Romanzo a puntate: Le lune di Chantel

Chantel Moon è una bellissima ragazza di diciassette anni, che abita nella città (immaginaria) di Estenbell e frequenta il liceo Esten Charmwey’ school.                                                                                     

Quando l’edificio chiude a seguito dell’omicidio della moglie del preside Charmwey, Chantel è costretta dai genitori a trasferirsi in un’altra città per completare gli studi, lasciando così le sue amiche e il “mondo” che finora aveva conosciuto per catapultarsi in una città completamente diversa.

LldC - copertina 7

CAPITOLO 1 – Sherry

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Era, forse, la prima volta che uno studente si metteva al lavoro per aiutare quella vecchia scuola. Inutile dire che il liceo Esten Charmwey’ school non era amato proprio da nessuno, più o meno come molte scuole, anzi era particolarmente odiato.

Sherry osservava, con il solito cipiglio perplesso, il lavoro di quei poveri studenti affaccendati per far riaprire quella maledetta scuola.

«Non capirò mai perché insistano così tanto» dichiarò scuotendo la testa.

«Solo perché non hanno altro da fare» affermò Julia Evans, che era accanto a lei. Portava la sua borsetta rosa abbinata con le scarpe con tacco e l’elastico rosa shocking che le teneva legati i folti capelli castani in un elegante coda alta.

«Perché cercare di capirlo se possiamo fregarcene e andare a fare shopping?»   Amanda Westking, in quanto a fronzoli e confetti, non era da meno. Solo che lei preferiva il viola al rosa, e in effetti Sherry doveva ammettere che le donava parecchio.

«Shopping? Ora?» Julia aggrottò la fronte, ma un sorriso accesso spiccò sul suo volto a cuore. «Io ci sto!»

Amanda si volse verso di lei, ma Sherry non la degnò di uno sguardo. Andare a fare shopping con Amanda Westlake era sempre uno sfinimento, e finiva sempre per comprare lei tutto quello che Sherry adocchiava.

Dall’altra parte della strada, un gruppo di ragazzini distribuiva volantini per raccogliere fondi per la scuola. Quel liceo orrendo, vecchio, dove nessuno amava stare. “Che pena …”.

Si trovavano appena fuori dal cortile, dove era appeso dal giorno prima un cartello con scritto a grandi lettere: In seguito ai terribili eventi accaduti durante la cerimonia dei diplomi, il signor Charmwey dichiara chiuso il liceo Esten Charmwey’ school. “E per fortuna”. Un altro anno dentro quella rozza, vecchia scuola, Sherry proprio non l’avrebbe retto.

«Ehi Sherry! Ma mi stai ascoltando? Sherry!»

“Oca, stupida oca”. Il suo starnazzare le faceva venire mal di testa. Sherry si volse sospirando, scuotendo la chioma di capelli biondi in faccia ad Amanda. «Sì che ti ascolto. Che vuoi?»

«E riecco la nostra Sherry sul pianeta Terra» Amanda la guardò come si guarda un bambino, con, in aggiunta, una lieve smorfia di stizza sulle labbra. «Ti ho chiesto» scandì bene sgranando gli occhi, «Se vuoi venire anche tu a fare shopping. Ieri ho visto un bel vestito e vorrei comprarlo. Magari trovi anche tu qualcosa di carino».

Sherry la squadrò dall’alto in basso. Con i suoi “quasi” venti centimetri in più era proprio una stanga in confronto alla piccola, smorfiosa Amanda Westlake; eppure lei dettava legge a ogni persona della città che incontrasse, sempre tenendo la testa alta e il petto in fuori per esibire il seno generoso. “Potrebbe fare la poliziotta” si disse Sherry. Il suo sguardo cadde sui propri vestiti: un paio di leggings neri e una felpa leggera di un arancione slavato. “Forse un po’ di shopping ci vorrebbe … ma non con lei”. Alzò lo sguardo su Amanda: «No, grazie. Io sto bene così».

«Ah, beh, contenta te». Amanda si girò verso Julia, che dopo aver scosso le spalle – delicatamente per non rovinare la posizione perfetta della borsetta che portava al braccio –  fece dietrofront, prese l’amica a braccetto e se ne andò senza nemmeno salutarla. “Una più oca dell’altra”, pensò Sherry voltandosi dall’altra parte per non guardare il loro assurdo sculettare. Mai cessa, mai fessa era il motto di Amanda e Julia. Sherry invece preferiva: Mai gnocca, mai oca. Molto più sensato, almeno secondo lei.

