L’undicesimo re – Capitolo 2 – Frecce nella foresta

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Il capitolo è stato revisionato parzialmente in data 25/08/2015.
Si ringraziano i gentili lettori per le segnalazioni. 

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Nella sala era sceso il silenzio. Era bastato uno sguardo del primo consigliere per far tacere persino Vincent Goldwin, che sedeva in modo scomposto accanto al cugino, con le gambe sul tavolo e le braccia incrociate.
     Magett lo fissò con rimprovero, ma questi si mise a ridere, così distolse lo sguardo. Il suo atteggiamento lo irritava alquanto, ma doveva sforzarsi di non darlo a vedere se voleva mantenere la pace almeno durante il convegno. Vincent era un Goldwin e la sua era casata troppo importante perché lui si mettesse a bisticciare come un bambino, per di più con uno stolto come lui.
     Magett passò in rassegna i volti dei suoi consiglieri, seduti attorno il tavolo in dieci posti. Lord Silver era alla sua destra, accanto a lui, mentre a sinistra sedeva l’anziano lord Braxton, con i suoi capelli radi e bianchi e gli occhi acquosi. Dopo di lui Aaron Kart, che con la sua mole, persino da seduto, lo sovrastava mettendolo in ombra; l’ambasciatore Lambert gli stava accanto, seduto con la schiena dritta e le mani intrecciate in grembo, con la caratteristica eleganza e rigida compostezza degli abitanti di Porto nord.
     Dopo di lui c’erano Victor e Vincent Goldwin. Quest’ultimo, ancora con le gambe sopra il tavolo, aveva ripreso a ridacchiare da solo per chissà quale motivo. I suoi stivali alti, sporchi di fango dalla pianta fino al ginocchio, creavano uno sgradevole contrasto con l’elegante farsetto di velluto che indossava e poggiavano talmente vicino alla faccia di Liam, che Magett temeva si sarebbe scatenata una lite prima dell’inizio della riunione.
     Decise che era meglio cominciare subito. Gettò uno sguardo a Marcus Vein. Si chiese se non fosse stato un errore farlo sedere accanto a Liam; ma poi, vedendo Darren Wallace e Alan Riswell, si ricredette e si sentì soddisfatto della sua scelta.
     «Miei consiglieri» esordì dopo un profondo respiro. «Oggi dobbiamo trattare una questione molto importante, direi fondamentale per la pace del regno e il benessere del popolo».
     «Spero sia una questione davvero rilevante, sire» lo interruppe Markus Vein.
     «Deve esserlo, Vein, altrimenti come spieghi la presenza del suo cagnolino?» Sir Darren Wallace ridacchiò.
Magett vide Liam irrigidirsi. Suo fratello sedeva all’altro capo del tavolo, un posto d’onore di solito riservato al primo consigliere; ma non sembrava felice di questo, anzi sul suo volto era dipinta un’espressione rigida da quand’era entrato nella sala.
     Si trattenne dallo scoccare uno sguardo fulminante a Vein. «Maestro d’armi, non ho chiesto il tuo intervento».
Sir Darren sorrise di sfida, sostenendo il suo sguardo, ma non disse altro. «E nemmeno il tuo» aggiunse Magett rivolto a Markus Vein. «Non vi ho chiesto né dato il permesso di parlare».
     «Loro però lo fanno lo stesso. A quanto pare ai Vein è concesso tutto». Vincent Goldwin abbassò le gambe dal tavolo. «Non è così, Markus?» Sorrise di scherno, gli occhi puntati in quelli dell’altro e Magett capì che si stava riferendo a sua sorella, che aveva sposato il fratello di Vein. Quel matrimonio non autorizzato era uno dei motivi per cui le casate Goldwin e Vein si odiavano.
     «Schifoso figlio di…» l’ambasciatore Markus strinse le labbra e in contemporanea batté un pugno sul tavolo. Era scattato in piedi, ma il suo orgoglio di Vein gli impediva di farsi sfuggire insulti diretti a qualcuno secondo lui di rango inferiore.
     «Lord Markus, Vincent, ora basta». Fu Garen Silver a rimettere ordine, di nuovo. «Markus, siediti. Non è tempo di diverbi. Siamo qui per parlare di questioni serie che riguardato tutti noi. Inoltre, interrompere il vostro re non è da signori cortesi».
     «Esatto, Silver, mi hai strappato le parole di bocca». Darren Wallace rise in modo sgarbato. «Perciò sentiamo qual è questa delicata questione».
     «Wallace!» tuonò Aaron Kart. «Lord Silver ha ragione. Non osare deridere il re, altrimenti ti stacco quella maledetta testa». Gli occhi chiari di Kart lanciavano fiamme gelide. Si vedeva che era in procinto di esplodere e Magett sapeva che dalla sua furia non ne sarebbe derivato nulla di buono.
     Allora capì che era il momento giusto per intervenire: «Mio lord Silver. Hai tu la lista».
     Il primo consigliere tirò fuori un foglio di pergamena. «Eccola, sire».
     «Bene, allora se avete finito di… scherzare, possiamo passare alle questioni importanti. Come tutti sapete, mia sorella     Meinit sta venendo a corte dietro mio ordine, all’alba mi è giunta la notizia che lei e la sua scorta si trovano a due giorni di viaggio».
     Victor Goldwin batté un colpetto sul tavolo per richiamare l’attenzione: «Se non sono indiscreto, sire, si potrebbe sapere il motivo per cui la principessa ritorna a corte, così d’improvviso?»
     Sugli occhi di Victor c’erano furbizia e intelligenza. Magett capì che lui già sapeva e la sua domanda serviva solo per conoscere un’altra risposta.
Sostenne il suo sguardo: «Il motivo è semplice, Goldwin». Doveva dirlo, non aveva alcun senso attendere e indugiare.     «Oramai non serve a nulla nasconderlo. Lo sanno già tutti, perciò ho deciso di essere sincero almeno con voi che siete i miei consiglieri». Il suo sguardo s’incrociò con quello di Liam, che sembrava non capire.
     «Sono malato» continuò Magett. «Non vivrò a lungo. Qualche anno, cinque se sarò fortunato. E se entro questo periodo non riuscirò ad avere un mio erede, dopo di me salirà al trono mia sorella Meinit. È lei la mia erede e suo marito sarà re della capitale del nord».
