Le lune di Chantel – capitolo 5 (seconda parte)

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LldC - copertina 7

Capitolo 5, parte seconda
L’ultima casa di Blake Street

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Anche il giorno dopo pioveva. Eppure, quando si svegliò, Sherry trovò una BMW 4 cabrio fuori dal cancello, come promesso.

Corse fuori sotto la pioggia, uscì in fretta dal cancello. “Oh, cavoli”. L’auto era bianca, luccicante delle gocce, che continuavano a cadere lacrimando come diamanti.

Non avrebbe mai pensato che suo padre le comprasse un auto del genere. Bella sì, ma una BMW? Il tettuccio era rigido, notò. Un dettaglio non indifferente. Non se ne intendeva molto di macchine, ma quella sembrava davvero speciale. Sorrise al pensiero di suo fratello che l’avrebbe vista arrivare su un auto del genere.

Si avvicinò, a bocca aperta. Dall’auto uscì un ragazzo. Doveva avere sui trent’anni. Certo, doveva essere quello che l’aveva portata fino a lì. Da quant’era che aspettava là fuori? “Papà deve averlo pagato per bene”, si disse. Non le piaceva però, l’idea che uno sconosciuto fosse stato sulla sua macchina prima di lei.

«Salve signorina Moon». La salutò lui cordialmente.

«Buongiorno».

«Questa è una BMW serie 4 cabrio, con hardtop e satellitare inclusi».

“Certo, lo vedo che è una BMW”, pensò nervosa, ma cosa diavolo era l’hardtop?

«Il tettuccio rigido, signorina Moon» spiegò il ragazzo prima che lei potesse chiederglielo.

«Okay». Stava per dirgli che potevano entrare, se doveva dire altro. Pioveva, ma a quello sembrava non interessare un cavolo.

«Queste sono le chiavi». Le porse un paio di chiavi, sorridendo.

Sherry le afferrò: «Quanto le devo?»

«Oh, nulla non si preoccupi. Ho già concluso tutto con il signor Moon».

«Bene». “E ora come diavolo torna a casa? Non mi chiederà mica di portarlo, vero?”

«Buona giornata, signorina Moon». La salutò in fretta lui. Corse verso una macchina ferma a pochi metri. Sherry non l’aveva nemmeno vista. C’era anche un carro attrezzi. “Oh, ecco come hanno portato qui la macchina. Perciò questo tipo non l’ha guidata”.

Sorrise tra sé. Quella era una buona notizia.

***

Portare la macchina in garage fu un’impresa. Sherry aveva da poco la patente e non era abituata a guidare. In pratica non lo faceva mai, perché a scuola ci andava con il bus o con Amanda.

«Maledizione!» imprecò. Forse sarebbe stata una buona idea chiedere a quel tizio che gliela portasse dentro. Ormai, però, se n’era andato.

Alla fine la BMW partì e Sherry s’infilò nel garage con le mani tremanti sul volante. “La mia auto… nuova di zecca”. Ancora non riusciva a crederci.

Uscendo da garage, però, scoprì che la BMW non sarebbe stata l’unica sorpresa della mattinata. Appesa vicino alla cassetta della posta, infatti, c’era il suo ombrello.

“Me l’ha riportato”. Lo prese, con espressione perplessa. Non si aspettava che gliel’ho riportasse subito. In fondo, pioveva ancora.

“Vicino alla cassetta della posta”. Che fosse una casualità?

Scosse la testa cercando di non pensarci. Quello era pur sempre un giorno da festeggiare. Non avrebbe dato spazio alle sue assurde supposizioni.

Più tardi smise di piovere forte. Qualche goccia continuò a cadere, perciò Sherry prese l’ombrello. Se non fosse stato sabato sarebbe andata in centro a comprare il regalo per Danny, ma aveva letto negli orari che il negozio dove voleva andare era chiuso di mattina. Un orario piuttosto insolito; comunque ci sarebbe andata di pomeriggio.

Uscì di casa con l’ombrello poggiato su una spalla. Sentiva l’odore del manico di plastica bagnata, misto a quello forte e acido della pioggia.

In fondo a Blake Street, quell’odore si faceva più forte come se lì avesse piovuto di più. “Che posto inquietante”, si disse, mentre si avvinava.

La pioggia ticchettava sull’ombrello, quando Sherry si fermò davanti al cancello in ferro battuto. Avrebbe voluto suonare, ma la curiosità la spinse prima a guardare il nome. Il suo cuore ebbe un tuffo. “Blake”.

Si sentì mancare, l’ombrello quasi le scivolò dalle mani. “Quindi è lui. B. Quello della lettera… è Harry. Blake.”

Tutto a un tratto cambiò idea. Non voleva più suonare. Nemmeno vederlo. Fece un passo indietro. Voleva andarsene da lì.