Attraversò la strada, dove ragazzi e ragazze continuava a girare e distribuire volantini al vento e ad appenderli su alberi che ormai sembravano abeti di Natale. Fece un cenno di saluto a Tyna Westlake, sorella di Amanda e tutta diversa da lei. “Una brava ragazza, sempre a fare beneficienza e cose simili”. Un tempo lei e Tyna erano amiche, prima che Amanda s’intromettesse con il suo colore viola e la sua mania dello shopping. Amanda aveva rovinato tutto.

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«Mamma, Danny, sono in casa!» Sherry si richiuse la porta alle spalle. In casa sembrava non esserci nessuno. Andò in cucina. Sotto una pentola con del cibo trovò un biglietto con scritto: mamma e Sarah a fare compere, io mi sono rotto le palle e andato da Pete a giocare con Martin.

“Pete e Martin. Che ci fa con loro? quei due sfigati!” Accartocciò il post it e lo gettò sulla pattumiera.

In camera sua, come del resto in tutta la casa, regnava il silenzio più assoluto. C’era un po’ di disordine, così si mise a sistemare. Lei, Amanda e Julia avevano passato tutta la mattina in giro. Prima al bar “l’angolino di Susy”, dove si mangiavano pasticcini alla crema e al limone  e si chiacchierava di gossip e serie tv. Ci erano state almeno un paio d’ore e Sherry aveva dovuto sorbirsi tutte le ore chiacchiere. Unico lato positivo: ora conosceva tutti i “pettegolezzi del giorno prima”. Amanda li chiamava sempre così, ed erano tutti quei pettegolezzi racimolati in un  mese e passati da orecchio a orecchio fino ad arrivare all’angolino di Susy dopo un giorno d’anticipo. Il famoso giorno d’anticipo, perché i pettegolezzi che si potevano ascoltare all’angolino di Susy erano arrivati così in fretta da far sembrare a tutti che, invece di quel mese, fossero notizie che ancora dovevano accadere. E forse era proprio così. comunque, amante del gossip o no, certe notizie era sempre utile saperle.

Era lì, all’angolino di Susy, che Sherry e le due oche aveva sentito del cartello giallo appeso fuori dal liceo Esten. Così avevano deciso di andarci, per vedere se davvero il signor Charmwey aveva deciso di chiudere per sempre, o se si trattava solo di una chiusura temporanea.

Il fatto era che, dopo l’omicidio della moglie, il preside Charmwey sembrava completamente impazzito – altra cosa che Sherry aveva appreso “dalle pettegole dell’angolo” – e ora si era messo in testa di chiudere la scuola.

Il primo pensiero di Chantel era stato: e chi se ne frega! Il secondo, però, molto più razionale, le aveva lasciato l’amaro in bocca: e adesso dove finirò il liceo? Le mancava ancora un anno per prendere il diploma. “Maledetto ultimo anno”, pensò mentre piegava una stupida maglietta rosa per riporla in un cassetto. “Magari ci faranno fare un anno di ferie. Oppure apriranno una nuova scuola”. Ma quelle ipotese erano del tutto irrilevanti e davvero poco veritiere. Era molto più facile che le toccasse passare un anno nel liceo della città vicina. “Beh, non è distante. Potrò venire qui ogni tanto”. Di certo Amanda e Julia non le sarebbero mancate. Un po’ Tyna, forse, anche se ormai non si frequentavano più.  Tra lei e Julia, invece, sarebbe rimasta l’amarezza di un’amicizia ormai finita. Mentre con Amanda non era mai iniziata, con Julia c’era stata amicizia; sì, quando Julia non era ancora una stupida oca giuliva tutta gossip, shopping e stupide serie tv in rosa e quelle assurde borsette e le scarpe col tacco. “Magari in un altro liceo troverò amiche migliori”, si disse facendo una smorfia. Eppure, già sentiva di avere nostalgia di quelle stupide oche rosa confetto che si trascinava dietro ormai da dieci anni.

«Cosa?» Sherry sgranò gli occhi. Si alzò, mollando forchetta, coltello e bicchiere, facendo cadere tutto in una sinfonia di rumori argentini e vetri rotti.