     Scese di nuovo il silenzio. Nessuno sembrava sorpreso dal suo annuncio, ma tutti cominciarono a borbottare tra loro. Le parole “re” e “trono” avevano il bastardo potere di riempire le bocche di qualsiasi termine e le menti di infami pensieri, pensò Magett.
     «Ho quindi deciso, dietro saggio consiglio del primo consigliere, di dare in sposa mia sorella a colui che riterrò più idoneo a governare dopo di me. Quella» indicò la pergamena in mano a Silver, «è la lista dei migliori candidati. Con il vostro aiuto sceglierò chi tra questi può offrire di più al popolo e alle alleanze. Allora, vi sembra una questione abbastanza rilevante?»
     Nessuno parlò, ma sir Darren storse la bocca in un evidente dimostrazione di dissenso. Magett cercò di non badarci: «Lord Silver, per favore, leggi i nomi dei candidati».
     «Sì, Maestà». Garen, accanto a lui, mise davanti a sé la pergamena e si schiarì la voce. Cominciò con il suo tono basso e freddo: « Sir Godric Ruyn, primogenito ed edere di Lord Frederick Ruyn. Ryall Silver, erede della Terra d’argento. Julien Harbour, principe ed erede di Porto nord. Roland Goldwin, primogenito di Lord Goldwin e…». Lord Silver si fermò. Fissava il foglio come ci fosse su scritto il nome del dio del male. «E… William Krown, principe della capitale del nord».
A quel punto Magett vide Liam balzare in piedi di scatto: «Cosa? Io dovrei sposare Meinit?» I suoi occhi lampeggiavano d’ira.
     «No, fratello. Ho solo preso in considerazione il suo nome» spiegò Magett per calmarlo. «In quanto Krown, hai il diritto a un matrimonio degno del tuo rango e anche Meinit. Perciò…».
     «No! Io non sposerò mai tua sorella».
     «Nostra sorella» lo corresse Magett. Si guardò attorno e vide sir Darren bisbigliare all’orecchio di Markus Vein. Liam era così vicino a loro, eppure non se n’era accorto da quanto era infuriato. Aveva già detto troppo.
     «Io un candidato…» sibilò Liam storcendo la bocca in una smorfia di disgusto. «Stai scherzando, vero Magett?»
     «No, non scherzo. Ora siediti fratello».
Per qualche secondo rimasero a fissarsi negli occhi, mentre intorno l’atmosfera si faceva carica di tensione.
     Resta al tuo posto, Liam» ripeté. «Ne parleremo in privato».
Suo fratello lo guardò con rabbia, ma obbedì. Si sedette rigidamente, distogliendo lo sguardo da lui.
     «Allora… adesso, miei consiglieri, sapete i nomi dei candidati. Quali sono i vostri consigli?»
     Fu Alan Riswell, comandante dell’esercito, a parlare per primo: «Daresti davvero il trono a un Harbour, sire?» Nel suo tono c’era disapprovazione; Magett se ne accorse, ma finse di non aver sentito.
     «Sì, consigliere Riswell, darei il trono a un Harbour. Non abbiamo alcuno screzio con i principi di Porto Nord».
     «E per quale motivo dovremmo accettare un Harbour sul trono dei Krown?» domandò Aaron Kart.
Magett non poté fare a meno di constatare che Harbour era il candidato a cui tutti sembravano ostili. Solo Lord Braxton, accanto a lui, taceva e aveva uno sguardo rassicurante.
     «Per lo stesso motivo per cui io, della casata Krown, lo accetterei» rispose a Kart. «Alleanza. Pace. Non sono buoni motivi?»
     «Non penso bastino, sire» s’intromise Victor Goldwin. «Perdonami, ma non vedo come un’alleanza con gli Harbour possa giovare al regno».
     Magett fissò lo sguardo negli occhi freddi di Victor. «Porto nord ha uno sbocco sul mare. Questo significa commercio e navi e gli Harbour sono buoni navigatori, nonostante i loro mari aspri. E inoltre possiedono una ben più che discreta rete di scambi commerciali con il sud, grazie ai loro lunghi viaggi in mare aperto con le loro possenti navi». Fece una breve pausa per di essere ascoltato. Era importante che capissero, tutti, per il bene del regno. Poi continuò, cercando di suonare convincente: «Gli Harbour non ci sono mai stati molto ostili, non negli ultimi cinquant’anni. Un’alleanza con loro ci offrirebbe ricchezze, che potremmo contraccambiare equamente con il prezioso acciaio dei Silver».
     Guardò di sottecchi Lord Silver, che sembrò non esprimere alcuna emozione discordante, ma una muta rassegnazione.
Allora continuò: «Gli Harbour sono eleganti, raffinati e colti, come l’ambasciatore Nikolas può dimostrare. E penso siano propensi alla pace tra i nostri regni, di certo più dei Roen».
     Lanciò uno sguardo a Markus Vein, che lo guardò male ma
     «Julien Harbour non è il primo dei candidati nella tua lista, eppure stai parlando solo di lui» fece notare Alan Riswell.
«Sì, hai ragione. Ci tenevo a sottolineare che non cederò il titolo di mio erede per forza a un lord di questo regno e, nonostante non sia il primo scritto nella lista, il principe Julien è il primo fra i candidati come importanza di titolo».
     A quel punto Liam si alzò con furia, batté entrambi i pugni sul tavolo: «Quindi sarebbe lui il candidato con il titolo più importante».
     «Liam…».
     «No, Magett, ho capito benissimo». Il suo tono era gelido, come il suo sguardo quando lo sollevò su di lui. I suoi occhi sembravano neri; suo fratello fumava di rabbia.
     Batté di nuovo i pugni sul tavolo, con forza, tanto che Magett vide del sangue fuoriuscire dalle nocche scorticate. Fece per alzarsi, ma Liam scaraventò a terra la sedia e se ne andò dalla sala. Lord Silver si schiarì la voce per spezzare la tensione, ma lui continuava ad avvertirla comunque; era pesante, insostenibile. Si alzò a sua volta: «Miei lord, la riunione è conclusa. Riprenderemo la questione domani».
Non aspettò risposta e corse dietro a suo fratello.

