adesso ❤
    Prima di tutto vorrei complimentarmi con te, sono quasi certa che già dal primo capitolo hai fatto dei progressi notevoli ^^ Bravissima!
    Questo pezzo, seppur breve, è molto intenso e intrigante 🙂 Secondo me va bene così come l'hai spezzato. E' un intermezzo molto importante e l'hai scritto molto bene ^^
    Continua così 🙂
    A presto ^^

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    1. Ciao 🙂 grazie mille… In effetti i pezzi dal punto di vista di Liam sono tutti brevi… Ahaha 😀 ma l’importante è che non siano pieni di refusi…
      A presto!

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  2. Ero troppo curiosa, non ho resistito. Devo dire che scoprire che il mandante è Liam un po’ mi mette tristezza, ma si era capito già dal capitolo secondo che Liam non era un pezzettino di pane al burro.
    Ora non ci resta che attendere e vedere cosa combinerà questo Gheraf!
    io tifo per messaggero velocissimo che riesce a non morire!
    XD
    Davvero un pezzettino piccola ma bellissimo.
    p.s. ora che ho capito come si fa, metterà anche il tuo bannerino nella mia home page!

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  3. Finalmente sono riuscita a passare anche essendo via *-*
    Che bel pezzo di fratello quello che ti vuole uccidere, sicuramente molto dolce e amorevole. Liam si prospetta un personaggio interessante, di quelli doppiogiochisti che alla fine quasi sempre riescono nel loro intento seppur dopo essersi rovinati.
    Passero’ alla terza parte appena potro’ 🙂

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  4. Ben scritto anche questo, occhio a un paio di refusi: il “và” imperativo andrebbe con l’apostrofo. Poi io preferisco “avrebbe dovuto essere”, ma solo perché mi suona meglio. Per il resto, come detto, il testo è ben strutturato, con dialoghi credibili e buone capacità di trasmettere le emozioni dei personaggi 🙂

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