«Sì, Shantel, andrai a Rosefall». Suo padre si sporse sul tavolo, macchiando la camicia candida di broccoli e curry.

«No, no papà, non ci andrò». Non ci sarebbe andata, non così distante.

Sua madre sbuffò: «Daniel è utile che insisti, non lo vedi che non ci vuole andare?»

«E tu non darle corda allora» ribatté suo padre. Si volse verso di lei con sguardo infuriato. «Shantel, tu andrai a Rosefall. Lì c’è un buon liceo, appartamenti a buon prezzo e anche una biblioteca».

«No!» Sherry fece cadere la sedia, spostandosi di furia per andarsene da lì.

«Shantel, siediti! Non puoi comportarti così».

«Smettila di chiamarmi Shantel! Mi fa schifo quel nome».

In quel momento Sarah si mise a piangere e a battere la manina sul tavolo. «Vedi, hai fatto spaventare tua sorella».

«Non  m’importa». Lanciò uno sguardo infuriato ai genitori e corse verso le scale, fino in camera sua.

Si buttò sul letto. “Rosefall…Rosefall…” Quel nome le girava nella mente come trottola, mettendole un’assurda confusione in testa. No, non sarebbe andata a Rosefall. Aveva pensato a molti licei, tutti più vicini e sicuramente migliori. I suoi potevano permettersi scuole migliori della … come diavolo si chiamava? “No, cazzo, non voglio andarci a Rosefall”. Lì di certo non sarebbe andato nessuno, nemmeno i più sfigati della città. “Perché proprio a Rosefall?”

Il motivo lo seppe il giorno dopo, quando si presentò al piano di sotto con le valigie già fatte. Alla fine aveva dovuto desistere, e accettare che avrebbe passato un anno fuori casa in una città che non aveva neppure mai visto.

«Ci trasferiremo lì, tra un anno, quando tu avrai finito il liceo» le spiegò sua madre prima dell’arrivo del taxi.

«Trasferirci? E perché proprio a Rosefall?»

«Tuo padre dice di aver trovato un lavoro ancora migliori in quella città. È una piccola città, è vero, ma troveremo una bella casa e magari riusciremo a raggiungerti prima della fine dell’anno».

«Certo, meraviglioso…»

«Poi c’è un amico di tua padre là. Potrai andarlo a trovare se vuoi. Si chiama …»

«No, mamma, non m’importa. Guarda, è arrivato il taxi, è ora che vada». Si abbracciarono. Sherry non era contenta di andare, ma ormai aveva deciso che non c’era nulla da fare per far cambiare idea a suo padre. Seconda lui frequentare la Rosefall school, era così che si chiamava, l’avrebbe aiutata ad ambientarsi prima del trasferimento e magari a farsi qualche amica. “Bella cazzata per mandarmi fuori dalle scatole”, pensò mentre salutava Sarah con un bacio sulla guancia e scompigliava i capelli di Danny. «Fa il bravo, eh, ora sei tu che devi badare a Sarah». Daniel aveva solo un anno meno di lei, eppure le sembrava ancora un ragazzino. “Un ragazzino che gioca ai video game con quei due sfigati di Pete e Martin”.

«Okay, ma tu non tornare, va bene?»

«Sì, tranquillo».

Raggiunse il taxi. Suo padre non si era nemmeno fatto vedere. “Forse ho esagerato. In fondo, potrebbe essere una bella avventura”.

Un’avventura che, almeno, non includeva Julia Evans e Amanda Westlake.

Divisore - Le lune di Chantel

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4 pensieri su “Romanzo a puntate: Le lune di Chantel

  1. Entusiasmante e ironico, invoglia al proseguimento (fai controllino ho visto qualche errorino).
    Quel che mi gasa di più è l’aria da americanata, mi immagino ste case tipiche, il loro modo di fare, il loro modo di vivere.

    Liked by 1 persona

    1. Irene Sartori (Erin Wings)

      Grazie mille, 🙂 diciamo che è un progetto abbastanza adolescenziale ma spero ti possa davvero piacere. Ho anche aggiornata la pagina dedicata con la lista dei capitoli e relativi link, cosi è molto più semplice e chiara 🙂

      Liked by 1 persona

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