                                                                                               div2

Mey tirò più forte le redini un attimo prima di spuntare dalla vegetazione. Il sole la inondò del suo calore freddo, il vento le sferzò i lunghi capelli.
     La giumenta bianca si arrestò di colpo, a pochi passi dal margine del declivio, spingendo con gli zoccoli alcuni sassolini che rotolarono giù per il pendio. Mey guardò in basso. Non temeva l’altezza, anzi le piaceva il senso di vuoto che provava ammirandone il rischio; era un vuoto più colmo di sensazioni di quanto potesse essere il resto della sua vita.
     Si trovava in cima a una collina; poteva vedere la foresta che la circondava, in basso e tutt’intorno, immensa e scura. Il sole grigio lanciava deboli raggi sulle chiome nere, donando loro dei pallidi riflessi argentati.
     Da quell’altura poteva vedere tutto: il fiume che scorreva in mezzo alla foresta, alcune miglia più avanti, il ponte dei castori più a ovest e i resti del villaggio di Elber, dov’erano diretti.
     In lontananza si vedeva il castello, sulla sommità di un’alta e ampia collina, con le sue torri alte e massicce, quelle più snelle slanciate verso la volta cupa del cielo, e le quasi indistinte mura merlate. Da quella distanza i dettagli sembravano confondersi, ma Mey li ricordava bene. Per questo poteva vedere; era tutto impresso nella sua mente.
     Il paesaggio appariva freddo, quasi tetro, su uno sfondo pallido di primo mattino che richiamava l’inverno ostinato; ma, a suo modo, la principessa lo trovava affascinante, perché ammirarlo da lassù era tutt’altra cosa. Aveva un sapore di libertà.
     Un rumore di zoccoli annunciò che il suo seguito la stava raggiungendo, ma non si mosse. Voleva stare ancora un po’ a osservare quella veduta, che sapeva di nord, di primavera ancora tarda e di casa.
     Inspirò a fondo l’aria gelida, tirando le labbra in un sorriso forzato. Sì, era tornata.