In quel momento una figura attirò la sua attenzione. Una sagoma sbiadita, dai contorni sfuocati dalla nebbia. Si aggirava per il giardino, come un fantasma; sembrava alla ricerca di qualcosa.

Sherry sentì una sensazione di freddo avvolgerla; in brivido le percorse tutta la schiena. Indietreggiò di un altro passo, quasi inciampò nei suoi stessi piedi. L’ombrello le cadde di mano e rimase aperto davanti al cancello. Non pensò nemmeno di raccoglierlo. Sherry non voleva essere vista.

Rimase per un attimo a guardare quella figura quasi eterea. Era inquietante. Poi si girò e corse via, allontanandosi in fretta dalla casa in fondo a Blake Street.

***

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Infangato, in un angolo, giaceva l’ombrello. Lo stesso che lui le aveva riportato solo quella mattina. Che genere di rifiuto era?

Il ragazzo lo raccolse da terra. Era volato fino al bordo del marciapiede, dove si era sporcato e inzuppato completamente di pioggia.

Mentre lo riportava dentro, si accese una sigaretta. Un colpo di tosse gli mozzò il fiato per un attimo, poi aspirò una bella boccata, trattenendo il fumo in gola. Tossì di nuovo.

Lo lasciò fuori dalla porta. Avrebbe aspettato che si asciugasse, prima di ripulirlo. Intanto salì le scale fino alla sua camera. Si buttò nel letto e infilò le cuffie dell’i-pod sulle orecchie. Rimase lì, immobile, a fumare la sigaretta, la musica degli U2 sparata a tutto volume.

Era ancora lì sdraiato, e fumava un’altra sigaretta, quando lo sentì.

Un tonfo, forte, improvviso. E un grido, acuto, disperato, che veniva dal piano di sotto. Talmente forte che lo sentì nonostante la musica alta.

“No”. Il cuore prese a battergli forte nel petto. Si strappò le cuffie dalle orecchie e corse fuori dalla camera, giù per le scale. E la vide. La donna. Era appesa a una corda, che pendeva a metà delle scale. Sotto di lei, ribaltata, una vecchia sedia mezza rotta.

«Ah!» La ragazzina urlava, la bocca aperta, le mani abbandonate sui fianchi. C’era qualcosa di innaturale in lei, soprattutto in quel momento.

Il ragazzo si sentì perduto. Corse giù per le scale, per poco non scivolò su un lago di sangue accanto alla sedia. Per terra, a un passo dalla ragazzina, vide un coltello. Lei sanguinava copiosamente da un braccio. Si era fatta del male perché aveva visto la donna appesa alla corda.

Lui la spinse da parte senza pensarci. Il sangue gli pulsava nelle tempie, la paura gli serrava la gola. Avrebbe potuto tirarla giù risalendo le scale e tagliando la corda, ma la caduta poteva farle male. Così prese la sedia, in fretta e furia prese il coltello, salì e afferrò il corpo inerme della donna. La tenne sollevata perché la corda smettesse di soffocarla, ma tanto era già svenuta. Che fosse morta? Non lo sapeva e non era nemmeno certo di volerlo sapere. Perché gli stava facendo questo? “Perché proprio adesso?” pensò cercando disperatamente di tagliare la corda con il coltello.

Dopo secondi interminabili ci riuscì, la corda si spezzò e il corpo della donna gli finì addosso. Il peso gli fece quasi perdere l’equilibrio, ma la sedia, per miracolo, resse.

Si lasciò scivolare a terra, abbandonando il corpo della donna. Gli mancava il respiro. Sentiva il cuore battere talmente forte che pensò di morire in quell’istante.

La ragazzina urlava ancora, continuava a strillare come una dannata.

“No! basta! No, ti prego”. Il ragazzo si prese la testa fra le mani, cercando di prendere fiato. Tossì. Aveva bisogno di una sigaretta, per placare la paura che ancora gli artigliava le carni.

Una sigaretta…

Fu in quel momento che sentì l’odore del fumo.

*** divisore2 rosa (2)

La BMW scivolava nelle vie tranquille di Rosefall. Niente traffico, non come a Estenbell. In quel momento Sherry non lo rimpiangeva per niente.

Guidare quell’auto era uno spasso. Sembrava accelerasse da sola. Così veloce, scattante, agile; e senza traffico correva che era un piacere.

Per fortuna non pioveva e il tempo rimase stabile per gran parte del pomeriggio. Sherry scoprì che il negozio era chiuso, perciò si avviò a piedi verso l’unico che conosceva dove avrebbe trovato quello che cercava, forse. Ci era stata nel suo primo giro in centro.

Entrò e si guardò intorno. Era un piccolo negozietto, appena fuori dal centro, ma faceva al caso suo. Videogiochi, pieno zeppo di videogiochi di ogni tipo.