* * *

«Quanto manca al castello, sir Rudolf?»
     Il cavaliere si avvicinò, in sella al suo palafreno grigio fumo. Sulle sue labbra sottili apparve un sorriso. A mano a mano che si avvicinavano al castello, il suo umore migliorava ed era sempre più disposto a fare conversazione; così Mey cercava di sfruttare questo a suo vantaggio per carpirgli, di tanto in tanto, qualche informazione.
     «Dovremmo arrivare entro un paio d’ore, principessa» rispose sir Rudolf.
     Mey sospirò: «Sembrava più vicino. Dalla collina si vedeva così bene».
     «Vero, Altezza, ma non siamo ancora arrivati. Comunque entreremo tra non molto nei confini del castello».
La principessa si guardò attorno. Cominciavano già a vedersi i primi villaggi: poche casupole di legno immerse tra la vegetazione. Erano i resti del villaggio che aveva potuto notare dalla collina: Elber, un tempo una magnifica città sulla collina, che si estendeva lungo tutta la foresta.
     Indicò un gruppo di persone intento ad abbattere un albero: «Quella gente. Sono anche loro parte del regno del nord?»
     Il cavaliere annuì: «Sì, Altezza, ma sono sotto la giurisdizione di lord Rud».
     Mey si accigliò: «Chi è Lord Rud? Non ho mai sentito il suo nome».
     «Non mi sorprende, mia signora. Quello dei Rud è un umile castello al di là di questo bosco. Egli non sa nemmeno che esistano questi villaggi».
     «Come? Non si prende cura della sua gente?»
     Sir Rudolf scosse la testa: «Anni fa, quando ancora regnava tuo padre, lord Rud cedette queste terre ai Kart in cambio di denaro. I Kart inizialmente accettarono, poi quando vennero qua si accorsero che era tutto un inganno. Non c’è niente in queste terre che valga nemmeno un pezzo di rame, figurarsi dell’argento».
     «Perciò questa gente…»
     «… è abbandonata. Sì».
     Meinit non nascose la sua perplessità. «Come può mio fratello permettere questo?»
Il cavaliere distolse lo sguardo da lei e lo puntò all’orizzonte, dove la stradina di terra battuta si srotolava come un serpente in mezzo agli alberi.
     «Sir, rispondi». Mey lo vide prendere un profondo respiro. Sembrava stesse per dire qualcosa di sgradevole. «Principessa, il re non sa nulla di quello che succede qui. Questi villaggi fanno parte del regno, ma non sono sotto la sua giurisdizione».
     «Perciò lui non può fare niente». Ora cominciava a capire.
Stavano oltrepassando delle case che parevano ancora più povere. Qualche bambino visibilmente denutrito camminava qua e là, ma erano l’unica traccia di vita che potesse dare un po’ di speranza.
     «Non è possibile che queste persone debbano vivere così. Perché nessuno glielo dice? È giusto che il re sappia, anche se non può farci nulla.» Si rivolse al cavaliere, che storse il naso. «Con tutto rispetto, Altezza, chi pensi voglia assumersi una responsabilità così grande?»
     Mey stava per ribattere che poteva farlo lui, ma un sibilo vicino catturò la sua attenzione. Accanto a lei, Sir Rudolf si mise in allerta. Si guardò intorno, poi si volse indietro: «Tutti fermi!» ordinò ai soldati della scorta.
     «Cosa succede?» Mey non vedeva nulla di strano.
     «Quel sibilo mia signora…» Il cavaliere non riuscì a finire la frase. Lei vide il palafreno grigio crollare a terra e sir Rudolf seguirlo con un gemito di sorpresa.
     Urla risuonarono da dietro la colonna: «Frecce!»
     «Tutti giù!»
     «Le armi! Brandire le armi!»
Mey tirò con uno strattone le redini, cercando di trattenere la sua giumenta, che scalciava terrorizzata. La cavalla voleva andarsene, doveva sentire la sua paura, così Mey tentò di calmarsi nonostante le frecce che sibilavano tutt’intorno.
Tenne la testa bassa, sperando che non la colpissero, ma presto fu difficile mantenere il controllo delle redini.
«Sta buona, Isil, ti prego sta buona». Carezzò la sua criniera abbandonando il volto sul suo collo; sentiva un cupo terrore possederla, le mani le tremavano. Mey si rese conto che presto avrebbe perso il controllo. 
Non sapeva cosa fare. Cercando di allontanarsi, correva il rischio di rimanere ferita da una freccia. Restando lì…
     «Principessa!» Una voce urlò a poca distanza da lei. Mey si guardò intorno, la testa ancora abbassata. Vide una mano che si alzava dalla polvere, sollevata dalla marea di zoccoli in tumulto.
     «Sir Rudolf!» Il cavaliere riemerse da sotto il suo cavallo. Era sporco di sangue sulla tunica; doveva essere ferito. Meinit incrociò il suo sguardo preoccupato.
     «Devi andartene, principessa» le urlò, mentre afferrava le redini di un cavallo imbizzarrito. «Fuggi! Mettiti in salvo!»
Lei si guardò intorno; i soldati combattevano contro un nemico invisibile, probabilmente nascosto tra gli alberi attorno a loro. Le frecce volavano, come una tagliente pioggia letale, e spaventavano i cavalli che finivano per disarcionare i loro cavalieri. Molti, infatti, erano a terra, gemevano e c’era sangue ovunque.
     Mey cercò di nuovo con lo sguardo sir Rudolf ma non lo vide. Cosa doveva fare? Per un attimo si sentì bloccata, come congelata. Non riusciva nemmeno a muovere le mani per tenere le redini. Non poteva ragionare lucidamente, era come in preda al panico.
     Poi vide un cavallo venire verso di lei. Le appariva sfocato ma distinse il cavaliere in sella. «Sir Nolan» sussurrò. Si riscosse e il sibilo delle frecce, unito al cozzare delle lame che fendeva l’aria, penetrò nella sua testa.
     Nolan Bastian veniva verso di lei. Stava arrivando a salvarla. In quel momento una freccia sibilò sopra la sua testa. Mey si abbassò, le sue labbra andarono a sfiorare la ruvida criniera di Isil.
     Sollevò lo sguardo, con il cuore che le batteva forte nel petto e vide con sgomento che Nolan era stato colpito. La freccia spuntava dalla sua spalla e lui era accasciato sul cavallo. Le sfuggì un grido soffocato e proprio allora la sua giumenta iniziò a correre.

                                                                             

div2

Raggiunse Liam fuori nel corridoio, oltre la sala dove si riuniva il concilio. Gli urlò di fermarsi, perché voleva parlargli, ma lui continuò a passo veloce in direzione della sala del trono.
     Si vedeva la rabbia dai pugni serrati lungo i fianchi, i capelli spettinati come se si fosse passato più volte le mani tra i ciuffi ribelli una volta uscito dalla sala. Ma, più di tutti, era la spada che portava al fianco a comunicare la sua collera.
Aveva portato un’arma nella sala delle riunioni, dove le armi non erano ammesse. Perché l’aveva fatto?
     Magett scosse la testa, pensando tra sé che Liam doveva essere già arrabbiato ancora prima di sedere al tavolo del concilio. Probabilmente era colpa del suo rancore, che ogni tanto emergeva nei meno opportuni.
     Si fermò un attimo per respirare. Correre non gli faceva bene, dopo la debolezza che si era trascinato dietro dall’inverno. Si passò una mano fra i capelli, ignorando il dolore pulsante alle tempie. Sentiva il cuore battere sullo stomaco e la nausea salire, ma riprese a camminare.
     La sala del trono era vuota e immersa in un silenzio reverenziale. Fioca luce penetrava dalle alte finestre, sottili fasce colorate dai vetri azzurri e oro provenienti dal sud. La luce illuminava solo parzialmente la sala, andando a colpire la metà del trono che era vuota. Nel lato in ombra sedeva Liam. Suo fratello aveva lo sguardo perso nel fondo della sala e nei suoi pensieri forse troppo distanti, per lui irraggiungibili.
     Si fermò ai piedi del trono, una mano premuto sulle costole cercando di attutire le dolorose fitte che lo trafiggevano.
Restarono così per lungo tempo, in silenzio, senza nemmeno rivolgersi uno sguardo o una parola. Liam era assorto nella contemplazione di se stesso seduto sul trono; la soddisfazione e la rabbia che si leggevano sul suo volto erano talmente vividi che Magett poteva percepire un’aura di ostilità esplosiva attorno a loro, come se stessero entrambi per scoppiare.
     Alla fine fu Liam a prendere la parola per primo, con una voce tremante che fece fatica a riconoscere: «Tutto questo… ora lo vedo. Doveva essere mio. Te ne rendi conto fratello? Tu hai rubato il mio legittimo posto e ora sei qui, a comandarmi». Il suo tono sputava disprezzo come fosse un veleno in grado di ucciderlo, ma lui non si lasciò toccare dal suo grondare di rabbia.
     «Liam, io non ti ho rubato niente, perché non vuoi capire che tutto quello che ho fatto…»
     «Taci!» Suo fratello si alzò di scatto dal trono. I suoi occhi erano iniettati di sangue, preda di una furia cieca.
     «Tu non puoi dirmi cosa fare, capito? Non ne hai il diritto».
     «Sì, invece» ribatté, «ma non ho intenzione di farlo».
     «E allora perché mi hai fatto questo?» Liam aveva un tono isterico; sembrava fuori di sé. «Perché c’era il mio nome in quella lista?»
     «Liam…». Si avvicinò di un passo, ma si bloccò vedendo la sua espressione di minaccia.
     «Voglio la verità. Dimmi per quale motivo c’era il mio nome tra i candidati. Non credo tu voglia farmi sposare tua sorella, perciò dimmi perché».
     «Liam, ora calmati». Alzò le braccia davanti a sé in segno di resa, mentre l’altro posava le dita sopra il pomo della spada. «Quella lista… sono solo dei nomi, va bene?» continuò cercando di alleggerire la conversazione. «Non è niente di così importante, che il tuo nome ci sia. Meinit è anche tua sorella, siete entrambi Krown, per questo ho pensato che tu potessi essere una buona scelta».
     Cadde di nuovo il silenzio, reso pesante dai loro respiri densi e irregolari. Suo fratello lo fissava con le sopracciglia incurvate dal sospetto, ma aveva la sensazione che stesse prendendo in considerazione le sue parole, così trasse un respiro e continuò: «Liam, io non intendevo recarti alcuna offesa quando ho detto che il principe Harbour è il candidato di rango superiore. È solo la verità. Tu sei un principe Krown e non sei meno importante qui al Nord, ma Julien Harbour è un principe ereditario».
     «Sì, di Porto Nord. Un pezzo di costa rocciosa e congelata». Liam scosse la testa, alzando gli occhi al soffitto, ma la sua rabbia sembrava lentamente sbollire.
     Magett abbassò le braccia, ma fece un passo indietro. «Porto Nord è nostra alleata, è importante mantenere buoni rapporti con il principe».
     «No, non è questo il punto» lo interruppe.
     «Invece sì. Tu non capisci quanto sia importante per me la sicurezza delle nostre sorelle». Lo guardò con rimprovero. «E anche la tua. Io mi preoccupo per te. Come pensi che l’avrebbero presa i lord consiglieri se io non ti avessi considerato come un buon candidato per…»
     «Non m’importa» lo zittì Liam. Scese le scale di marmo e lo superò. Magett si volse per guardarlo, ma lui gli voltò le spalle. «Possono pensare ciò che vogliono. Io sono il loro vero re. Dovrebbero trattarmi con più rispetto».
     «Se non rispetti loro, non puoi aspettarti riverenza, Liam. Sono signori di terre e castelli, non contadini. Esigono rispetto come lo esigi tu».
     Liam si volse, e gli lanciò un’occhiata di puro disprezzo: «Loro sono dei deboli, proprio come te. Sanguisughe pronte a leccare dove spremi sangue sporco; in fondo non sono diversi dai mercenari, con la differenza che lo fanno anche per orgoglio».
     Magett capì di dover tacere. Le parole del fratello lo costrinsero ad abbassare la testa, per quanto pesavano; erano forti come macigni e gli gravavano sul petto. “Loro sono deboli, proprio come te”. Quella constatazione era più dolorosa delle fitte allo stomaco e delle febbri che gli cuocevano il cervello, perché erano vere e dette da colui che un tempo era suo fratello.
     «Io non ho mai avuto intenzione di farti del male, Liam». “Perché tu sì, invece?”, pensò con amarezza.
     «Certo. E allora perché non fai che umiliarmi?» Si voltò di nuovo e fece per andarsene, ma lui lo trattenne.
     «Non era mia intenzione, te l’ho detto. Volevo solo…»
     «Basta». Liam si scrollò la sua mano di dosso. «Non inventare scuse, Magett, non ho voglia di sentirle». Avvertì una nota di  tristezza nella sua voce, come se quel sentimento avesse alla fine prevalso sulla rabbia.
     «Liam, perché volerti umiliare? Tu sei mio fra…»
     «No!» lo interruppe bruscamente voltandosi di colpo.
     «Non dirlo, perché non è così. Pensi davvero che io non lo sappia?»
     Magett aggrottò la fronte, tentando di ignorare il nodo che gli stringeva la gola: «Di cosa stai parlando?»
     «Della lista, dei candidati. Pensi che non sappia la verità? Io non sono uno dei tuoi stupidi lord, Magett, a cui puoi raccontare ciò che vuoi. Io so tutto».
     «Tutto cosa?»
     «I nomi su quella pergamena. Sono una farsa, non è vero? Quella non è la lista dei candidati. Sono i nomi di coloro che tu hai già scartato».