Dietro il bancone, un ragazzo dall’aspetto di un vero nerd gli rivolse un sorriso annoiato. Non aveva l’aria di vendere molto, infatti il negozio era vuoto. A parte un ragazzo che si aggirava tra gli scaffali.

«Come posso esserti utile?»

Sherry si sentì arrossire. Non le piaceva stare in quel posto e quel tipo la metteva a disagio.

«In verità non me ne intendo molto di videogiochi».

L’altro aggrottò la fronte. «Come?»

«Devo fare un regalo» si affrettò a spiegare.

«An» il ragazzo nerd annuì. «Allora… vediamo…». Sparì dietro una porta.

Poco dopo tornò con le braccia cariche di videogiochi. Li scaricò tutti in pila sopra al bancone. «Ecco qua. Ce ne sono parecchi di interessanti».

Sherry li guardò, perplessa: «Cosa mi consigli?»

«Beh, allora…». E il nerd cominciò a stilare un mucchio di elogi e difetti dei vari giochi, come se lei ne capisse qualcosa. Cercò di ascoltare, ma davvero non riusciva a seguirlo.

«Comunque» stava dicendo sbattendole in faccia una custodia piena di nero e rosso, «questo è probabilmente il migliore per fare un regalo. Non è troppo costoso, non è difficile da giocare e nemmeno molto…»
«No. Io non lo consiglierei».

“Cosa?” Sherry fu trasportata sul pianeta Terra da un tipo appena entrato nel negozio. O era quello che si aggirava tra gli scaffali quando lei era entrata?

Il nerd aveva gli occhi spalancati. Probabilmente non avrebbe mai pensato che i suoi affari venissero sabotati da un ragazzo qualunque senza gli occhiali tondi e i capelli da sfigato.

Sherry si volse. “Oh, no”. Quello non era affatto un ragazzo qualunque. Si vedeva bene. Jeans perfetti, dovevano essere firmati, capelli biondi, corti, un po’ spettinati, sul mento l’ombra di una barba incolta molto sexy.

“Caspita”. Guardò prima l’intruso, poi il nerd. Cavoli, ora gli sembrava più quest’ultimo l’intruso.

«Che… che significa che non lo consiglieresti?»

Il ragazzo biondo sorrise: «È pessimo per i soldi che costa. E lo sanno giocare anche i bambini di dieci anni. A meno che tu non debba comprarlo per un bambino, ma non penso».

«Cosa?» Sherry si sforzò di mantenere un tono tranquillo. «E tu come fai a saperlo?»

«Non mi sembra che tu sia super ricca, non dal tuo aspetto. E le persone normali non spendono tutti questi soldi per fare un regalo a un bambino».

“O Dio… ma che diavolo?” Si guardò i vestiti. Erano… quelli di sempre. “Come “non dal mio aspetto”? persone normali? Chi si crede di essere questo qui?” Avrebbe voluto rispondergli a tono, ma Mr. Nerd si intromise: «Scu-scusa, ma… sono io quello che vende, eh?» Si rivolse al biondo, con un tono di voce antipatico.

L’altro raccolse la sfida: «Certo, scusa. Mi sembrava solo che stessi fregando questa ragazza». Gli lanciò uno sguardo di fuoco.

«Io… fregare? Quando mai!»

Sherry scosse la testa. Si trovava in mezzo ad un’assurda discussione; “un figo e un nerd che litigano su un videogame. Cose da matti…”. «Scusate voi… io sono qui per comprare un videogioco».

Mr. Nerd riportò d’improvviso l’attenzione su di lei. «Infatti, lei è qui per comprare un videogioco» ripeté in direzione del ragazzo biondo.

«Okay… dico solo che quel game non è una buona idea». Il biondo si voltò, mani in tasca, e si diresse verso l’uscita del negozio.

Sherry lo guardò sparire oltre la porta. Non ci credeva… perché diavolo si era intromesso quello lì?

«Ehi, stavo dicendo…» incominciò il nerd.

«No» lo interruppe Sherry. «Non m’interessa. Dammi questo» ne indicò uno a caso dal mucchio, «e quest’altro».

«Sicura?» Si sentì guardata come si guarda una scema. Che imbarazzo!

«Andranno bene» lo liquidò in fretta.

«Okay».

Pagò e uscì, lasciando Mr. Nerd con un’aria allibita. Fuori dal negozio, Sherry si guardò intorno. Non c’era proprio nessuno, in giro per le strade. Chissà per quale motivo si era aspettata di trovare il ragazzo biondo ad aspettarla. “Che razza di città”, pensò. “E la gente è ancora più strana”.


divisore2 (2)

Chi sarà il misterioso B della lettera? sarà davvero Harry?
E Chantel incontrerà di nuovo il ragazzo biondo, così affascinante e sfacciato? Lo vedremo presto…

Vi ringrazio per la lettura 🙂 e vi aspetto qui, su Ali di pergamena, venerdì prossimo con la sesta puntata.

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