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Grazie per la lettura! ^^ Non dimenticate di lasciare un commento e se volete potete lasciare un votino al blog. 😉
Alla prossima! 

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– Lady Erin Wings Krown.


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“L’undicesimo re” di Irene Sartori è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


COMMENTI SULLA PAGINA ELIMINATA:

Lascio qui sotto gli screen con i commenti di Alice Jane Raynor, e La Corte che ringrazio entrambe di ❤ . Ho deciso infatti di eliminare le pagine dedicate ai primi tre capitoli, perché creavano confusione. Per ingrandire cliccate le immagini.

Alice dice del secondo capitolo…

commenti su cap2 #1

Lex del blog La Corte dice del secondo capitolo

commenti su cap 2#2commenti su cap2#3commenti su cap2#4

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37 pensieri riguardo “L’undicesimo re – Capitolo 2 – Frecce nella foresta

  1. Ciao!
    Avevo salvato e gia’ letto entrambi i capitoli di questa storia ma non avevo avuto il tempo di recensirla.
    Devo dire che ho capito gli avvenimenti e l’importanza di essi. I personaggi principali cominciano a prendere rilievo sugli altri nomi. L’unica cosa che mi mette in difficolta’ sono le parentele, ti giuro che, ora che ho riletto il capitolo per poter lasciare una recensione degna di una storia cosi’ curata, continuo a pensare “Qua ci sta un incesto da qualche parte solo che non capisco dove”. XD
    Probabilmente sono io che devo ancora familiarizzare con gli intrecci e sicuramente, se continuerai e spero che lo farai, capiro’ meglio chi e’ chi.
    Io, non so perche’, ma ho come l’impressione che Magett si voglia sposare la sorella per cercare di incintarla il prima possibile :’)
    Ma io sono strana e penso sempre cose strane, soprattutto perche’ non ho nemmeno la certezza che siano davvero fratelli.
    A presto 🙂

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    1. Ahahah 😀 mi hai davvero fatto sorridere… Tranquilla, non sei strana e non lo sarebbe nemmeno un incesto… Capirai perchè XD.
      Sì, Magett e Mey sono fratello e sorella. Finora non sono stata molto chiara, comunque se andrai avanti con la lettura chiedi pure per qualsiasi cosa se non capisci. 😉
      Ti ringrazio tanto per la lettura, per me è davvero importante. 🙂
      Ma certo che continuerò! Ho già in mente la maggior parte della trama. 😉 Alla prossima!

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  2. La riunione di consiglio è descritta davvero bene, mi piace il tuo modo di scrivere, perché attraverso una serie di punti di vista tu costruisci lo scenario dell’azione, nella mente del lettore, almeno nella mia, gli altri lettori non so se subiscono lo stesso effetto.
    Inoltre apprezzo modo il tuo modo ironico di far sorridere anche in mezzo a scene importanti -Le parole “re” e “trono” avevano il bastardo potere..- spettacolo!
    E poi ci sono alcune scene che con poche parole ti proiettano nel racconto come in un film -La giumenta bianca si arrestò di colpo, a pochi passi dal margine del declivio, spingendo con gli zoccoli alcuni sassolini che rotolarono giù per il pendio-
    Sei brava secondo me, ed hai talento. In quanti generi sei portata?
    domandina: ma in questa frase è suo o tuo? -No, fratello. Ho solo preso in considerazione il suo nome-
    Durante la discussione tra Liam e Magett mi è sembrato addirittura di sentire l’eco delle loro voci alterate, rimbalzare nella sala grande, tipica dell’epoca.
    Riprendendo il discorso di Genny, ammetto che anche io sono rimasta un tantilello confusa. Sono giunta alla conclusione che Liam e Mey siano fratello e sorella metaforicamente. no?

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    1. Sì, penso di doverlo chiarire. Magett, Liam e Mey sono fratelli. Mi dispiace che ci sia un po’ di confusione, cercherò di stare più attenta in futuro.
      Mmh… tuo o suo? suppongo che sia tuo, e che quello sia un dannato refuso 😀 grazie mille per averlo segnalato, così posso correggere… sono allergica ai refusi, ma purtroppo qualcuno me ne scappa lo stesso.
      Sono veramente contenta che ti piaccia il mio modo di scrivere ❤ mi sento resuscitata dopo il caldo di oggi… e sono ancora più contenta che quella frase faccia sorridere, perché era il mio intento. L'ho inserita perché temevo che il capitolo potesse essere troppo noioso, oltre che lungo 😀 così ho cercato di inventare una frase che fosse divertente e avesse un senso. A quanto pare ci sono riuscita… che felicità!
      Comunque io scrivo prevalentemente fantasy/classico/epico e le sottocategorie (urban fantasy ecc.). Mi piace molto anche il gotico, anche se non mi sono ancora cimentata, ma è un genere che sperimenterò presto. Scrivo anche horror/thriller e drammatico/romantico. Insomma, sperimento un po' tutto, ma come "bravura" penso di essere più portata per il fantasy perché ho letto più libri.
      Ti ringrazio davvero tantissimo per esserti dedicata a una lettura così lunga, forse un po' noiosa. ❤
      Spero deciderai di andare avanti, anche se la storia è abbastanza lunga.
      Buona serata! ^^

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  3. Eccomi qui per lo scambio! Molto bello anche questo capitolo,. fra consigli reali e discussioni ce ne sarebbe da discutere per settimane XD e poi tu scrivi benissimo, in modo da trascinarmi nell’ambientazione e anche in un certo qual modo realistico ^^ quindi nulla da dire, se non bravissima 😀

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  4. Sono tornata! Ecco che quindi ho letto con interesse crescente questo rapporto tra Magett e Liam e la rabbia di Liam per la sua presenza in questa lista! La scena della principessa sotto attacco è stata spaventosa, povera! non vedo l’ora di leggere come proseguirà e vedere che sposerà la giovane. Sempre se arriverà sana e salva al castello! 😉

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    1. Ciao 🙂 sono contenta che tu abbia letto, bentornata! Felice che ti sia piaciuto, ti ringrazio moltissimo per il commento. Ho già pubblicato anche il terzo e il quarto capitolo, se vuoi proseguire…
      Alla prossima ^-^

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    1. Grazie mille Alvise! 🙂 sono molto contenta che ti piaccia, ti ringrazio moltissimo per la lettura e per i complimenti. Ho sempre pensato di essere un disastro nei dialoghi, sono felice che qualcuno la pensi diversamente

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  5. Qualche refuso qua e là che ti segnalo, a parte quello già segnalato da Sonia Esse.
    Verso la fine trovo:
    “«Basta». Liam si scrollò la sua mano di dosso. «Non inventare scuse, Magett, non ho voglio di sentirle»” e dovrebbe essere “non ho voglia”.
    E poi alla fine:
    “Sono una farsa, non è vero? quella non è la lista dei candidati. Sono i nomi di coloro che tu hai già scartato»” dopo il punto interrogativo andrebbe “Quella” in lettera maiuscola.
    Detto ciò la storia si fa interessante e intricatissima. Credevo che il povero re sarebbe stato accoppato già alla fine di questo capitolo. Credo che i suoi “cinque” anni di vita in prospettiva andranno a ridursi presto.
    Se posso darti un consiglio cerca di produrre una mappa dei regni perché sarebbe alquanto interessante poter avere un confronto visivo su questa scelta all’erede. E poi perché una mappa è pur sempre una mappa ^^
    Credo che Mey sia il personaggio più interessante e più ricercato sinora.
    Buono lo stile descrittivo e veloci i dialoghi. Il capitolo è andato giù molto rapidamente e per questo posso solo farti i miei complimenti!

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    1. Ciao ^^ grazie mille, sei molto gentile a continuare la letture e a commentare. Grazie per la segnalazione dei refusi, purtroppo qualcuno me ne scappa sempre.
      Grazie davvero^^

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  6. Ciao 🙂 Anche questa seconda parte del racconto mi sembra alquanto scorrevole. I personaggi sono ben descritti, anche se io ho una preferenza per Mey. Come ti ha fatto notare qualcun altro, la trama sembra bella complessa (te l’avevo già detto un privato su facebook): occhio a non essere troppo confusionaria.
    A presto 🙂

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    1. Grazie mille Andrea, sì infatti sto cercando di prestare molta attenzione alla trama, per non confondere e confondermi.
      Contenta che tu preferisca Mey 😉 come molti altri lettori.
      A presto ^^

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  7. Ho atteso di leggere anche il secondo capitolo prima di esprimere un’opinione… Premetto che sono un appassionato di Fantasy sin da bambino, quindi ho dei riferimenti ben precisi in tal senso. Avevo 14 anni quando lessi “Il Castello di Otranto” di Walpole Horace (a mio avviso tra i più significativi e sublimi esempi di letteratura gotica mai scritti), per poi incontrare Tolkien e i suoi Hobbit, i suoi elfi, Gandalf e tutta la compagnia, che oggi il mondo intero conosce (più per i film che non per i libri, concedimelo) e capire una volta per tutte di appartenere al segmento di letteratura più affascinante che esista: quello Fantasy per l’appunto. Anche io poi, come del resto milioni di adulti fatti, sono inciampato sulle avventure del maghetto più famoso al mondo, Sir Harry Potter. Nel mentre, centinaia di titoli più o meno significativi… Oggi seguo con un certo interesse Pittacus Lore e i suoi numeri e la saga di Magisterium di Holly Black e Cassandra Clare. Sto divagando. Come sempre. Chiedo venia… Ad ogni modo, quanto letto di te finora mi piace. Intrigante la trama, che va via via sviluppandosi con la giusta alchimia di tensione e aspettativa. Ben costruiti i dialoghi, che scivolano in una lettura dinamica e ritmata ed è un’ottima cosa (io dò molta importanza al dialogo perché, checché se ne dica, resta e resterà SEMPRE, l’anima di un romanzo/racconto). Mi piacciono anche le atmosfere finora vissute – nella mia mente, è ovvio. C’è però una nota, che per onestà intellettuale mi sento di fare. Riguarda le parti descrittive, la voce narrante. Ecco, non l’ho trovata spesso in questi due primi capitoli e un po’ m’è dispiaciuto, perché avrebbe arricchito di dettagli l’ambientazione e dato modo al lettore di spingersi oltre con l’immaginazione. Ripeto: è una mia personale opinione che, a quanto ne so, potrebbe rivelarsi errata con il proseguo della lettura, perché intendo procedere con il terzo capitolo ora. 🙂

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    1. Non posso che ringraziarla di cuore per la lettura e il commento ^^ ed è un vero piacere essere letta da qualcuno ce se ne intende certamente più di me. Io amo il fantasy alla follia, ma purtroppo non ho ancora letto abbastanza. Essendomi sempre impegnata con saghe molto lunghe, devo ancora impegnarmi con romanzi fantasy più classici e mi sto solo ora avvicinando al meraviglioso genere gotico. Per quanto riguarda la nota sulle parti descrittive ringrazio molto per avermelo fatto presente. 🙂 Apprezzo la piena sinceramente e soprattutto le critiche costruttive e le opinioni approfondite.
      Ancora grazie ^^

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  8. Confermo la mia prima impressione su quanto ho detto nel primo capitolo. La riunione del consiglio, le battute tra i vari signori, l’arroganza e in generale il tono mi ha ricordato Game of Thrones o meglio Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Insomma, Mey è l’erede al trono in quanto suo fratello, non sposato, non ha figli (Robb Stark – Sansa Stark). E tutti adesso vogliono impalmarsi la poverina per la sua eredità, di sicuro tra di loro ci sono anche dei viscidi. Tra i pretendenti scelti dal Re c’è anche il fratello Liam – quindi Incest (famiglia Targaryen/ Cersei e Jamie Lannister) Sì lo so sono un po’ una fanatica, ma mi sono accorta di questi dettagli perché anch’io prendo Martin ad ispirazione per le mie storie.
    Questa è davvero una perla, complimenti.

    ML.

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    1. Ti ringrazio molto, certo se assomiglia troppo mi dispiace, non posso di aver preso ispirazione, perciò credo di averlo fatto involontariamente e comunque più avanti dovrebbe diventare più originale. Che tu la definisca una perla per me è una gioia immensa ^^ grazie davvero

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  9. Decisamente ben scritto e avvincente.
    Bravissima☺️
    La confusione dei nomi e del patentato ci sta, serve per voler andare avanti e dissipare la nebbia. Ancora complimenti 👍
    P.s.: Ci ho messo un po’ ma ora mi metto in pari 😜

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  10. Capitolo avvincente ! Mi spiace per il re, sembra avere davvero a che fare un consiglio ostile e un fratello decisamente intrattabile. Riuscivo quasi a sentire l’affanno e la fatica provate mentre lo inseguiva per farlo ragionare. Anche la scena dell’attacco alla principessa mi ha lasciato col fiato sospeso. Descrizione e narrazione, dialoghi …tutto si fonde in modo equilibrato. I personaggi spiccano, vividi nel loro agire … potrei solo consigliarti di aggiungere per ognuno una caratteristica, un dettaglio, di modo che sia più facile per il lettore ricordarseli e distinguerli. Brava, brava, brava, pian piano mi leggo tutti i capitoli *-*

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